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	<title>mexico @ nomads network &#187; Voz del Amate</title>
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		<title>Il 12 settembre si avvicina</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Sep 2013 21:55:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giovedi prossimo, 12 settembre 2013, i giudici Freddy Gabril Celis Fuentes, Manuel de Jésus Suarez Rosales ed Eduardo Arturo Garduño Zenteno dicideranno il destino di Alberto Patishtan Firmate per la sua libertá www.alzatuvoz.org/patishtan Qui un articolo sul suo caso]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" alt="" src="http://radiozapatista.org/wp-content/uploads/2013/03/Patishtan-Gran-OM.jpg" width="193" height="290" />Giovedi prossimo, 12 settembre 2013, i giudici Freddy Gabril Celis Fuentes, Manuel de Jésus Suarez Rosales ed Eduardo Arturo Garduño Zenteno dicideranno il destino di Alberto Patishtan</p>
<p>Firmate per la sua libertá</p>
<p><a href="http://www.alzatuvoz.org/patishtan" target="_blank">www.alzatuvoz.org/patishtan</a></p>
<p><a href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/05/09/messico-il-caso-del-professore-alberto-patistan/" target="_blank">Qui un articolo sul suo caso</a></p>
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		<title>[Audio] Iniziativa per Patishtan Df</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 21:03:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi, 19 giugno 2013, assistiamo ad un evento politico-culturale tenutosi nella piazza antistante il Palazzo di Belle Arti di Città del Messico nell&#8217;ambito della Campagna per la Liberazione di Alberto Patishtan. Proprio in questo giorno il &#8220;profe&#8221; compie 13 lunghi anni di ingiusta incarcerazione e ci sono stati eventi ed iniziative in diverse parti del &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/06/19/audio-iniziativa-per-patishtan-df/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 19 giugno 2013, assistiamo ad un evento politico-culturale tenutosi nella piazza antistante il Palazzo di Belle Arti di Città del Messico nell&#8217;ambito della Campagna per la Liberazione di Alberto Patishtan. Proprio in questo giorno il &#8220;profe&#8221; compie 13 lunghi anni di ingiusta incarcerazione e ci sono stati eventi ed iniziative in diverse parti del paese e del mondo. Maggiori Info sul Blog: <a href="http://albertopatishtan.blogspot.mx/">http://albertopatishtan.blogspot.mx/</a></p>
<p><a href="http://www.arkiwi.org/path64/UGlyYXRhL01leGljby8xOUp1bmlvMjAxMyBBY3RvUG9yTGliZXJ0YWQgQWxiZXJ0byBQYXRpc2hzdGFuIERG/html" target="_blank">Ascolta, Scarica, Diffondi gli audio degli interventi</a></p>
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		<title>Una pioggia di ingiustizie per Rosario Díaz Méndez</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 15:45:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo del Grupo de Trabajo “No Estamos Todxs” Il 4 giugno 2013, il nostro amico prigioniero Rosario Díaz Méndez ha comunicato che una nuova sentenza di condanna ha sigillato la porta della sua cella per altri 20 anni, che si aggiungono ai 25 anni a cui era stato sentenziato nel gennaio 2013, rispettivamente con l&#8217;accusa &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/06/11/una-pioggia-di-ingiustizie-per-rosario-diaz-mendez/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"><!--
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<p>Articolo del <a href="http://noestamostodxs.noblogs.org/" target="_blank">Grupo de Trabajo “No Estamos Todxs”</a></p>
<p><img class="alignright" alt="" src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT8zuUQ9oMIovL1sl3GCBIEhw9wOoVDAJm7Ky8x74Km2XY98HlpAg" width="199" height="253" />Il 4 giugno 2013, il nostro amico prigioniero <b>Rosario Díaz Méndez</b> ha comunicato che una nuova sentenza di condanna ha sigillato la porta della sua cella per altri 20 anni, che si aggiungono ai 25 anni a cui era stato sentenziato nel gennaio 2013, rispettivamente con l&#8217;accusa di sequestro di persona e omicidio. <b>Quarantacinque anni di distanza dal</b><b>la sue foreste</b><b>, sua moglie, i suoi figli</b>. Otto sono già passati.</p>
<p>Si tratta di un vergognoso verdetto che non ci ha colto di sorpresa. L&#8217;atteggiamento dei giudici nei tribunali del Chiapas, come nel resto del Paese, rimane quello di coprire, ingiustizia dopo ingiustizia, i propri colleghi o funzionari che hanno sostenuto la fabbricazione di reati da parte dei ministeri pubblici e di polizia. Così funziona questa dannata macchina legale: un intreccio di interessi privati e corporativi che permette a tutto il sistema di mantenersi a galla; migliaia di mani che puliscono e coprono altre migliaia di mani che rubano, ricevono tangenti, accettano e firmano dichiarazioni ottenute sotto tortura o che chiudono i casi senza leggerli, in attesa di ordini dall&#8217;alto.<span id="more-18162"></span></p>
<p>Rosario nella sua denuncia ricorda perché si trova in prigione: per difendere il diritto di accesso all&#8217;acqua potabile nel suo villaggio, Huitiupan, ha avuto a che fare con l&#8217;allora sindaco Hernán López González del PRI , il quale lo minacciò che si sarebbe vendicato. Mesi dopo Rosario è stato accusato di un rapimento e un omicidio che si sono verificati nella regione; senza alcuna prova, il suo nome è stato correlato ai fascicoli già aperti, con la sola firma del Comandante di Polizia di Simojovel . I presunti testimoni che, secondo il Ministero Pubblico e il Comandante, confermavano la partecipazione di Rosario ai fatti hanno <b>NEGA</b><b>TO</b><b> la testimonianza</b>, dichiarandola falsa e confermando l&#8217;integrità morale e l&#8217;innocenza del Rosario, come egli stesso ricorda nella sua ultima denuncia pubblica. Stessa cosa succede con le vittime del sequestro e i sopravvissuti all&#8217;agguato cui è succeduto l&#8217;omicidio: nessuno di loro riconosce Rosario.</p>
<p>Tutti questi fatti sono stati portati ed illustrati nelle aule, ma la chiusura dei giudici dimostra che c&#8217;è qualcosa che li preoccupa di più della verità e la giustizia. Abbiamo la sensazione che essi sono intrappolati in una reciproco gioco di coperture, perché se confermassero l&#8217;innocenza di Rosario, sarebbero scoperte molti altri pezzi del domino infame che si sta giocando sulla vita del nostro compagno.</p>
<p>Ciò nonostante, la lotta continua. <b>Rosario, membro della Vo</b><b>z</b><b> </b><b>del</b><b> Amate</b> insieme ad Alberto Patishtán, dal carcere continua a denunciare le provocazioni, i ritardi, gli abusi e i “manini” per quanto riguarda il suo caso e quello degli altri compagni della SEXTA e del carcere in generale. Continua la lotta in tribunale perché la sentenza emessa nel gennaio 2013 dalla giudice Jaqueline Angel Juan per l&#8217;accusa di omicidio è stata invalidata grazie al ricorso in appello, presentato nell&#8217;ambito della nuova strategia di difesa legale; e ora che è di nuovo aperto il procedimento, si forniranno prove concrete e convincenti per ribaltare la fabbricazione del reato da parte del Ministero Pubblico di Simojovel. E in strada continueremo lottando per liberare i e le nostr@ prigionier@ e per costruire una giustizia dal basso, che ci ripulisca una volta per tutte da queste toghe classiste, razziste e vili.</p>
<p>Invitiamo le organizzazioni aderenti e, in generale, le persone oneste di cuore di rimanere attente e unirsi alle campagne e mobilitazioni che si sono lanciate per continuare ad esigere la liberazione immediata di Rosario Díaz Méndez e di tutt@ i e le prigionier@ politic@ del Paese.</p>
<p><b>GIÙ I MURI DELLE PRIGIONI!</b></p>
<p>Articolo del Grupo de Trabajo “No Estamos Todxs”, traduzione Nomads</p>
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		<title>IL MASSACRO DI SIMOJOVEL: CRONACA DI UN MASSACRO DI POLIZIOTTI (QUASI) DIMENTICATO</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 12:56:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: Comitato Chiapas Maribel La Jornada, Sabato23 marzo 2013, Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 22 marzo. La notorietà raggiunta dalla lotta di Alberto Patishtán Gómez per la libertà ha impedito che il crimine che ha causato la sua personale disgrazia di 12 anni di prigione (e, secondo la sentenza ne mancano &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/03/29/il-massacro-di-simojovel-cronaca-di-un-massacro-di-poliziotti-quasi-dimenticato/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Fonte: <a href="http://chiapasbg.wordpress.com/2013/03/23/il-massacro-simojovel/">Comitato Chiapas Maribel</a></p>
<p style="text-align: left;"><em>La Jornada, Sabato23 marzo 2013, Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 22 marzo.</em></p>
<p><img class="alignright" alt="" 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width="197" height="256" />La notorietà raggiunta dalla lotta di Alberto Patishtán Gómez per la libertà ha impedito che il crimine che ha causato la sua personale disgrazia di 12 anni di prigione (e, secondo la sentenza ne mancano altri 48) fosse dimenticato, cosa che sicuramente ha contrariato molte autorità, almeno statali, dal 2000 ad oggi, dopo quattro governatori letteralmente di tutti i partiti. Che cosa successe la mattina del 12 giugno del 2000 a Las Lagunas de Las Limas, Simojovel? Quale il movente? Che cosa stava succedendo in quei giorni da quelle parti?</p>
<p>L&#8217;omicidio di sette poliziotti &#8211; il comandante Francisco Pérez Morales, cinque agenti ai suoi ordini ed il comandante municipale di El Bosque, Alejandro Pérez Cruz &#8211; rappresentava un fatto di enorme gravità. Oggi forse ci siamo abituati a notizie di questo genere, ma allora, perfino nel Chiapas militarizzato e paramilitarizzato, questo risultava un fatto straordinario. Ovviamente, la notizia finì sulle prime pagine di tutti i giornali. <span id="more-16792"></span></p>
<p>Dopo tre settimane si sarebbero svolte le elezioni nelle quali il PRI avrebbe perso la Presidenza, ed in agosto il governatorato. Il presidente Ernesto Zedillo, storicamente e personalmente coinvolto nella guerra contro gli indigeni del Chiapas in generale, e quelli di El Bosque in particolare, si preparava a visitare l&#8217;entità martedì 13 per inaugurare una strada nella Selva Lacandona, ma sospese la visita. Il candidato priista a governatore, Sami David, pensò ai suoi affari. L&#8217;Esercito federale inviò centinaia di effettivi, occupò il luogo dell&#8217;imboscata, la città, le strade e fece incursioni nelle comunità zapatiste. Tuttavia, la prima ipotesi della Segreteria della Difesa Nazionale fu che poteva trattarsi di &#8220;una cellula dell&#8217;Esercito Popolare Rivoluzionario (EPR)&#8221; (La Jornada 13/06/2000), cosa che sorprese molto perché né allora né mai l&#8217;EPR è stato presente nella zona.</p>
<p>Più credibile sembrò l&#8217;ipotesi, diffusa lo stesso giorno, della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos (CIOAC), storicamente presente nella regione: potevano essere stati i &#8220;paramilitari&#8221; del Mira (anche se visto in prospettiva, il gruppo paramilitare a El Bosque, temibile e letale, era conosciuto come Los Plátanos, dal nome della comunità in cui vivevano i suoi membri, insieme a poilziotti judiciales, da dove erano partiti il 10 1998 per partecipare al massacro di zapatisti a Unión Progreso; a Los Plátanos, io stesso ero stato presente, mesi prima dell&#8217;imboscata, ad &#8220;una distruzione mediatica&#8221; di coltivazioni di marijuana col pretesto, alla fine fallito, di accusare l&#8217;EZLN.</p>
<p>La polizia federale inizialmente parlò di narcotrafficanti; non era un mistero il passaggio di marijuana proveniente da Huitiupán.</p>
<p>Il massacro avvenne un lunedì. Il sabato precedente gli zapatisti aveva commemorato il secondo anniversario dei fatti di Unión Progreso e Chavajeval e l&#8217;arresto delle autorità autonome di San Juan de la Libertad. Diego Cadenas, allora giovane avvocato del Frayba, il giorno dell&#8217;imboscata dichiarò a La Jornada che quel 10 giugno, mentre si stava recando ad Unión Progreso per partecipare alle cerimonie religiose per il secondo anniversario del massacro del 1998, ai posti di blocco di Puerto Caté e San Andrés Larráinzar i militari gli dissero che erano &#8220;sospese le garanzie individuali&#8221;. Non era così.</p>
<p>Due giorni dopo, un commando di 10 o 15 individui, con equipaggiamento ed armi di grosso calibro, tese un&#8217;imboscata al pick up verde scuro su cui viaggiavano, provenienti da Simojovel, otto poliziotti e l&#8217;autista del municipio di El Bosque, minorenne e figlio del sindaco Manuel Gómez Ruiz. Il giovane Rosemberg Gómez Pérez, che guidava il veicolo con i due comandanti in cabina, e l&#8217;agente di Pubblica Sicurezza Belisario Gómez Pérez nel rimorchio con i suoi commilitoni, gravemente feriti e creduti morti dagli aggressori, sarebbero sopravvissuti e quindi gli unici testimoni oculari.</p>
<p>La Jornada scriveva che nel corso del 2000 questa era &#8220;l&#8217;ottava imboscata&#8221;; gli aggressori avevano già lasciato 20 morti ed un ugual numero di feriti. I poliziotti caduti a Las Lagunas erano Francisco Escobar Sánchez, Rodolfo Gómez Domínguez, Guadalupe Margarito Rodríguez Félix, Arbey Vázquez Gómez e Francisco Pérez Mendoza. Oggi due di loro sono ancora ricordati da due croci di cemento sulla curva dove furono crivellati di colpi. Si contarono 85 colpi di AK-47 e R-15.</p>
<p><strong>L’EZLN SI DISSOCIA E INDAGA </strong></p>
<p>Il giorno dopo l&#8217;imboscata, il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno, Comando Generale dell&#8217;EZLN emise un breve comunicato: &#8220;Secondo i dati raccolti, l&#8217;attacco è avvenuto con tattiche da narcotrafficanti, paramilitari o militari. L&#8217;uso del cosiddetto &#8216;colpo di grazia&#8217; è ricorrente in questi gruppi armati. L&#8217;attacco è avvenuto in una zona satura di truppe governative (Esercito e polizia), dove è molto difficile che un gruppo armato possa muoversi senza essere scoperto e senza la complicità delle autorità. Il gruppo attaccante possedeva informazioni privilegiate sui movimenti e sul numero di persone imboscate. Una tale informazione può essere ottenuta solo da persone del governo o vicine ad esso&#8221;.</p>
<p>Il comando ribelle segnalava: &#8220;L&#8217;EZLN sta investigando per fare luce sull&#8217;identità e sui motivi del gruppo aggressore. Tutto indica che sarebbero del governo (o con il sostegno governativo) le persone che hanno compiuto l&#8217;aggressione, poiché in questo modo avrebbero il pretesto per aumentare la militarizzazione in Chiapas, e per giustificare l&#8217;attacco contro comunità zapatiste o l&#8217;EZLN. È da notare che questo fatto rafforza il clima di instabilità di cui minaccia il candidato ufficiale se non vincerà”.</p>
<p>“Provocazione o no, il fatto violento è già diventato un pretesto per aumentare la presenza militare in tutto lo stato, perfino in zone molto lontane dal luogo dell&#8217;aggressione&#8221;, aggiunge il comunicato (13/6/2000), dettagliando che &#8220;nelle ultime ore si sono rafforzati i quartieri federali di Guadalupe Tepeyac, a Las Margaritas; Cuxuljá, Ocosingo; Caté, a El Bosque, e le città di Simojovel ed El Bosque. Contemporaneamente si è incrementato il numero di aerei da guerra e sorvoli nelle zone Altos, selva e nord&#8221;. E infine, &#8220;l&#8217;EZLN si dissocia da questo atto e rivolge un appello all&#8217;opinione pubblica affinché non si lasci ingannare&#8221;.</p>
<p><strong>LA CATTURA DI PATISHTÁN </strong></p>
<p><img class="alignleft" alt="" src="http://solidaridadchiapas.files.wordpress.com/2012/08/carta-solidaridad_protest.png" width="300" height="180" />Ciò nonostante, il governo statale di Roberto Albores Guillén, attraverso il suo procuratore Eduardo Montoya Liévano, spinse subito l&#8217;ipotesi che gli aggressori potessero essere zapatisti, per la presunta vendetta per il massacro contro di loro ordinato dallo stesso Albores Guillén due anni prima, anche se ammise che avrebbero potuto essere degli &#8220;assalitori&#8221;. Il convoglio attaccato, si disse, pattugliava per &#8220;combattere i pistoleros&#8221;.</p>
<p>Il senatore Carlos Payán Velver, membro della Cocopa, propose che l&#8217;istanza legislativa si recasse sul luogo perché la situazione era &#8220;grave e critica&#8221;. Il deputato Gilberto López y Rivas, della Cocopa, segnalò che quell&#8217;imboscata aveva tutto l&#8217;aspetto di &#8220;una provocazione dei paramilitari fomentata dal governo stesso dello stato&#8221; (La Jornada 14/6/2000).</p>
<p>Nella stessa data, Victor Manuel Pérez López, dirigente della CIOAC, rivelò che il governo del Chiapas nel 1997 armò e finanziò &#8220;dissidenti del Partito del Lavoro&#8221; per combattere il fugace governo municipale di quel partito e della CIOAC. &#8220;Nella zona tutti sanno chi sono&#8221;, disse, e che &#8220;una volta centrato l&#8217;obiettivo&#8221; di restituire al PRI il comune, &#8220;questi si sarebbero dedicati agli assalti e al narcotraffico&#8221;. Agiscono, aggiunse, &#8220;in completa impunità, in pieno giorno, anche se militari e poliziotti realizzano pattugliamenti frequenti&#8221;.</p>
<p>Allora, in due imboscate precedenti, erano state assassinate quattro persone, secondo la CIOAC &#8220;basi zapatiste&#8221;. Il 13 gennaio, sulla strada per Chavajeval, fu assassinato Martín Sánchez Hernández da incappucciato armati, e poi, il primo febbraio, Rodolfo Gómez Ruiz, Lorenzo Pérez Hernández e Martín Gómez. Tutti tzotzil.</p>
<p>Deputati del PRD e del PAN accusarono di negligenza il segretario di Governo Mario Lescieur Talavera, e dissero che l&#8217;imboscata era il pretesto per l&#8217;invio di ulteriori elementi della Polizia Federale Preventiva. I carri armati, gli elicotteri e l&#8217;artiglieria dell&#8217;Esercito federale erano già arrivati.</p>
<p>L&#8217;episodio usciva allo scoperto. Urgeva correre ai ripari. Il governo credette di riuscirci, cosicché il presidente Zedillo il 19 giugno si recò a Marqués de Comillas per inaugurare una strada. Quello stesso giorno a El Bosque, l&#8217;Esercito e la PFP catturarono, senza mandato di cattura, il maestro Alberto Patishtán Gómez. Un gruppo di abitanti, membri del PRI, &#8220;visibilmente emozionati&#8221; (La Jornada, 20/6/2000) sollecitarono l&#8217;intervento del Congresso statale sostenendo che il prigioniero era innocente, &#8220;si dissociarono dai fatti violenti del 12 giugno&#8221; e dichiararono di non essere armati né di appartenere a nessun gruppo paramilitare. Non furono ascoltati, anzi, furono minacciati.</p>
<p>Patishtán rimase illegalmente &#8220;in stato di fermo&#8221; per un mese nell&#8217;hotel Safari di Tuxtla Gutiérrez. I suoi parenti, amici e correligionari occuparono la presidenza municipale e chiesero la liberazione del professore. Neanche il loro stesso partito li appoggiò. E non solo. L&#8217;allora deputato priista Ramiro Miceli Maza, compadre del sindaco, cioè padrino di battesimo del giovane Rosemberg, risultò un elemento chiave nello spaventarli ed accusare il maestro e leader comunitario che finì nella prigione di Cerro Hueco.</p>
<p>Quel 19 giugno, pronunciandosi rispetto alle imminenti elezioni del 3 luglio 2000, il subcomandante Marcos scrisse: &#8220;Nel frattempo qua stiamo tremando. E non perché &#8216;el croquetas&#8217; Albores abbia ingaggiato Alazraki per rifarsi l&#8217;immagine (probabilmente Albores cerca un posto per promuovere cibo per cani), né per i seicentomila dollari che gli verserà (soldi destinati originalmente a ‘risolvere le condizioni di povertà ed emarginazione degli indigeni chiapanechi&#8217;, Zedillo dixit). Neanche per i latrati del ‘cucciolo&#8217; Montoya Liévano (sempre più nervoso perché si sta scoprendo che sono stati i suoi ‘ragazzi &#8216;- cioè, i suoi paramilitari &#8211; i responsabili dell&#8217;attacco alla Pubblica Sicurezza a El Bosque, il 12 giugno scorso). No, stiamo tremando perché siamo zuppi di pioggia. E tra elicotteri e temporali, non si trova un buon riparo&#8221;.</p>
<p><strong>ORA CONTRO GLI ZAPATISTI </strong></p>
<p>Il 10 luglio seguente, passate le elezioni federali, un mese dopo l&#8217;imboscata, la polizia statale fermò a Bochil due basi di appoggio dell&#8217;EZLN residenti ad Unión Progreso, con l&#8217;accusa di aver partecipato al crimine. Questo, anche se la Procura Generale della Repubblica sostenesse che gli attaccanti erano un gruppo di priisti dissidenti, tra i quali Patishtán; queste due basi zapatiste da mesi lanciavano accuse al sindaco Manuel Gómez Pérez per la sua scandalosa corruzione.</p>
<p><img class="alignright" alt="" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQJL5YEQznDuC1QBqQ5eEhOwfrOBfalXZ3Bru_LyEUK2fI8rHGDaw" width="259" height="195" />La Procura Generale di Giustizia dello Stato (PGJE) seguiva le proprie linee di indagine. &#8220;Ricorrendo alla polizia distaccata a Los Plátanos, al corrente dei fatti, le autorità hanno raccolto prove del delitto a carico di due indigeni di Unión Progreso&#8221; (La Jornada, 15/7/2000). Uno di loro, Salvador López González, torturato e interrogato senza traduttore, firmò una confessione ad hoc e fu imprigionato. In prigione si trovò col suo coimputato: Patishtán. Senza nemmeno conoscersi, i due si portavano addosso tutto il peso dell&#8217;imboscata.</p>
<p>La Jornada scrisse da Unión Progreso: &#8220;Il distaccamento di polizia che ha fermato gli zapatisti ha avuto sotto gli occhi, per lungo tempo, le coltivazioni di marijuana che ci sono a Los Plátanos. La violenza interna in quel villaggio, controllato da un noto gruppo paramilitare, è sempre servita da pretesto per accusare ed attaccare i vicini zapatisti. Secondo il rappresentante di Unión Progreso, ‘ci accusano di quello che fanno loro&#8217;. L&#8217;Esercito federale è entrato a Los Plátanos per distruggere queste coltivazioni, le uniche scoperte nella regione. Almeno in due occasioni, e senza arrestare nessuno&#8221;.</p>
<p>Salvador e suo fratello Manuel “furono fermati” il 10 luglio; i loro familiari dichiararono: “Quelli della Pubblica Sicurezza (SP) li hanno denudati e picchiati fino a ridurre Salvador senza conoscenza&#8221;. Con gli arrestati c&#8217;erano un bambino (&#8220;che piangeva molto&#8221;) ed un adolescente che &#8220;ci vennero ad avvisare che avevano portato via i compagni&#8221;.</p>
<p>Siccome quelli della SP non erano di Bochil ma di El Bosque, &#8220;affittarono la prigione &#8220;. Poi i fermati furono portati a Cerro Hueco. &#8220;Quelli della SP gli misero addosso un pugno di marijuana e delle pallottole&#8221; e rubarono 28 lattine di bibite. Manuel sarebbe poi stato rilasciato.</p>
<p>Esattamente un mese prima, il 10 giugno, ore prima del massacro dei poliziotti, la SP acquartierata a Los Plátanos intercettò un camioncino di Unión Progreso. L&#8217;autista era lo stesso Salvador. Lo interrogarono &#8220;su una lista di nomi. Da quel momento volevano accusare i compagni&#8221;, dichiarò un rappresentante della comunità: &#8220;Non sappiamo quanti ce ne sono nella lista. Forse siamo accusati tutti&#8221;. (Curiosamente, quasi con le stesse parole avevano espresso lo stesso timore i correligionari di Patishtán quando questi fu arrestato).</p>
<p>Con due capri espiatori così simbolici come Alberto e Salvador, il caso cominciava ad essere &#8220;risolto&#8221;, o almeno dimenticato dai media nazionali.</p>
<p style="text-align: right;">_(Traduzione &#8220;Maribel&#8221; &#8211; Bergamo)_</p>
<p style="text-align: right;">
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		<title>Rosario Díaz Méndez in carcere da 7 anni</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 15:18:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal sito del Comitato Chiapas Maribel Il tribunale di Simojovel può riparare all’ingiustizia di 7 anni Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 27 gennaio. Cresce la richiesta di assoluzione e liberazione di Rosario Díaz Méndez, aderente della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e membro della Voz del Amate, attualmente detenuto nella prigione &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/01/28/rosario-diaz-mendez-in-carcere-da-7-anni/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: left;" align="center">Dal sito del <a href="http://chiapasbg.wordpress.com/2013/01/28/rosario-diaz-mendez-in-carcere/" target="_blank">Comitato Chiapas Maribel</a></p>
</div>
<p align="center"><b>Il tribunale di Simojovel può riparare all’ingiustizia di 7 anni</b></p>
<p><i><img class="alignleft" alt="" src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTaYrR8FdqxRyRS51Vg3m6_IXcD79Cc_BBkNnoW121nStofIlXiuQ" width="199" height="253" />Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 27 gennaio</i>. Cresce la richiesta di assoluzione e liberazione di Rosario Díaz Méndez, aderente della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e membro della Voz del Amate, attualmente detenuto nella prigione statale del municipio di San Cristóbal. La soluzione del suo caso ha avuto molti ritardi. Ora esiste una nuova opportunità di rendergli giustizia dopo quasi otto anni di privazione della libertà.</p>
<p>Per questo, 37 collettivi ed organizzazioni di diversi paesi e vari stati della Repubblica hanno chiesto al tribunale di prima istanza di Simojovel de Allende ed al governo del Chiapas di emettere sentenza di assoluzione per Díaz Méndez riguardo al reato a lui imputato di omicidio.</p>
<p>Dal 10 gennaio, quando si è celebrata l’udienza nel tribunale di Simojovel, decorre un termine di 15 giorni perché venga emessa una nuova sentenza su Díaz Méndez, accusato di un omicidio che non ha mai commesso. Questo, in relazione ai fatti avvenuti il 4 aprile del 2005, quando cinque persone che in auto si dirigevano nel municipio di Huitiupán furono assaltate da quattro individui armati. L’autista morì ed il 23 agosto 2005 Díaz Méndez fu arrestato con l’accusa di aver partecipato all’omicidio. <span id="more-16372"></span></p>
<p>Le organizzazioni sostengono: È imprigionato con un’accusa basata su prove insufficienti o fabbricate dal Pubblico Ministero. Secondo le testimonianze raccolte dalle autorità di giustizia, non esiste alcuna prova che confermi la sua colpevolezza.</p>
<p>Come ha già fatto la difesa del detenuto tzotzil, le organizzazioni solidali citano le prove a carico e discarico. Rosario Díaz Méndez si è sempre dichiarato innocente, perché al momento dei fatti si trovava a Playa del Carmen, in Quintana Roo, a lavorare come muratore insieme a due dei suoi figli che sostengono questa versione. I quattro testimoni oculari, vittime dell’assalto, hanno dichiarato di aver visto quattro uomini armati, descrivendo con dettaglio l’evento. Questi testimoni in nessun momento dicono chi erano quegli assalitori, e nessuno di loro ha mai detto di aver visto Rosario partecipare al delitto. Quando nel 2008 c’è stato un confronto con i testimoni, questi non lo hanno riconosciuto come uno degli aggressori, riferisce l’ingiunzione ai giudici.</p>
<p>L’agente del Pubblico Ministero si è basato sulla testimonianza di una presunta testimone che nel 2005 ha dichiarato di avere visto i fatti e riconosciuto gli aggressori includendo Díaz Méndez. Tuttavia, il confronto avvenuto il 19 gennaio 2011 tra l’imputato e questo testimone a carico ha dimostrato che questa testimonianza era stata montata dalle autorità, perché il testimone non ha confermato la dichiarazione fatta al pubblico ministero, né riconosce la sua firma né le sue impronte sul documento. Quando la polizia lo catturò nel 2005, Díaz Méndez subì la tortura e multiple violazioni dei suoi diritti umani.</p>
<p>I collettivi e le organizzazioni ritengono evidente che non ci sono motivi per dichiararlo colpevole, perché non esistono prove sufficienti alla sua condanna. Dunque, il tribunale di Simojovel ha nelle sue mani la possibilità di mettere fine ad un’ingiustizia che dura da oltre 7 anni.</p>
<p><a href="http://www.jornada.unam.mx/2013/01/28/politica/018n1pol">http://www.jornada.unam.mx/2013/01/28/politica/018n1pol</a></p>
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		<title>Dal penal número 5, Prigionieri politici de La Voz del Amate e  i Solidarios de la Voz del Amate esigono la propria liberazione.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2013 09:05:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal sito Enlace Zapatista Alla opinione pubblica Ai mezzi di comunicazione statali, nazionali e internazionali Ai mezzi di comunicazione alternativi Agli aderenti della Otra Campaña dell&#8217; EZLN Alla Sesta Internazionale Alle organizzazioni indipendenti Ai difensori dei Diritti Umani e le ONG Prigionieri politici de La Voz del Amate e i Solidarios de la Voz del &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/01/04/dal-penal-numero-5-prigionieri-politici-de-la-voz-del-amate-e-i-solidarios-de-la-voz-del-amate-esigono-la-propria-liberazione/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
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<p>Dal sito <a title="enlace zapatista" href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2013/01/03/desde-el-penal-numero-5-presos-politicos-de-la-voz-del-amate-y-solidarios-de-la-voz-del-amate-exigen-su-liberacion/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+EnlaceZapatista+%28Enlace+Zapatista%29" target="_blank">Enlace Zapatista</a></p>
<p>Alla opinione pubblica<img class="alignright" alt="" src="http://zapateando.files.wordpress.com/2012/01/logo_presos.jpg" width="222" height="168" /><br />
Ai mezzi di comunicazione statali, nazionali e internazionali<br />
Ai mezzi di comunicazione alternativi<br />
Agli aderenti della Otra Campaña dell&#8217; EZLN<br />
Alla Sesta Internazionale<br />
Alle organizzazioni indipendenti<br />
Ai difensori dei Diritti Umani e le ONG</p>
<p>Prigionieri politici de La Voz del Amate e i Solidarios de la Voz del Amate, aderenti della Otra Campaña dell&#8217;EZLN. Reclusi nel penal número 5, di San Cristóbal de las Casas Chiapas.</p>
<p>Per colpa di alcuni capitalisti neoliberalisti che sfruttano gli operai e i contadini che lavorano quotidianamente, solo per sostenere la propria famiglia.<span id="more-15992"></span></p>
<p>É per questo che nell&#8217;anno 1994 i nostri fratelli e sorelle dell&#8217;Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale sono usciti dalle loro case con machete, mazze, armi senza dar importanza alla propria vita, perchè non sopportavano più lo sfruttamento, la discriminazione, la distruzione della terra, la diseguaglianza, i maltrattamenti, gli arresti e la povertà che lascia solo miseria.</p>
<p>Tutti questi eroi che insegnarono e insegneranno i loro valori e la forza di affrontare il malgoverno, sono un esempio per tutti noi e continueremo a seguire il cammino che ci hanno tracciato; oggi 1 gennaio compiono 19 anni da quando il vero cammino di denuncia e difesa si rese palese e questa chiarezza non si può più nascondere perchè è già nata e nascerà in qualsiasi lato del mondo.</p>
<p>Infine facciamo nuovamente un reclamo al governo statale Manuel Velasco Coello affinchè ci liberi immediatamente e senza condizioni da questi incarceramenti ingiusti.</p>
<p>Vivere o morire per la verità e la giustizia!</p>
<p>Prigionieri politici de La Voz del Amate e i Solidarios de la Voz del Amate, aderenti della Otra Campaña dell&#8217;EZLN.</p>
<p>Alberto Patishtan Gómez<br />
Rosario Díaz Méndez<br />
Pedro López Jiménez<br />
Juan Collazo Jiménez<br />
Juan Díaz López<br />
Rosa López Díaz<br />
Alejandro Díaz Sánchez</p>
<p>Penal No. 5, San Cristóbal de las Casas Chiapas, 1 Gennaio 2013</p>
<p style="text-align: right;">Traduzione NOMADS</p>
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		<title>Il caso del compagno Rosario Diaz Mendez</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Oct 2012 10:37:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rosario, membro dell’organizzazione “La voz del Amate”, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, è stato catturato il 23 di Agosto del 2005 dalla polizia nel municipio di Huitiupán, con l&#8217;accusa di secuestro di persona. In stato di dentenzione fu picchiato e torturato, gli fu posta una busta di plastica in testa per asfissiarlo e &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/10/14/il-caso-del-compagno-rosario-diaz-mendez/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="RosarioDiazMendez" src="http://www.autistici.org/nodosolidale/uploads/news/rosario_1.jpg" alt="" width="200" height="300" /></p>
<p>Rosario, membro dell’organizzazione “La voz del Amate”, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, è stato catturato il 23 di Agosto del 2005 dalla polizia nel municipio di Huitiupán, con l&#8217;accusa di secuestro di persona. In stato di dentenzione fu picchiato e torturato, gli fu posta una busta di plastica in testa per asfissiarlo e obbligarlo a firmare la sua confessione. In quei giorni la famiglia non ebbe sue notizie. Attualmente si trova nel CERSS N°5 di San Cristóbal de las Casas.</p>
<p><strong>DATI PERSONALI:</strong></p>
<p><strong>Nome:</strong> Rosario Díaz Méndez<br />
<strong>Data di nascita:</strong> 15 Maggio 1965<br />
<strong>Luogo di nascita:</strong> Colonia El Azufre, Municipio di Huitiupan<br />
<strong>Stato Civile:</strong> Sposato<br />
<strong>Lingua:</strong> Tzozil<br />
<strong>Dipendenti economici:</strong> sua moglie e cinque figli<br />
<strong>Organizzazione: </strong>Voz del Amate, aderente alla Sesta dichiarazione della Selva Lacandona<br />
<strong>Occupazione:</strong> agricoltore<br />
<strong>N° di pratica:</strong> 323/2005 e 047/2006<span id="more-14932"></span></p>
<p><strong>DETENZIONE</strong>: Quando lo arrestarono la polizia municipale non si identificò e non mostrò nessun ordine di arresto, e nemmeno gli comunicarono il motivo della detenzione, lo portarono all&#8217;Ufficio fiscale di Huitiupán e da lì alla procura di Tuxtla Gutierrez. Durante la sua detenzione fu torturato con tentativi di asfissamento, mettendogli una busta di plastica in testa e versandogli acqua gassata con peperoncino nel viso, nel tentativo di estorcergli una confessione. Dopo tutto questo fu trasportato alla struttura Quinta Pitiquitos di Chapa de Corzo dove lo lasciarono senza contatti fino al giorno 25, nel frattempo la sua famiglia tentava di conoscere il suo destino. Un mese dopo lo mandarono al CERSS N°14 EL Amate, Cintalapa.</p>
<p><strong>CONFESSIONE</strong>: Rosario firmó la sua confessione nella Procura di Tuxtla Gutierrez. Fu la polizia giudiziaria ad occuparsi di tutto. Durante la confessione a Rosario non fu permesso un avvocato difensore ne un traduttore che comprendesse la lingua e le tradizioni tzozil, non gli lessero la sua confessione e fu obbligato a firmarla. Lo accusano di <em>sequestro e omicidio</em>.</p>
<p><strong>PROCESSO</strong>: Rosario fu condannato a <em>45 anni di reclusione</em>, in appello la sentenza è stata confermata.<br />
Dopo lo sciopero della fame dell&#8217;autunno del 2011, il Governo ha accettato riaprire il processo, cui revisione è adesso in corso.</p>
<p><strong>CONDIZIONI DI RECLUSIONE: </strong>Rosario è stato trasferito daal CERSS N° 14 al CERSS N°5 di San Cristobal, soffre di tosse cronica e epilessia, patologie che si manifestarono in seguito alla sua detenzione e per la quale non riceve l&#8217;attenzione medica adeguata; inoltre, i pasti in carcere sono di pessima qualità.</p>
<p>Rosario riceve le visite dei suoi familiari di tanto in tanto a causa delle difficoltà economiche, alla quale riescono a sopperire in parte con gli introiti dell’artigianato alla quale lui stesso di dedica in carcere insieme agli altri compagni, prigionieri politici, della “Voz del Amate” e “Solidarios de la Voz del Amate”.</p>
<p>Da quando è in carcere, Rosario, ha partecipato a diversi scioperi della fame, uno dei quali di ben 39 giorni, come forma di denuncia per le ingiustizie patite da lui stesso e dai suoi compagni.</p>
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