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	<title>mexico @ nomads network &#187; Cheran Keri</title>
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		<title>(Español) CHERAN K&#8217;ERI: Un AUDIO(re)CUENTO</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jun 2014 17:19:17 +0000</pubDate>
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		<title>Cherán a due anni da las fogatas</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 18:45:44 +0000</pubDate>
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<p>Traduzione di un articolo di <strong><a href="http://desinformemonos.org/2013/04/cheran-aniversario-2013-del-levantamiento/" target="_blank">Desinformémonos<em></em></a><a name="BlogTitle"></a></strong></p>
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<p align="JUSTIFY"><strong><img class="alignright" alt="" src="http://www.contrapuntonews.com/wp-content/uploads/2012/07/defendemos-cheran.jpg" width="282" height="365" />Cherán, Michoacán</strong>. La ricostituzione del territorio; il castigo ai colpevoli degli assassinii; la riapparizione dei sequestrati; il rafforzamento dell&#8217;educazione indigena e, cosa più importante, la organizzazione di un governo retto dalle autorità prescelte per <i>usos y costumbres</i>, che obbedisce alla gente e che sia più attento alle assemblee di quartiere rispetto la amministrazione e gestione di fondi pubblici, sono alcuni delle conquiste di un popolo che il passato 25 aprile ha compiuto due anni da quando si sono confrontati con i taglia-monti e la delinquenza organizzata che spremeva questo territorio.</p>
<p align="JUSTIFY">Nulla è uguale a prima in questa comunità de <i>la meseta purhépecha</i> da due anni a questa parte. Tutto cambiò il 15 aprile 2011 ed oggi affrontano altri problemi, infatti dopo che il <i>Tribunal Estatal Electoral</i> si è pronunciato in loro favore ed hanno ottenuto il riconoscimento delle autorità elette per <i> usos y costumbres</i>, hanno il dovere di consolidare un organizzazione politica orizzontale, che non perda la sua autonomia nonostante riceva finanziamenti dall&#8217;amministrazione pubblica.<span id="more-17672"></span></p>
<p align="JUSTIFY">Il giorno dell&#8217;anniversario si sono organizzati i festeggiamenti nel villaggio. Artigianato, esposizioni fotografiche, tavoli di discussione, presentazioni di libri, messaggi politici, sfilate della ronda comunitaria, sono alcune delle attività che hanno dimostrato l&#8217;orgoglio di un villaggio che si pone come esempio di organizzazione per affrontare, dal basso, le bande criminali che operavano con il tacito consenso dei tre livelli di governo. Però non è stato affatto facile e su questo sono d&#8217;accordo Salvador Torres, José Guadalupe e Juan Navarrete, <i>comuneros</i> di Cherán.</p>
<p align="JUSTIFY">“Esigiamo giustizia per i nostri compagni caduti e fatti sparire”, recita uno striscione di fianco il Chiostro. È che, spiega Navarrete Moreno, integrante del <i>Consejo de Procuración y Conciliación de Justicia</i>, “fino ad ora lo Stato non ha consegnato i responsabili di assassinii e sequestri. Ci sono 4 <i>desaparecidos</i> e 17 assassini senza che sia fatta chiarezza, senza che venga fatta giustizia, senza che si faccia nulla”, accusa il <i>comunero</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">Salvador Torres coincide: “A Cherán la Procura è stata impossibilita dalla sua propria burocrazia e dagli interessi legati ai gruppi criminali, a fare giustizia. Vogliono che passi il tempo necessario per archiviare i processi in sospeso”.</p>
<p align="JUSTIFY">La immagine della comunità è un&#8217;altra. Il 15 aprile 2011 il villaggio era messo a ferro e fuoco. Migliaia di persone facevano turni di guardia nelle emblematiche <i>fogatas</i> (falò) e nelle barricate che si collocarono negli accessi al villaggio, nessuno entrava o usciva senza autorizzazione. La devastazione di più dell&#8217;80% dei suoi boschi, le estorsioni e i sequestri di cui erano vittime, li fecero reagire quando i taglia-boschi si volevano accaparrare le risorse della sorgente de <i>La Cofradía</i>. Fu quello il momento in cui donne e uomini si unirono per scacciarli dal proprio villaggio.</p>
<p align="JUSTIFY">Oggi, al posto delle barricate, ci sono Posti di Vigilanza fatti di mattoni. Gli integranti della ronda comunitaria, che apparivano col volto coperto e con “scoppette” e pali, oggi hanno un uniforme, sono armati e ricevono un compenso ufficiale per il loro servizio. La questione, riconosce Navarrete Moreno, è che “la ronda non si trasformi in un semplice organo di sicurezza pubblica”, il che significherebbe la loro perdizione e presto o tardi diventerebbe il nemico.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa situazione, aggiunge l&#8217;integrante del <i>Consejo de Procuración y Conciliación</i>, “si può evitare con la formazione politica. E questo è un lavoro che deve svilupparsi in seno alla stessa comunità”.</p>
<p align="JUSTIFY">Senza dubbio, oggi le ronde funzionano. Formate da 95 uomini della comunità che proteggono le tre entrate al villaggio: Nahuatzén, Paracho y Zamora, dove ci sono i Posti di Vigilanza. Di notte pattugliano le strade sterrate ed i boschi e due gruppi realizzano pattugliamenti all&#8217;interno del villaggio. Per tutti gli intervistati, questo ha coinciso con la diminuzione della distruzione dei boschi di un 80-90%; lo stesso vale per rapine ed altri atti di delinquenza come le estorsioni. La vita è cambiata.</p>
<p align="JUSTIFY">“Ed anche se ci sono ancora persone che tagliano la legna dei boschi”, riconosce il prof. José Guadalupe, integrante del<i> Consejo Mayor</i>, “nulla è come prima”. Le questioni in gioco adesso sono altre, tra cui il Piano di Sviluppo Municipale, la sicurezza e la giustizia, la ricostituzione del territorio, dimostrare che questo tipo di governo orizzontale funziona meglio di quello verticale e, cosa più importante, lo sviluppo di un sistema educativo che è la colonna vertebrale della comunità tutta.</p>
<p align="JUSTIFY">Un altro problema, continua il professore, è rappresentato dai partiti politici. Ora dice, “non solo dobbiamo stare attenti alla criminalità ma anche ai partiti che cercano la maniera di dividerci”.</p>
<p align="JUSTIFY">Riguardo la ricostituzione del territorio, spiega, che questo è un lavoro di lunga durata, “infatti non si tratta solo di recuperare i boschi, ma anche l&#8217;acqua, gli animali, le montagne, i luoghi sacri, le vallate e la cosmovisione del nostro popolo. Questo è un lavoro che compete a tutta la comunità”.</p>
<p align="JUSTIFY">Salvador Torres aggiunge che lo Stato è obbligato a ristabilire l&#8217;attività agricola e d&#8217;allevamento che sono andate perse a causa della politica di insicurezza e violenza messa in campo nel passato sessennio e che continua fino ad ora. In questi due anni lo Stato ha fatto solo due riforestazioni, però manca ancora recuperare un&#8217;enorme varietà di flora e fauna. Si tratta di prendere sul serio e tenere in conto la forma di relazione che hanno le comunità con le risorse naturali. Cosa che non è avvenuta”.</p>
<p align="JUSTIFY">“Noi”, segnala il prof. Guadalupe, “diciamo che non si tratta che il governo ci aiuti, ma chi ci lasci in pace. La comunità va ricostituendo il suo territorio però molte volte i progetti governativi hanno un costo enorme, vale a dire che molte cose che ci danneggiano, come i partiti politici ed altre cose che non hanno nulla a che fare con noi”.</p>
<p align="JUSTIFY">Riguardo l&#8217;educazione, un gruppo di maestri che lavorano nelle istituzioni educative stanno realizzando un progetto che tiene conto del contesto in cui si trovano le scuole, della lingua <i>purhépecha</i> e delle cultura, come ad esempio le piante medicinali, la sapienza dei più vecchi, etc.</p>
<p align="JUSTIFY">Quello che aspetta a Cherán, segnala Torres, avvocato e partecipante del Congresso Nazionale Indigeno (CNI), è fare in modo che la partecipazione del villaggio torni ad essere integrale, con uomini, donne e bambini, perché ci sono stati momenti in cui alcuni erano dubbiosi. Nelle assemblee ci sono donne e uomini e non esiste questa cattiva influenza dei partiti politici che provano a sabotare questa forma organizzativa. “E&#8217; molto più naturale una democrazia in cui partecipino tutt@. Questo è l&#8217;obbiettivo a cui aspiriamo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Cosa succede dopo il primo dicembre in Messico?</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 19:40:51 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tradotto dal sito: <strong><a href="http://desinformemonos.org/2012/12/que-sigue-despues-del-1-de-diciembre-en-mexico/">http://desinformemonos.org/2012/12/que-sigue-despues-del-1-de-diciembre-en-mexico/</a></strong></p>
<p><img class="alignright" title="VS EPN" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT8HaYWD4q5N4XOFl-O-t45vdqJCikUq8OTYeEYN8MA3rW1aObcTQ" alt="" width="300" height="168" /></p>
<p><strong>Messico.</strong> Il messaggio di Peña Nieto è che “è arrivato la mano dura mascherata da discorso di privilegiare il dialogo e poi di applicare uno Stato di Diritto basato sulla repressione rispetto una domanda legittima” segnala Trinidad Ramírez, del Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra di Atenco. Però chiarisce che “non siamo abbattuti per questa imposizione; questo è il momento di fare un appello all&#8217;unità e l&#8217;organizzazione”.</p>
<div id="BlogContent" dir="LTR">
<p align="JUSTIFY">Mentre domenica primo dicembre i mezzi di comunicazione mostravano un Peña Nieto sorridente ed impeccabile nella sua presa di potere come presidente della repubblica messicana, i corpi polizieschi reprimevano le manifestazioni di scontento di migliaia di cittadini.</p>
<p align="JUSTIFY">Della giornata con decine di feriti –alcuni gravi, uno in coma indotto ed un altro che ha perso un occhio-, ore di scontri e più di cento arresti arbitrari a Città del Messico e a Guadalajara (stato di Jalisco), nei mezzi di comunicazione di massa sono solo apparse le immagini di lanci di bombe molotov e dei danni provocati a banche e hotel.<span id="more-15532"></span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Il messaggio</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Quello che è successo l&#8217;1 dicembre “è stata una lotta e difesa legittima” di un popolo “ che dice di non riconoscere il presidente”, dice Trinidad. “Da una parte stavano quelli con le armi da fuoco e dall&#8217;altra quelli che si difendevano con quello che si trovava”, sostiene la compagna del Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra (FPDT) di Atenco, e ricorda che la repressione attuata da Peña Nieto contro Atenco nel 2006 -con un saldo di due ragazzi morti, violenze sessuali alle donne, decine di feriti gravi e arresti- fu un esempio della maniera repressiva con cui intende governare.</p>
<p align="JUSTIFY">Javier Bautista, partecipante del movimento #YoSoy132, ritiene che l&#8217;operato della polizia è una dimostrazione del fatto che il governo di Enrique Peña Nieto andrà a reprimere e criminalizzare i movimenti critici verso la sua presidenza. “L&#8217;operazione orchestrata da Mondragón e Kalb, contava su un gran numero di infiltrati della polizia”, assicurando di averne le prove.</p>
<p align="JUSTIFY">Il ricercatore sottolinea che lo Stato cerca di bollare come violenta la protesta sociale per poterla colpire legalmente. “I nostri compagni sono accusati di rottura della pace pubblica, molto simile all&#8217;accusa di sedizione che usava il governo del PRI per reprimere gli studenti nel 1968” e aggiunge che il movimento non abbandona gli arrestati e che rifiuta la violenza generata dallo Stato in vari modi”. Javier conferma che #YoSoy132 rimane “un movimento pacifico, apartitico e plurale”.</p>
<p align="JUSTIFY">Per Jorge Salinas, del collettivo di Telefonistas Zapatistas, che subì una dura repressione da parte di EPN nel 2006, il 1 dicembre è chiarificatore della nozione di Stato di Diritto che ha Peña Nieto, come aveva dimostrato ad Atenco: “imporsi con la forza”. Testimone dei fatti Jorge dice che Juan Francisco Quinquedal “Kuy”, il ferito più grave della giornata (che è rimasto in coma indotto fino al 2 dicembre) era appena arrivato alla manifestazione quando la polizia caricò tutti.</p>
<p align="JUSTIFY">“Siamo molto preoccupati; quello che abbiamo visto ieri è stato crudele: la repressione alla società”, sottolinea Santos de la Cruz, del popolo wirrárika. Dinanzi la imposizione di EPN “da parte della classe politica e ricca, quello che preoccupa è che non tutti stiamo reagendo a questa situazione che colpisce tutti i messicani”, segnale il difensore della terra sacra Wirikuta.</p>
<p align="JUSTIFY">Per Salvador Campanur, uno dei <em>comuneros</em> di Cherán, i media “non affrontano il tema della violenza che si genera dall&#8217;alto”, dove sono collusi con la criminalità, ma esaltano quello che succede nelle strade quando la gente reclama i suoi diritti perché “questo non gli piace e vogliono mettergli fine”. Aggiunge che “oggi restano dispersi, feriti, arrestati e di tutto questo deve rendere conto questo governo”.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Il sessennio che inizia</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Trinidad Ramírez segnala che il governo peñista rappresenta la continuità della politica repressiva di Calderón, che lascia una scia “di assassinii, repressione, sparizioni, miseria e disoccupazione”. Il Frente de Pueblos continuerà ad organizzarsi perché la sua rivendicazione principale resta la difesa della terra, la storia, le ricchezze naturali e la vera impartizione della giustizia, appunta. “Oggi che fa la sua entrata alla presidenza il repressore del 2006, dobbiamo cercare il modo di organizzarci per difendere i diritti di tutti e di unirci tra compagni, arrivino da dove arrivino, perché è dovere di tutti lottare per la terra, l&#8217;educazione la casa e la salute”.</p>
<p align="JUSTIFY">Per Javier Bautista, le condizioni del paese cambiano radicalmente dal primo dicembre. “Sappiamo che per EPN non solo rappresentiamo l&#8217;opposizione sociale, bensì i suoi nemici”, e per questo il movimento deve riorganizzarsi; innanzitutto per liberare i suoi prigionieri e poi per capire come organizzare la resistenza. I giovani di YoSoy132 cercheranno di aprire canali per cui non solo loro ma tutta la società, possa esprimere la propria rabbia. Come esempio riporta che il 1 dicembre c&#8217;erano molte manifestazioni e “non tutte violente” ma che esprimevano alla stessa maniera il disgusto per il ritorno del PRI”.</p>
<p align="JUSTIFY">#YoSoy132 sa di essere “nel mirino del governo”, dice Javier, e “cercherà canali di interlocuzione con altri attori sociali, come intellettuali e movimenti”, e di riprendere la comunicazione con la società civile.</p>
<p align="JUSTIFY">Jorge Salinas segnale che non bisogna aspettarsi nulla da questo governo, ma generare le condizioni di organizzarsi per autogestirsi e resistere “come i compagni della Polizia Comunitaria, i zapatisti, Cherán, Atenco, i wirrárika, i yaqui; saranno sei anni di resistenza che spero sia pacifica” perché “se a Calderón non importavano le migliaia di morti della sua guerra, tanto meno importa a questi di ammazzare, torturare e reprimere”.</p>
<p align="JUSTIFY">Per Salvador Campanur, <em>comunero</em> di Cherán, non c&#8217;è nulla di nuovo in questo primo dicembre ma una continuità che si trascina dal salinismo. “I progetti capitalisti continuano dal 1992 –quando si riformò l&#8217; articolo 27 costituzionale affinché si firmasse il Trattato di Libero Commercio (NAFTA) e si procedesse alla privatizzazione del territorio messicano-”, segnala, e questo significò per gli indigeni e i contadini la spartizione e privazione della loro terra e territorio. “EPN è una delle 4 ruote del carro capitalista: disprezzo, discriminazione, privazione e distruzione”.</p>
<p align="JUSTIFY">“La prospettiva per i popoli indio è una politica di morte e sterminio; ce lo hanno confermato dall&#8217;applicazione della legge, del modo di lavorare del Congresso e dei partiti e i politici che stanno a Los Pinos, che adesso sono del PRI”, spiega. Per questo “l&#8217;unico cammino che ci resta come indio è difendere i nostri territori, la autonomia e la libera determinazione da quelli in alto, che vogliono privatizzare e rubarci le terre”</p>
<p align="JUSTIFY">La lotta del popolo wirrárika “continua” contro Peña Nieto, segnala De la Cruz. “Dobbiamo essere molto forti perché sarà un sessennio molto duro ma restiamo coscienti di quello che facciamo: rivendicare i nostri diritti e i nostri luoghi sacri”.</p>
<p align="JUSTIFY">“Dobbiamo coscientizzarci e consolidare alleanze fra popoli per non permettere queste situazioni e cercare la strategia per continuare a resistere come popoli del Congresso Nazionale Indigeno”, appunta Santos de la Cruz; “dobbiamo essere molto intelligenti nel porre le nostre questioni sull&#8217;agenda nazionale o semplicemente continuare a camminare come lo abbiamo sempre fatto, attraverso l&#8217;esercizio dell&#8217;autonomia e della libera determinazione”. Il wixárika spera che la società messicana “possa seguire l&#8217;esempio dei popoli nativi, dove si vive una democrazia reale; questo non succede nella Nazione e questo deve preoccupare tutti””.</p>
</div>
<p align="RIGHT"> Traduzione: LaPIRATA</p>
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		<title>[Mex] Imboscata dei paramilitari a Cheran</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Aug 2012 15:50:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal sito del Nodo Solidale: http://www.autistici.org/nodosolidale/news_det.php?l=it&#38;id=2197 Si denunciano aggressioni a &#8220;comuneros&#8221; di Cheran Secondo le informazioni diffuse dal Centro dei Media Liberi di Citta&#8217; del Messico e altri mezzi di comunicazione, lo scorso mercoledi&#8217;, primo di agosto, i &#8220;comuneros&#8221; di Cheran che effettuavano una ronda di vigilanza sono stati aggrediti da uomini pesantemente armati. In &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/08/10/mex-imboscata-dei-paramilitari-a-cheran/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito del Nodo Solidale: <a href="http://www.autistici.org/nodosolidale/news_det.php?l=it&amp;id=2197" target="_blank">http://www.autistici.org/nodosolidale/news_det.php?l=it&amp;id=2197</a></p>
<h2><strong>Si denunciano aggressioni a &#8220;comuneros&#8221; di Cheran</strong></h2>
<p><img class="alignleft" title="Cheran" src="http://www.megafono.lunasexta.org/sites/default/files/field/image/20120713%20Mitin%20en%20solidaridad%20con%20Cheran%20Keri.jpg" alt="" width="224" height="384" />Secondo le informazioni diffuse dal Centro dei Media Liberi di Citta&#8217; del Messico e altri mezzi di comunicazione, lo scorso mercoledi&#8217;, primo di agosto, i &#8220;comuneros&#8221; di Cheran che effettuavano una ronda di vigilanza sono stati aggrediti da uomini pesantemente armati. In un comunicato, il Consejo Mayor del Governo Comunale di Cheran ha denunciato la recente aggressione, della quale furono oggetto i comuneros che realizzavano un pattugliamento di routine, con il fine di controllare i solchi presenti nei loro campi. I comuneros sono stati aggrediti da piu&#8217; di venti uomini notevolmente armati che provenivano dalla localita&#8217; del Cerecito, i quali si muovevano in una camionetta e avrebbero sparato in ripetute occasioni senza riportare feriti. Nello stesso comunicato il governo comunitario di Cheran menziona che &#8220;risulta imminente il rischio e la vulnerabilita&#8217; della nostra comunita&#8217; a causa dei gruppi armati che cercano di privarci dei nostri boschi e del nostro territorio per farne un uso illecito, attraverso minacce e intimidazioni&#8221; e esortano le autorita&#8217; a soddisfare le richieste della comunita&#8217;, tra le quali sicurezza e giustizia. In questo senso, le autorita&#8217; di Cheran hanno chiesto alla ronda comunitaria di rinforzare le misure di sicurezza nella comunita&#8217; e nei punti di accesso, inoltre, hanno fatto appello alla popolazione per intensificare le precauzioni di fronte alla minaccia di nuove aggressioni da parte degli abitanti del Cerecito, che, fra l&#8217;altro, in questo momento hanno catturato ad alcuni agenti della polizia giudiziaria per la presunta morte di uno dei propri compagni durante uno scontro con i comuneros di Cheran. <span id="more-13722"></span>Nel aprile del 2011, gli abitanti della comunita&#8217; indigena di Cheran si sono scontrati contro i tagliaboschi che stavano disboscando la zona gia&#8217; da anni, sotto la protezione e il controllo di gruppi legati al narcotraffico e sotto lo sguardo complice dei funzionari del governo che non hanno mai agito contro questi. In quei stessi mesi la comunita&#8217; disconobbe le autorita&#8217; municipali e la polizia, accusati di complicita&#8217; nei confronti di questi gruppi criminali. Da allora e di fronte all&#8217;assenza di risposte delle autorita&#8217; federali e statali, Cheran si affida ad una forma di governo comunitario basato sull&#8217;assemblea generale e varie assemblee di quartiere. Successivamente all&#8217;assassinio, lo scorso aprile, di due comuneros, il governo dello stato si era impegnato ad assicurare operazioni di sicurezza nella zona, invece gli abitanti denunciano la mancanza d&#8217;interesse tanto del governo statale come del governo federale dato che queste operazioni non si sono mai fatte. La situazione della comunita&#8217; di Cheran e&#8217; rimasta molto tesa dal sequestro e dall&#8217;assassinio di Urbano Macias e Guadalupe Geronimo per mano dei tagliaboschi del Cerecito.</p>
<p>Tradotto da La Pirata</p>
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