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	<title>mexico @ nomads network &#187; Important</title>
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		<title>Liberati gli ultimi arrestati del #1SMX</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Sep 2013 23:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pkt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da un articolo di Regenaracion Radio Nella mattinata del 6 settembre sono stati liberati sotto cauzione, sei degli ultimi 7 arrestati del #1SMX. Si tratta di Gustavo Ruiz Lizárraga, Julián Humberto Luna Guzmán, Gonzalo Amozorrutia Nava, Pavel Alejandro Primo Noriega, Omar Beristaín Montiel e Gabriel Carrión Soto, che hanno dovuto pagare una cauzione compresa tra &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/09/07/liberati-gli-ultimi-arrestati-del-1smx/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" alt="" src="https://sphotos-a-mia.xx.fbcdn.net/hphotos-frc3/p480x480/1170701_428505313937471_974247722_n.jpg" width="250" height="150" /></p>
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<p>Da un articolo di <a href=" http://www.regeneracionradio.org/index.php/represion/presos-politicos/item/4028-seis-de-los-siete-detenidos-el-1smx-obtendran-su-libertad" target="_blank">Regenaracion Radio</a></p>
<p>Nella mattinata del 6 settembre sono stati liberati sotto cauzione, sei degli ultimi 7 arrestati del #1SMX.</p>
<p>Si tratta di Gustavo Ruiz Lizárraga, Julián Humberto Luna Guzmán, Gonzalo Amozorrutia Nava, Pavel Alejandro Primo Noriega, Omar Beristaín Montiel e Gabriel Carrión Soto, che hanno dovuto pagare una cauzione compresa tra i 126,000 e i 135,000 pesos messicani (tra i 7200 e i 7800 euro circa).</p>
<p>Jesse Alejandro Montaño ha dovuto invece aspettare la notte del 6 per essere liberato, anche lui sotto cauzione.</p>
<p>Si è raccolta questa grossa cifra grazie alla grande solidarietà che c&#8217;è stata attorno questo nuovo episodio di repressione perpetuato dalla Polizia del Governo del Distretto Federale (Città del Messico).</p>
<p>Circa un centinaio di persone hanno aspettato la loro uscita in un ambiente festivo, gridando slogan per la loro libertà. Accolti fra baci e abbracci, ai compagni si leggeva la felicità in volto per potere essere nuovamente per strada.<br />
La liberazione di tuttx (ricordiamo che gli arresti del primo settembre sono stati 16) è stata possibile grazie alla pressione politica, le mobilitazioni e l&#8217;attività incredibile di raccolta di fondi di tuttx quellx che sono statx solidalx per la libertà di tuttx i/le detenutx del #1SMX.</p>
<p>Ricordate che adesso abbiamo molti debiti da ripagare e vi invitiamo a continuare ad appoggiare economicamente al seguente conto:</p>
<p><b>Banamex, n</b><b>u</b><b>mero: 2877071. C</b><b>hiave</b><b>: 002180700628770710, a </b><b>nome di</b><b> José de Jesús Maldonado</b></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;arresto della comandante Nestora Salgado mostra l&#8217;attacco alle polizie comunitarie di Guerrero</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Aug 2013 12:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pkt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guarda il video di Nestora durante un discorso ai cittadini di Buenavista Traduzione di un articolo de SubVersiones Non ho paura dei sicari o della delinquenza organizzata, io ho paura del governo, che il governo mi faccia sparire e se questo dovesse succedere, sarà ovviamente il governo quello che mi farà uccidere&#8230;sono loro che ci &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/08/27/larresto-della-comandante-nestora-salgado-mostra-lattacco-alle-polizie-comunitarie-di-guerrero/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=AZhRiyFa9XE&amp;feature=youtu.be" target="_blank">Guarda il video di Nestora durante un discorso ai cittadini di Buenavista</a></p>
<p>Traduzione di <a href="http://subversiones.org/archivos/11910?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+SubVersionesAAC+%28SubVersiones+AAC%29" target="_blank">un articolo de SubVersiones</a></p>
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<p align="RIGHT"><em><img class="alignleft" alt="" src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTrY5EwfxDjk4oDalW1qE6hFlKgliBMujA-qsb2NN1M_9Kn6n0PyA" width="274" height="183" />Non ho paura dei sicari o della delinquenza organizzata, io ho paura del governo, che il governo mi faccia sparire e se questo dovesse succedere, sarà </em><em>ovviamente</em><em> il governo quello che mi farà uccidere&#8230;sono loro che ci stanno attaccando</em><em>… </em><em>le autorità, l&#8217;esercito, la marina.</em></p>
<p align="RIGHT"><em>Mi sento perseguitata da parte loro e anche la nostra polizia</em><em>.</em></p>
<p align="RIGHT">Nestora Salgado</p>
<p align="JUSTIFY">26 agosto. Recentemente, in una intervista video realizzata con<a href="http://www.youtube.com/watch?v=j5HSP6ILglY&amp;feature=player_embedded#t=1" target="_blank"> Caminante TV</a>, Nestora Salgado García, coordinatrice regionale delle autorità comunitarie e comandante regionale della polizia comunitaria di Olinalá, denunciò la pressione, la persecuzione costante e le minacce di morte che hanno subito da parte delle autorità.</p>
<p align="JUSTIFY">La polizia comunitaria di Olinalá si formò all&#8217;inizio di quest&#8217;anno con l&#8217;intenzione di difendere la gente dal crimine organizzato, vista la inefficacia e disinteresse delle autorità governative ufficiali. Di seguito le parole di Nestora:<span id="more-19392"></span></p>
<blockquote><p>“Loro non avevano occhi né orecchie perché per loro non stava succedendo nulla. In quanto stanche che le autorità non intervenissero, abbiamo dovuto farlo per bisogno, paura, per la necessità di difendere la nostra gente e noi stessi. Altrimenti chi altro l&#8217;avrebbe fatto al nostro posto? Che dovevamo aspettare? Che ci uccidessero? Certo che no. Fu così che il popolo si sollevò in armi, come fu diffuso in quel momento”.</p></blockquote>
<blockquote><p>“Ogni quartiere propose i suoi poliziotti, non abbiamo imposto nessuno, tutti sono di Olinalá, […] abbiamo un gruppo operativo, uno investigativo e la gente che sta dalla nostra parte: così si è formata la Polizia Comunitaria”.</p></blockquote>
<blockquote><p>“Conformammo la Polizia Comunitaria per paura e per necessità di proteggerci”.</p></blockquote>
<p align="JUSTIFY">Olinalá si sollevò in armi il 27 ottobre 2012 per difendere la sua popolazione dai gruppi del crimine organizzato e fu solo più avanti che cominciarono ad avere la consulta e si integrarono alla <i>Coordinadora Regional de Autoridades Comunitarias</i> (CRAC): “Senza sapere che esistesse una polizia comunitaria, noi ci organizzammo come compagni e come amici”</p>
<p align="JUSTIFY">Però il lavoro della polizia comunitaria ha dato fastidio alle autorità, per il fatto di denunciare costantemente le distinte maniere con cui si favoriscono i grandi commercianti, affinché possano controllare la vendita di determinati prodotti, allo stesso modo delle alte tariffe elettriche della CFE (Commisione Federale Elettricità). Inoltre prima della nascita della polizia comunitaria, la popolazione stava denunciando inutilmente: l&#8217;impunità, la mancanza di indagini delle polizie municipali e del personale del comune, prove di estorsioni&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Appena qualche giorno prima dell&#8217;arresto di Nestora Salgado da parte di elementi della marina, il 21 agosto lei denunciò che un gruppo di militari era salito sul tetto di casa sua, mirando alla gente, a modo di intimidazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonostante il governatore Ángel Aguirre ha dichiarato in diversi spazi il rispetto al ruolo delle polizie comunitarie e soprattutto della validità della legge 701 che legittima il loro lavoro da mercoledì sono state arrestate 29 persone fra: coordinatori, autorità comunitarie e poliziotti comunitari di Guerrero.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo stesso Aguirre, lo scorso 14 novembre, nella città di Olinalá, assicurò che avrebbe appoggiato la formazione della Polizia Comunitaria, consegnando dopo qualche mese un mezzo, anche se dopo dimenticò gli altri appoggi che aveva promesso.</p>
<p align="JUSTIFY">Il governatore aveva insistito in diverse occasioni a riguardo: “quelli che escono dalla giurisdizione e quelli che portano armi che non possono essere utilizzate dai gruppi di polizia comunitaria, dovranno essere sanzionati”.</p>
<p align="JUSTIFY">Sta di fatto che gli arresti sono avvenuti nel territorio comunitario da parte dell&#8217;esercito e della marina, come una minaccia alla libera determinazione dei popoli della Montaña di Guerrero.</p>
<p align="JUSTIFY">Dopo giorni senza aver ricevuto notizie, si è saputo che Nestora Salgado era detenuta nel carcere di massima sicurezza el Rincón, di Tepic, nello stato di Nayarit; questo solo perché suo marito, che vive a Seattle, si è meso in contatto con l&#8217;ambasciata nordamericana in Messico, per informare che Nestora ha la cittadinanza statunitense.</p>
<p align="JUSTIFY">In questo modo si è saputo dove si trovava e il motivo della detenzione: l&#8217;accusa è di aver sequestrato e torturato il <i>síndico </i>Armando Patrón. La polizia comunitaria di Olinalá lo aveva arrestato un paio di settimane prima, avendolo sorpreso a portarsi via una vacca che non gli apparteneva, con il lasciapassare del ministero pubblico di Huamuxtitlán.</p>
<p align="JUSTIFY">La gente di Olinalá lo ha segnalato in più di un&#8217;occasione come la persona che copre i criminali che lavorano per il priísta Eusebio González Rodríguez, presentando varie prove al Comune senza che fossero prese in considerazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Ieri c&#8217;è stata una marcia a Olinalá, dove in centinaia reclamarono la libertà di Nestora Salgado, come anche dei poliziotti comunitari detenuti ad Ayutla e Tlatlauquitepec.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel comunicato della Polizia Comunitaria si enfatizza:</p>
<p align="JUSTIFY">“Sr. Governatore le ricordiamo che non siamo delinquenti, siamo cittadini comuni, persone che solo stanno cercando la tranquillità per la propria gente. La invitiamo ad investigare sulla modalità del corrotto e insaziabile Presidente Municipale Eusebio González Rodríguez e della sua famiglia, lì incontrerà i delinquenti e ben organizzati”.</p>
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		<title>[Audio] Intervista a familiari dei prigionieri Loxicha</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jun 2013 18:52:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 24 giugno intervistiamo Erika e Tony, due dei figli dei sette prigionieri della regione Loxicha, nello zocalo di Oaxaca dove hanno istallato un punto informativo e di denuncia. Il 7 giugno i sette di Loxicha, arrestati tra il 1996 e il 1997, sono stati trasferiti senza motivo al nuovo carcere di massima sicurezza, il &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/06/28/audio-intervista-a-familiari-dei-prigionieri-loxicha/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" alt="" src="http://codicesoaxaca.mx/wp-content/uploads/2013/06/image23.jpg" width="400" height="300" />Il 24 giugno intervistiamo Erika e Tony, due dei figli dei sette prigionieri della regione Loxicha, nello zocalo di Oaxaca dove hanno istallato un punto informativo e di denuncia. Il 7 giugno i sette di Loxicha, arrestati tra il 1996 e il 1997, sono stati trasferiti senza motivo al nuovo carcere di massima sicurezza, il Cefereso 13 di Miahuatlan e, dopo tante difficoltà per poterli visitare, sono stati nuovamente trasferiti il 21 giugno nel Cefereso 6 dello stato di Tabasco, ancora più lontano dai loro familiari.</p>
<p><a href="http://www.arkiwi.org/path64/UGlyYXRhL01leGljby9PYXhhY2EvTG94aWNoYQ/htmlhttp://" target="_blank">Ascolta, Scarica, Diffondi gli Audio</a></p>
<p><a href="http://lavozdelosxiches.blogspot.mx/" target="_blank">Maggiori Info sul Blog </a></p>
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		<title>Occupato podere &#8220;Alemania&#8221; nel sud di Oaxaca</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 13:57:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riceviamo dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle di OIDHO e CODEDI, dalla Sierra Sur dello Stato di Oaxaca. AL POPOLO MESSICANO AL POPOLO DI OAXACA ALLE ORGANIZZAZIONI SOCIALI AI MEZZI DI COMUNICAZIONE NAZIONALI E INTERNAZIONALI  Noi lavoratori e lavoratrici agricoli del centro di lavoro chiamato &#8220;Finca Cafetal Alemania&#8221;, Municipio di Santa Maria Huatulco, distretto &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/04/20/occupato-podere-alemania-nel-sud-di-oaxaca/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle di OIDHO e CODEDI, dalla Sierra Sur dello Stato di Oaxaca.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://radiozapatista.org/wp-content/uploads/2013/04/Finca-Alemania-2.jpg" width="590" height="330" />AL POPOLO MESSICANO<br />
AL POPOLO DI OAXACA<br />
ALLE ORGANIZZAZIONI SOCIALI<br />
AI MEZZI DI COMUNICAZIONE NAZIONALI E INTERNAZIONALI</p>
<p> Noi lavoratori e lavoratrici agricoli del centro di lavoro chiamato &#8220;Finca Cafetal Alemania&#8221;, Municipio di Santa Maria Huatulco, distretto di Pochutla, Oaxaca, annunciamo che, oggi 19 aprile 2013, abbiamo deciso di riaffermare il nostro possesso sul podere coltivato a caffé &#8220;Alemania&#8221;, dato che la maggior parte di noi sono nati e cresciuti in questo posto e insieme ad altri lavoratori/trici abbiamo lavorato per tutta la nostra vita nel suddetto luogo senza aver ricevuto un&#8217;adeguata remunerazione e senza i diritti che legalmente ci sarebbero spettati. Abbiamo visto che diverse persone e gruppi estranei al podere ne hanno saccheggiato le ricchezze naturali, tagliando gli alberi di legno pregiato per venderli nel centro turistico di Huatulco. Abbiamo sollevato il problema alla &#8220;giunta di conciliazione e arbitraggio&#8221; con il fine che ci vengano pagate tutte le prestazioni svolte e sollecitiamo il governo dello stato affinché faccia rispettare i nostri leggittimi diritti con il fine di risolvere il presente conflitto di lavoro.<span id="more-17182"></span></p>
<p>Sollecitiamo l&#8217; appoggio delle comunitá e delle organizzazioni fraterne della regione e inoltre le organizzazione che lottano per la difesa dei diritti dei paesi poveri. Lanciamo un appello affinchè si uniscano alla nostra petizione e vigilino sugli sviluppi di questa occupazione di terra e su qualsiasi provocazione violenta che potremmo subire. Questa è un&#8217; occupazione pacifica e siamo disposti a seguire il cammino del dialogo e della concertazione affinchè vengano riconosciuti i nostri diritti.</p>
<p style="text-align: right;"> <em>Podere San José Alemania, 19 aprile 2013,<br />
I lavoratori e le lavoratrici del Podere e le loro famiglie.</em></p>
<h1>AVVISO URGENTE &#8211; AGGIORNAMENTO!</h1>
<p style="text-align: center;">AL POPOLO MESSICANO<br />
AL POPOLO DI OAXACA<br />
ALLE COMUNITÁ INDIGENE<br />
ALLE ORGANIZZAZIONI SOCIALI<br />
AI MEZZI DI COMUNICAZIONE NAZIONALI E INTERNAZIONALI</p>
<p><strong>L&#8217; ESERCITO MESSICANO E REPARTI DI POLIZIA PATTUGLIANO LE IMMEDIATE VICINANZE DEL PODERE ALEMANIA OCCUPATO DAI LAVORATORI E DALLE LAVORATRICI</strong></p>
<p>CODEDI E OIDHO APPOGGIANO I LAVORATORI E LE LAVORATRICI</p>
<p>Da ieri, 19 aprile 2013, verso l&#8217;una di pomeriggio, si sono notati frequenti pattugliamenti da parte di unità dell&#8217; esercito messicano e di reparti di polizia nelle immediate vicinanze del podere coltivato a caffè &#8220;Alemania&#8221;, municipio di Santa Maria Huatulco, distretto di Pochutla, Oaxaca, Messico.</p>
<p>Come è stato comunicato, da ieri mattina questo podere è stato occupato pacificamente dai lavoratori e dalle lavoratrici che hanno sollevato rivendicazioni lavorative contro i padroni del podere.</p>
<p>Parallelamente agli atti intimidatori da parte dei corpi repressori dello stato, si sono subite minacce da uno dei padroni del podere, il quale si è presentato davanti ai manifestandi dicendo che li avrebbe denunciati tutti.</p>
<p>In precedenza, le lavoratrici e i lavoratori del podere hanno chiesto l&#8217;appoggio alle organizzazioni CODEDI (Comitato di Difesa dei Diritti Indigeni)e OIDHIO (Organizzazione Indigina per i Diritti Umani di Oaxaca) per evitare qualsiasi atto che possa violare i loro diritti umani durante le azioni di protesta. Per tanto, come organizzazioni CODEDI e OIDHO, rendiamo pubblico che le lavoratrici e i lavoratori del podere &#8220;Alemania&#8221; hanno tutto il nostro appoggio e il supporto delle nostre comunità.</p>
<p>Per questo, lanciamo un appello alle comunità indigene, alle organizzazioni sociali, alla società civile in generale, affinché solidarizzino con quest&#8217;occupazione pacifica del podere che per anni ha sfruttato al massimo donne e uomini, e persino i bambini, per la maggior parte di lingua e cultura zapoteca, che hanno lavorato e vissuto in quel terreno e ora vengono trattati come merce umana &#8220;usa e getta&#8221; i cui diritti si possono violare con la totale impunità. In nessun modo possiamo permettere che continuino ad accadere queste cose nelle nostre comunità.</p>
<h3>PER LA DIFESA DEI NOSTRI DIRITTI!</h3>
<h3>PER LA DIFESA DELLA NOSTRA TERRA E DEI NOSTRI TERRITORI!</h3>
<h3> NON UN PASSO INDIETRO!</h3>
<p><em>Finca Cafetal Alemania, Santa María Huatulco, Oaxaca, a 20 de abril de 2013</em></p>
<p><em>CODEDI (COMITÉ DE DEFENSA DE LOS DERECHOS INDÍGENAS)</em></p>
<p><em>OIDHO (ORGANIZACIONES INDIAS POR LOS DERECHOS HUMANOS EN OAXACA)</em></p>
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		<title>Anniversario de las Abejas</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2012 20:06:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal sito Enlace Zapatista Comunicato de las Abejas per il suo 20° anniversario come organizzazione civile. Organización de la Sociedad Civil “Las Abejas” Tierra Sagrada de los Mártires de Acteal Acteal, Ch’enalvo’, Chiapas, México. 10 dicembre 2012. Alla Opinione Pubblica Ai mezzi di Comunicazione Statali, Nazionali e Internazionali Ai mezzi di comunicazione alternativi Alla Sesta &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/12/13/anniversario-de-las-abejas/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito <a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2012/12/10/comunicado-de-las-abejas-en-su-20-aniversario-como-organizacion-civil-10-de-diciembre/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+EnlaceZapatista+%28Enlace+Zapatista%29">Enlace Zapatista</a></p>
<h2>Comunicato de <em>las Abejas</em> per il suo 20° anniversario come organizzazione civile.</h2>
<p>Organización de la Sociedad Civil “Las Abejas”<br />
Tierra Sagrada de los Mártires de Acteal<br />
Acteal, Ch’enalvo’, Chiapas, México.</p>
<p align="right"><strong>10 dicembre 2012</strong>.</p>
<p><img class="alignright" title="masacre acteal" src="http://galeon.hispavista.com/bacteriapkhc/img/Acteal.gif" alt="" width="253" height="279" />Alla Opinione Pubblica<br />
Ai mezzi di Comunicazione Statali, Nazionali e Internazionali<br />
Ai mezzi di comunicazione alternativi<br />
Alla Sesta Internazionale<br />
Agli aderente de La Otra campaña<br />
Alle organizzazioni indipendenti<br />
Ai difensori dei diritti umani non-Governamentali</p>
<p>Fratelli e sorelle:<br />
In questo stesso giorni, ma 20 anni fa, nasceva la nostra Organizzazione Las Abejas. È anche lo stesso giorno della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Partendo da  questi avvenimenti storici, veniamo a darvi la nostra parola&#8230;</p>
<p>Il 10 dicembre 1992, 5 nostri compagni della comunità di Tzajalch’en; furono incarcerati ingiustamente dal governo municipale in complicità col governo dello stato del Chiapas, per un omicidio che non avevano commesso; il loro unico delitto era quello di criticare il governo, organizzare la gente oppressa, difendere la vita, la giustizia e i diritti umani. Allora, come adesso, non si rispettavano i diritti umani. La violenza e la violazione dei diritti umani era il pane quotidiano ed ancora peggio era il trattamento riservato ai popoli originari.<span id="more-15592"></span></p>
<p>Quando ci rendemmo conto della violenza, dell’ingiustizia, dell’espropriazione delle nostre terre, del territorio, delle risorse naturali, oltre alla violazione dei diritti umani verso la nostra gente, ci organizzammo, unimmo le forze e i cuori, creando il movimento sociale “Las Abejas”. Dall’inizio decidemmo che sarebbe stata una organizzazione pacifista, con la missione di difendere e proteggere la vita, costruire una vera giustizia perché ci sia pace. Ed anche per esigere dal governo messicano che rispetti le leggi nazionali, i trattati e gli accordi internazionali sottoscritti in termini di diritti umani e soprattutto il rispetto dei popoli originari del Messico.</p>
<p>Oggi, dopo 20 anni di lotta e camminare de Las Abejas, chiediamo al governo messicano: Com’è la situazione attuale rispetto i diritti umani in Messico, rispetto 20 anni fa? Noi vediamo che la situazione 20 anni fa era differente, vale a dire che i diritti umani si violavano in maniera diversa ma oggigiorno ciò accade in modo peggiore e con maggiore cinismo.</p>
<p>20 anni fa noi de Las Abejas credevamo nella democrazia istituzionale (speravamo che governi e partiti ci ascoltassero e rispettassero in quanto popoli originari ). Senza dubbio fu una illusione. Ma da questi inganni e menzogne apprendemmo molte cose ed è anche grazie a questo che adesso siamo quello che siamo. Ora non crediamo più a nessun partito politico, né ad un governo imposto dall’alto. Uomini e donne de Las Abejas, hanno forgiato idee e cuori più grandi. La nostra lotta e la costruzione della nostra autonomia sono cresciute e continuano a crescere. A distanza di 20 anni de  Las Abejas, non chiediamo nulla al malgoverno sul come vogliamo vivere, lottare, salvaguardare la nostra madre terra, il territorio e le risorse naturali.</p>
<p>Dopo 20 anni de Las Abejas vediamo che in Chiapas e in Messico non esistono le condizioni di vita, non c’è uno stato di diritto. Compagni e compagne siamo tutt@ guardiani della memoria e teniamo presente che il nostro Messico attuale sanguina e che i responsabili di guerre e crimini, vivono nell’impunità, sotto la salvaguardia dello stesso Stato. Da qualche giorno è andato via Felipe Calderón, colui che lascia più di 90mila morti e più di 10mila <em>desaparecidos</em> grazie alla sua “guerra contro il crimine organizzato” e questo signore sarà ricordato per i crimini e il saccheggio del nostro paese dai figli e figlie del Messico affinché sia giudicato per tutte le sue responsabilità. E adesso, che ci aspettiamo da Enrique Peña Nieto l’attuale presidente imposto da Televisa, TV Azteca ed altre corporazioni neoliberali? Questo signore, che non è altro che un burattino, cosa può offrire al popolo messicano, quando sappiamo bene che non sa fare altro che reprimere, arrestare a membri di movimenti e organizzazioni sociali? Diciamo a Peña Nieto e il suo gabinetto che il popolo ha memoria e che Acteal non dimenticherà mai quello che è successo 15anni fa, in questo stesso mese, per cui la sua squadra di governo ha molte responsabilità…</p>
<p>Il popolo messicano è testimone di quello che diciamo: appena Peña Nieto prendeva il suo posto  quello che ha fatto (come è abitudine dei malgoverni) “per garantire la pace e la stabilità sociale”, è stato intervenire con la forza pubblica reprimendo manifestanti che gridavano: “democrazia”, “giustizia”, etc. Con questa violenza sistematica minaccia il diritto di protestare e proibisce la libera espressione. Inoltre quello che è successo il primo dicembre è un chiaro avvertimento al popolo messicano e alle organizzazioni anti-sistemiche, che nessuno durante il suo governo può protestare, che non ci si può opporre alla sua imposizione e che bisogna sottomettersi alla sua volontà.</p>
<p>Da questi governi non c’è nulla da aspettarsi e per questo per noi, come dicono i nostri fratelli e sorelle zapatiste, sono “malgoverni”. In loro non esiste dignità, volontà e tantomeno rispetto.</p>
<p><img class="alignleft" title="columna infamia acteal" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e8/ActealColumnofInfamy.jpg" alt="" width="299" height="448" />Quello che facciamo e costruiamo molesta il malgoverno, non gli sta bene e si arrabbia e quando si arrabbia manda i suoi messaggeri ad offrirci soldi, coperte usate, casette, etc. con l’obbiettivo di farci smettere di chiedere giustizia per il massacro di Acteal. Il malgoverno in turno vuole cancellarlo dalla nostra memoria per la vergogna di un crimine di stato che massacrò donne incinte e bambini pacifici e innocenti. Nel 2008 provò a creare divisioni nella nostra organizzazione comprando la coscienza di qualche compagno ma nonostante ciò abbiamo prevalso. Ed oggi, a qualche giorno dall’anniversario del massacro, denunciamo tenacemente che lo scorso 6 dicembre un paramilitare che si fa passare per sopravvissuto del massacro di Acteal di nome Juan Oyalté Paciencia (che dovrebbe essere in prigione per la sua partecipazione nei fatti precedenti al massacro, ma che con la complicità delle autorità giudiziarie nella guerra controinsurgente, non si rese esecutivo il mandato d’arresto contro di lui), assieme ad un funzionario statale, portarono materiale edile scaricandone una parte ai piedi della colonna dell’infamia della Terra Sacra di Acteal. Immediatamente circa 30 persone tra bimbi, donne e uomini posarono di fronte la colonna per farsi scattare foto; sono quasi tutti priisti, paramilitari delle comunità di Tzajalukum, Quextik ed Acteal Alto che si fanno passare per sopravvissuti del massacro di Acteal senza esserlo.</p>
<p>Questo fatto ci indegna ed è una burla al sangue dei nostri fratelli massacrati. Inoltre ci rattrista vedere che i nostri stessi fratelli e sorelle si lascino manipolare dal malgoverno, come fecero i paramilitari nel 1997 nel massacro di Acteal.</p>
<p>A 20 anni dalla nascita de Las Abejas ed a 15 anni dal massacro, il malgoverno cerca di fermare la nostra commemorazione e la nostra lotta ed è per questo che gli urge farsi fotografare ad Acteal, per far credere che il governo sta al fianco dei superstiti. Però questo non potrà ottenerlo mai.</p>
<p>Sappiamo che il malgoverno continuerà con la sua politica di terrore, controinsurgenza, repressione…e dobbiamo essere preparati e uniti come movimenti e organizzazioni sociali e per questo vi ricordiamo che questo 20, 21 e 22 di dicembre abbiamo un appuntamento ad Acteal: invitiamo lottatori sociali, difensori dei diritti umani, autorità comunitarie, collettivi indipendenti, rappresentanti dei popoli originari, studenti, maestri e società civile organizzata, a partecipare all’incontro “Frente a la Guerra de Desgaste Integral a compartir los procesos organizativos de lucha por la defensa de la vida, de la Tierra y Territorio”.</p>
<p>Prima di concludere ci solidarizziamo coi compagni e le compagne repressi e incarcerati nella Città del Messico e a Guadalajara per protestare contro l’imposizione di Enrique Peña Nieto, ed esigiamo la loro libertà immediata e incondizionata per tutti e tutte.</p>
<p>Questa è la nostra parola (e ce ne sarà ancora nel comunicato per il XV anniversario di Acteal):<br />
Viva i 20 anni di lotta de Las Abejas e la sua costruzione dell’autonomia!<br />
Viva i popoli autonomi!<br />
Viva la resistenza civile e pacifica!</p>
<p>ATTENTAMENTE.<br />
La Voz de la Organización Sociedad Civil “Las Abejas”</p>
<p style="text-align: right;"> Traduzione: LaPIRATA</p>
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		<title>Scontri nelle normali di Tripetío, Cherán e Arteaga</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2012 14:58:04 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: http://comitatocarlosfonseca.noblogs.org/post/2012/10/17/piu-di-200-studenti-arrestati-dopo-duri-scontri-con-la-polizia-nel-michoacan/</p>
<p><a href="http://fotos.eluniversal.com.mx/web_img/fotogaleria/enfrentamiento_normalistas_policias.jpg"><img class="alignleft" src="http://fotos.eluniversal.com.mx/web_img/fotogaleria/enfrentamiento_normalistas_policias.jpg" alt="" width="374" height="265" /></a>A Tiripetío lo sgombero è avvenuto alle ore quattro e la polizia ha tardato quasi un’ora e mezza a controllare la situazione. Hanno lanciato gas lacrimogeni e si sono aperti la strada con i calci dei fucili. I normalisti hanno lanciato pietre e bombe molotov. Quasi tutti i giovani, tra cui tre donne, hanno riportato colpi sul viso e sul corpo.</p>
<p>Dopo le ore tre, quando i normalisti avevano dichiarato che era stato interrotto il dialogo, loro stessi hanno incendiato l’autobus numero 7809 della linea Parihkuni. Alle ore quattro hanno dato fuoco ad un furgone che si trovava vicino all’entrata principale della scuola. Pochi minuti dopo sono arrivati centinaia di uomini in divisa.</p>
<p>Quando hanno portato fuori i ragazzi dal campo di calcio vicino all’entrata principale, era evidente il pestaggio che avevano fatto. Li hanno gettati al suolo bocca in giù e le mani dietro. Decine di uomini in divisa si riprendevano dai gas lacrimogeni, che con il cambiamento del vento erano tornati indietro. Decine di pattuglie, ambulanze, pompieri e unità di soccorso si trovavano alla periferia del paese, situato a 20 chilometri da Morelia.<span id="more-15012"></span></p>
<p>A Cherán, secondo il rapporto ufficiale, sono stati arrestati 60 normalisti e recuperati 35 veicoli. Si parla di vari abitanti e poliziotti feriti. Appena alcune ore fa la gente di questo paese purépecha aveva bloccato due autobus di fuori e due camion di grande carico. C’è tensione perché i padri di famiglia sono contrari a come si sono comportati gli uomini in divisa. Di ciò che è avvenuto ad Arteaga si sa poco, è trapelato solo che gli alunni hanno abbandonato la scuola prima della presenza degli elicotteri.</p>
<p>Intanto, l’ex dirigente statale del Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione (CNTE), Jorge Cázares Torres, ha convocato i suoi compagni maestri per fare uno sciopero a tempo indefinito per richiedere l’assistenza medica per i giovani colpiti, la riapparizione di alcuni scomparsi e la liberazione dei 180 arrestati.</p>
<p><em>16/10/2012 </em></p>
<p><em>La Jornada</em></p>
<p><em>tratto da La Haine</em></p>
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		<title>Più di 200 studenti arrestati dopo duri scontri con la polizia nel Michoacán</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2012 14:54:34 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Font: http://comitatocarlosfonseca.noblogs.org/post/2012/10/17/piu-di-200-studenti-arrestati-dopo-duri-scontri-con-la-polizia-nel-michoacan/</p>
<p><em><img class="alignleft" title="Scontri Michoacan" src="http://eleconomista.com.mx/files/imagecache/nota_completa/michoacan-1.jpg" alt="" width="452" height="300" />All’alba dopo più di tre ore di scontri e più per mancanza di armamentario che per altri fattori, i normalisti hanno finito con il fuggire verso la montagna.</em></p>
<p>Normalisti di Cherán hanno occupato i caselli dell’autostrada per reclamare la libertà degli arrestati. I media riferiscono che una colonna si dirige verso la Normale di Tripetío per riprendere la scuola.</p>
<p><strong>Cronaca degli scontri</strong></p>
<p>Una autentica battaglia è stata quella che hanno sollevato all’alba di lunedì scorso gli agguerriti normalisti della Scuola Normale Rurale “Vasco de Quiroga” di Tiripetío, Distretto di Morelia, contro gli organizzati granatieri della Segreteria per la Sicurezza Pubblica (SSP) che a momenti non sapevano come affrontare la situazione e a momenti si sono visti superati dalle azioni dei giovani.</p>
<p>Gas lacrimogeni, bastonate, pietre e manganelli, razzi e petardi volavano nei cieli della Normale. Per le denuncie delle linee danneggiate, dopo il dispiegamento dell’operazione repressiva, alle 3.00 a.m. sono cominciate le azioni per cercare di recuperare gli autobus bloccati da quasi due settimane.<span id="more-14972"></span></p>
<p>I cosiddetti “tiris” hanno cercato di opporre resistenza fino a quando hanno avuto le munizioni. I granatieri poco a poco li hanno fatti ripiegare, più con forza e volontà che con una strategia definita.</p>
<p>“Dai caproni! Non gli far fare foto. Non siate finocchi!”. Gridava con un tono di frustrazione uno dei comandanti della polizia alla testa dell’operazione, vedendo che i suoi agenti non potevano avanzare più di tanto.</p>
<p>Alcuni sono stati catturati, ma il grosso del gruppo normalista si trincerava. All’improvviso, l’incursione. I pompieri, che inutilmente cercavano di combattere il fuoco nella fila di autobus bruciati, sono dovuti uscire fuggendo di fronte all’impeto degli studenti. I granatieri, più per orgoglio e amor proprio, si sono riuniti in blocco per far cessare l’assalto che avveniva dietro la scuola.</p>
<p>Continuavano a piovere razzi e petardi, fino a quando hanno raggiunto due granatieri, uno dei quali ferito in modo grave, con bruciature sul viso e sul  torace. Nè i granatieri, per trasportarlo in ambulanza, riuscivano a coordinarsi con i paramedici. Circa tre ore e mezzo è durato lo scontro.</p>
<p>Più per mancanza di armamentario che per altri fattori, i normalisti hanno finito con il fuggire verso la montagna. È incominciata un’altra incursione, ma ora al contrario, granatieri che cercavano di prendere normalisti, che hanno lasciato come testimonianza della loro resistenza almeno 10 autobus incendiati e al momento due membri della repressione riportati come feriti.</p>
<p><em>Proyecto Ambulante</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il caso del compagno Rosario Diaz Mendez</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Oct 2012 10:37:01 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="RosarioDiazMendez" src="http://www.autistici.org/nodosolidale/uploads/news/rosario_1.jpg" alt="" width="200" height="300" /></p>
<p>Rosario, membro dell’organizzazione “La voz del Amate”, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, è stato catturato il 23 di Agosto del 2005 dalla polizia nel municipio di Huitiupán, con l&#8217;accusa di secuestro di persona. In stato di dentenzione fu picchiato e torturato, gli fu posta una busta di plastica in testa per asfissiarlo e obbligarlo a firmare la sua confessione. In quei giorni la famiglia non ebbe sue notizie. Attualmente si trova nel CERSS N°5 di San Cristóbal de las Casas.</p>
<p><strong>DATI PERSONALI:</strong></p>
<p><strong>Nome:</strong> Rosario Díaz Méndez<br />
<strong>Data di nascita:</strong> 15 Maggio 1965<br />
<strong>Luogo di nascita:</strong> Colonia El Azufre, Municipio di Huitiupan<br />
<strong>Stato Civile:</strong> Sposato<br />
<strong>Lingua:</strong> Tzozil<br />
<strong>Dipendenti economici:</strong> sua moglie e cinque figli<br />
<strong>Organizzazione: </strong>Voz del Amate, aderente alla Sesta dichiarazione della Selva Lacandona<br />
<strong>Occupazione:</strong> agricoltore<br />
<strong>N° di pratica:</strong> 323/2005 e 047/2006<span id="more-14932"></span></p>
<p><strong>DETENZIONE</strong>: Quando lo arrestarono la polizia municipale non si identificò e non mostrò nessun ordine di arresto, e nemmeno gli comunicarono il motivo della detenzione, lo portarono all&#8217;Ufficio fiscale di Huitiupán e da lì alla procura di Tuxtla Gutierrez. Durante la sua detenzione fu torturato con tentativi di asfissamento, mettendogli una busta di plastica in testa e versandogli acqua gassata con peperoncino nel viso, nel tentativo di estorcergli una confessione. Dopo tutto questo fu trasportato alla struttura Quinta Pitiquitos di Chapa de Corzo dove lo lasciarono senza contatti fino al giorno 25, nel frattempo la sua famiglia tentava di conoscere il suo destino. Un mese dopo lo mandarono al CERSS N°14 EL Amate, Cintalapa.</p>
<p><strong>CONFESSIONE</strong>: Rosario firmó la sua confessione nella Procura di Tuxtla Gutierrez. Fu la polizia giudiziaria ad occuparsi di tutto. Durante la confessione a Rosario non fu permesso un avvocato difensore ne un traduttore che comprendesse la lingua e le tradizioni tzozil, non gli lessero la sua confessione e fu obbligato a firmarla. Lo accusano di <em>sequestro e omicidio</em>.</p>
<p><strong>PROCESSO</strong>: Rosario fu condannato a <em>45 anni di reclusione</em>, in appello la sentenza è stata confermata.<br />
Dopo lo sciopero della fame dell&#8217;autunno del 2011, il Governo ha accettato riaprire il processo, cui revisione è adesso in corso.</p>
<p><strong>CONDIZIONI DI RECLUSIONE: </strong>Rosario è stato trasferito daal CERSS N° 14 al CERSS N°5 di San Cristobal, soffre di tosse cronica e epilessia, patologie che si manifestarono in seguito alla sua detenzione e per la quale non riceve l&#8217;attenzione medica adeguata; inoltre, i pasti in carcere sono di pessima qualità.</p>
<p>Rosario riceve le visite dei suoi familiari di tanto in tanto a causa delle difficoltà economiche, alla quale riescono a sopperire in parte con gli introiti dell’artigianato alla quale lui stesso di dedica in carcere insieme agli altri compagni, prigionieri politici, della “Voz del Amate” e “Solidarios de la Voz del Amate”.</p>
<p>Da quando è in carcere, Rosario, ha partecipato a diversi scioperi della fame, uno dei quali di ben 39 giorni, come forma di denuncia per le ingiustizie patite da lui stesso e dai suoi compagni.</p>
<hr />
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		<title>L’ignobile situazione dei prigionieri di coscienza come Alberto Patishtan.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Oct 2012 10:09:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; FONTE: La Jornada Domenica 7 ottobre 2012-10-09 &#160; Domani sarà operato alla testa per un turmore. Nell’attesa della sua operazione, Alberto Patishtàn rimane ammanettato ad un letto dell’Istituto Nazionale di Neurologia, nella città del Messico. San Cristóbal de las Casas, Chiapas, 6 Ottobre. I prigionieri dell’Altra Campagna nel penale n.5 di questo municipio, denunciarono &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/10/11/lignobile-situazione-dei-prigionieri-di-coscienza-come-alberto-patishtan/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<header>FONTE: La Jornada Domenica 7 ottobre 2012-10-09</header>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p><strong><a href="http://nomads.indivia.net/blog/2012/10/09/lignobile-situazione-dei-prigionieri-di-coscienza-come-alberto-patishtan/patishtanamm/" rel="attachment wp-att-13742"><img title="patishtanamm" src="http://nomads.indivia.net/wp-content/uploads/patishtanamm-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></strong><em></em></p>
<p><em>Domani sarà operato alla testa per un turmore.</em> Nell’attesa della sua operazione, Alberto Patishtàn rimane ammanettato ad un letto dell’Istituto Nazionale di Neurologia, nella città del Messico.</p>
<p><strong>San Cristóbal de las Casas, Chiapas, 6 Ottobre.</strong></p>
<p>I prigionieri dell’Altra Campagna nel penale n.5 di questo municipio, denunciarono telefonicamente  che il loro compagno Alberto Patishtán Gómez si trova ammanettato ad un letto dell’Istituto di Neurologia Manuel Velasco Suárez, a Città del Messico.</p>
<p>“Ha bisogno di riposo, subirà un’operazione alla testa  il lunedì, non possono tenerlo legato di giorno e di notte”, spiegò Pedro López Jiménez, portavoce dei prigionieri <em>Solidarios de la voz del amate</em>. “Ciò che stanno facendo è una tortura psicologica, violando così i suoi diritti”. I reclusi fanno responsabile di ciò il comandante Nefer del Gruppo Lobo (specializzato nel trasferimento dei detenuti), che fu confermata anche dai familiari del professore.<span id="more-14862"></span></p>
<p>Dal Distretto Federale, sua figlia Gabriela Patishtán affermò che il summenzionato Nefer “ ci ha proibito le visite che abbiamo per diritto, in quanto familiari ed amici, e adesso si trova ammanettato per 24 ore al giorno, ciò ci sembra ignobile, in quanto dovrebbe stare in buone condizioni per prepararsi all’operazione di lunedì, però purtroppo con questa mancanza di rispetto fa in modo che non possa godere del riposo che anche i medici gli hanno consigliato.”</p>
<p>Questo lunedì sarà operato chirurgicamente per un tumore ipofisario  che gli ha danneggiato seriamente la vista e si calcola che abbia una lunghezza di 4 cm di diametro. Per molto tempo, includendo un ricovero di sei mesi nell’ ospedale Vida Mejor di Tuxtla Gutiérrez, la sofferenza di questo riconosciuto prigioniero di origine tzotil, è stata malintesa o inascoltata dalle autorità carcerarie e dal personale medico.</p>
<p>La richiesta della sua liberazione si è estesa, e adesso la corte suprema di giustizia della nazione si accinge a rivedere la sentenza che condanna il professore a 60 anni per crimini che non ha commesso.</p>
<p>Dal penale di San Cristóbal, López Jiménez sostiene che “la negligenza dei medici è abituale, ritardano tutti le analisi, ma sappiamo che hanno la responsabilità di darci un’attenzione adeguata” (le autorità penitenziarie). Egli stesso soffre di fortissimi dolori alla testa da più di un anno, gli somministrano solo analgesici senza nessun procedimento diagnostico. “ Sto sollecitando una visita adeguata”, afferma.</p>
<p>I detenuti dell’ Altra Campagna si proclamano incarcerati ingiustamente, ugualmente  Patishtán, e sono in presidio permanente all’interno del carcere.</p>
<p>Tra di loro c’è Francisco Santiz López, base d’appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Rimane in carcere a San Cristóbal per motivi politici, in quanto tutti i capi di accusa per cui è stato condannato si sono rivelati falsi. Tzeltal de Tenejapa, Santiz López insieme a Patishtán, è il prigioniero politico più emblematico dello stato del Chiapas. La richiesta della sua liberazione a livello internazionale dura da mesi e va crescendo.</p>
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		<title>[Mex.] Diagnosticato un tumore cerebrale al prigioniero politico Alberto Patishtán</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Sep 2012 08:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pkt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LETTERA DI ALBERTO CHE ANNUNCIA CHE GLI HANNO DIAGNOSTICATO UN TUMORE Alla opinione pubblica Ai mezzi di comunicazione nazionali e internazionali Ai mezzi d&#8217;informazione alternativi Alla Sesta Internazionale Alle organizzazioni indipendenti Ai difensori dei diritti umani Alberto Patishtan Gómez prigioniero politico de La Voz del Amate, aderente alla Otra Campaña dell&#8217;EZLN, recluso nel carcere n°5 &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/09/29/mex-diagnosticato-un-tumore-cerebrale-al-prigioniero-politico-alberto-patishtan/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>LETTERA DI ALBERTO CHE ANNUNCIA CHE GLI HANNO DIAGNOSTICATO UN TUMORE</h3>
<p>Alla opinione pubblica<img class="alignright" title="alberto patishstan" src="http://www.pozol.org/wp-content/uploads/2012/09/prof-patisht%C3%A1n.jpg" alt="" width="148" height="223" /><br />
Ai mezzi di comunicazione nazionali e internazionali<br />
Ai mezzi d&#8217;informazione alternativi<br />
Alla Sesta Internazionale<br />
Alle organizzazioni indipendenti<br />
Ai difensori dei diritti umani</p>
<p>Alberto Patishtan Gómez prigioniero politico de La Voz del Amate, aderente alla Otra Campaña dell&#8217;EZLN, recluso nel carcere n°5 di San Cristobal de las Casas, Chiapas.</p>
<p>Dopo dodici anni di ingiusta incarcerazione da parte del malsistema di giustizia,<br />
che solo mi ha portato disgrazie nella vita mia e di quella dei miei compagni, come la perdita dei vincoli familiari, delle nostre case e il sorgimento di malattie croniche prese in carcere.<br />
Così come nel mio caso: fui ricoverato nella città di Tuxtla Gutierrez il mese di marzo del 2010 e i dottori mi diagnosticarono un glaucoma, per cui mi dettero sei mesi di ricovero e delle medicine da prendere per tutta la vita.<span id="more-14802"></span></p>
<p>Poi l&#8217;11 di maggio del 2011 mi fecero una TAC ma l&#8217;assistente sociale non mi consegnò mai i risultati; posteriormente fui trasferito al carcere di Guasave, Sinaloa, dove gli specialisti mi dissero che non si trattava di un glaucoma e mi diedero da fare un trattamento per un&#8217;altra malattia di tipo carnosa. Da lì mi trasferirono di nuovo in Chiapas, al Carcere n°5 di San Cristobal, ed oggi mi han fatto altri controlli approfonditi e gli specialisti mi hanno diagnosticato un tumore al cervello, già molto avanzato. È per questo che oggi denuncio pubblicamente gli abusi e le violazioni dei diritti umani, attuati dai dottori che hanno giocato con la mia vita, che mi hanno visitato non rispettando l&#8217;etica professionale tanto da subire da loro mancanza d&#8217;attenzione, negligenza e ritardi.</p>
<p>Per questo invito tutto il popolo chiapaneco a denunciare qualsiasi abuso legato alla situazione della propria salute o il fatto che sono ignorati da parte dei medici, affinchè questi pessimi servitori pubblici siano sanzionati conformemente alla legge. Inoltre faccio una chiamata al governo allo scopo di trovarmi specialisti per il mio caso e che mi diano un trattamento adeguato ed urgente.</p>
<p>D&#8217;altra parte continuo a esigere la nostra libertà immediata ed incondizionata per questi ingiuste incarcerazioni.</p>
<p>Infine invito tutta la società ed il mondo a essere vigile per questa situazione.</p>
<p>CORDIALMENTE<br />
&#8220;La Voz del Amate&#8221;<br />
<em>Alberto Pathistan Gómez</em></p>
<p>Carcere n°5 de San Cristobal de las casas Chiapas,<br />
25 settembre del 2012.</p>
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