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	<title>mexico @ nomads network &#187; america latina</title>
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		<title>Cosa succede dopo il primo dicembre in Messico?</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 19:40:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pkt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tradotto dal sito: http://desinformemonos.org/2012/12/que-sigue-despues-del-1-de-diciembre-en-mexico/ Messico. Il messaggio di Peña Nieto è che “è arrivato la mano dura mascherata da discorso di privilegiare il dialogo e poi di applicare uno Stato di Diritto basato sulla repressione rispetto una domanda legittima” segnala Trinidad Ramírez, del Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra di Atenco. Però chiarisce &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/12/04/cosa-succede-dopo-il-primo-dicembre-in-messico/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tradotto dal sito: <strong><a href="http://desinformemonos.org/2012/12/que-sigue-despues-del-1-de-diciembre-en-mexico/">http://desinformemonos.org/2012/12/que-sigue-despues-del-1-de-diciembre-en-mexico/</a></strong></p>
<p><img class="alignright" title="VS EPN" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT8HaYWD4q5N4XOFl-O-t45vdqJCikUq8OTYeEYN8MA3rW1aObcTQ" alt="" width="300" height="168" /></p>
<p><strong>Messico.</strong> Il messaggio di Peña Nieto è che “è arrivato la mano dura mascherata da discorso di privilegiare il dialogo e poi di applicare uno Stato di Diritto basato sulla repressione rispetto una domanda legittima” segnala Trinidad Ramírez, del Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra di Atenco. Però chiarisce che “non siamo abbattuti per questa imposizione; questo è il momento di fare un appello all&#8217;unità e l&#8217;organizzazione”.</p>
<div id="BlogContent" dir="LTR">
<p align="JUSTIFY">Mentre domenica primo dicembre i mezzi di comunicazione mostravano un Peña Nieto sorridente ed impeccabile nella sua presa di potere come presidente della repubblica messicana, i corpi polizieschi reprimevano le manifestazioni di scontento di migliaia di cittadini.</p>
<p align="JUSTIFY">Della giornata con decine di feriti –alcuni gravi, uno in coma indotto ed un altro che ha perso un occhio-, ore di scontri e più di cento arresti arbitrari a Città del Messico e a Guadalajara (stato di Jalisco), nei mezzi di comunicazione di massa sono solo apparse le immagini di lanci di bombe molotov e dei danni provocati a banche e hotel.<span id="more-15532"></span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Il messaggio</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Quello che è successo l&#8217;1 dicembre “è stata una lotta e difesa legittima” di un popolo “ che dice di non riconoscere il presidente”, dice Trinidad. “Da una parte stavano quelli con le armi da fuoco e dall&#8217;altra quelli che si difendevano con quello che si trovava”, sostiene la compagna del Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra (FPDT) di Atenco, e ricorda che la repressione attuata da Peña Nieto contro Atenco nel 2006 -con un saldo di due ragazzi morti, violenze sessuali alle donne, decine di feriti gravi e arresti- fu un esempio della maniera repressiva con cui intende governare.</p>
<p align="JUSTIFY">Javier Bautista, partecipante del movimento #YoSoy132, ritiene che l&#8217;operato della polizia è una dimostrazione del fatto che il governo di Enrique Peña Nieto andrà a reprimere e criminalizzare i movimenti critici verso la sua presidenza. “L&#8217;operazione orchestrata da Mondragón e Kalb, contava su un gran numero di infiltrati della polizia”, assicurando di averne le prove.</p>
<p align="JUSTIFY">Il ricercatore sottolinea che lo Stato cerca di bollare come violenta la protesta sociale per poterla colpire legalmente. “I nostri compagni sono accusati di rottura della pace pubblica, molto simile all&#8217;accusa di sedizione che usava il governo del PRI per reprimere gli studenti nel 1968” e aggiunge che il movimento non abbandona gli arrestati e che rifiuta la violenza generata dallo Stato in vari modi”. Javier conferma che #YoSoy132 rimane “un movimento pacifico, apartitico e plurale”.</p>
<p align="JUSTIFY">Per Jorge Salinas, del collettivo di Telefonistas Zapatistas, che subì una dura repressione da parte di EPN nel 2006, il 1 dicembre è chiarificatore della nozione di Stato di Diritto che ha Peña Nieto, come aveva dimostrato ad Atenco: “imporsi con la forza”. Testimone dei fatti Jorge dice che Juan Francisco Quinquedal “Kuy”, il ferito più grave della giornata (che è rimasto in coma indotto fino al 2 dicembre) era appena arrivato alla manifestazione quando la polizia caricò tutti.</p>
<p align="JUSTIFY">“Siamo molto preoccupati; quello che abbiamo visto ieri è stato crudele: la repressione alla società”, sottolinea Santos de la Cruz, del popolo wirrárika. Dinanzi la imposizione di EPN “da parte della classe politica e ricca, quello che preoccupa è che non tutti stiamo reagendo a questa situazione che colpisce tutti i messicani”, segnale il difensore della terra sacra Wirikuta.</p>
<p align="JUSTIFY">Per Salvador Campanur, uno dei <em>comuneros</em> di Cherán, i media “non affrontano il tema della violenza che si genera dall&#8217;alto”, dove sono collusi con la criminalità, ma esaltano quello che succede nelle strade quando la gente reclama i suoi diritti perché “questo non gli piace e vogliono mettergli fine”. Aggiunge che “oggi restano dispersi, feriti, arrestati e di tutto questo deve rendere conto questo governo”.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Il sessennio che inizia</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Trinidad Ramírez segnala che il governo peñista rappresenta la continuità della politica repressiva di Calderón, che lascia una scia “di assassinii, repressione, sparizioni, miseria e disoccupazione”. Il Frente de Pueblos continuerà ad organizzarsi perché la sua rivendicazione principale resta la difesa della terra, la storia, le ricchezze naturali e la vera impartizione della giustizia, appunta. “Oggi che fa la sua entrata alla presidenza il repressore del 2006, dobbiamo cercare il modo di organizzarci per difendere i diritti di tutti e di unirci tra compagni, arrivino da dove arrivino, perché è dovere di tutti lottare per la terra, l&#8217;educazione la casa e la salute”.</p>
<p align="JUSTIFY">Per Javier Bautista, le condizioni del paese cambiano radicalmente dal primo dicembre. “Sappiamo che per EPN non solo rappresentiamo l&#8217;opposizione sociale, bensì i suoi nemici”, e per questo il movimento deve riorganizzarsi; innanzitutto per liberare i suoi prigionieri e poi per capire come organizzare la resistenza. I giovani di YoSoy132 cercheranno di aprire canali per cui non solo loro ma tutta la società, possa esprimere la propria rabbia. Come esempio riporta che il 1 dicembre c&#8217;erano molte manifestazioni e “non tutte violente” ma che esprimevano alla stessa maniera il disgusto per il ritorno del PRI”.</p>
<p align="JUSTIFY">#YoSoy132 sa di essere “nel mirino del governo”, dice Javier, e “cercherà canali di interlocuzione con altri attori sociali, come intellettuali e movimenti”, e di riprendere la comunicazione con la società civile.</p>
<p align="JUSTIFY">Jorge Salinas segnale che non bisogna aspettarsi nulla da questo governo, ma generare le condizioni di organizzarsi per autogestirsi e resistere “come i compagni della Polizia Comunitaria, i zapatisti, Cherán, Atenco, i wirrárika, i yaqui; saranno sei anni di resistenza che spero sia pacifica” perché “se a Calderón non importavano le migliaia di morti della sua guerra, tanto meno importa a questi di ammazzare, torturare e reprimere”.</p>
<p align="JUSTIFY">Per Salvador Campanur, <em>comunero</em> di Cherán, non c&#8217;è nulla di nuovo in questo primo dicembre ma una continuità che si trascina dal salinismo. “I progetti capitalisti continuano dal 1992 –quando si riformò l&#8217; articolo 27 costituzionale affinché si firmasse il Trattato di Libero Commercio (NAFTA) e si procedesse alla privatizzazione del territorio messicano-”, segnala, e questo significò per gli indigeni e i contadini la spartizione e privazione della loro terra e territorio. “EPN è una delle 4 ruote del carro capitalista: disprezzo, discriminazione, privazione e distruzione”.</p>
<p align="JUSTIFY">“La prospettiva per i popoli indio è una politica di morte e sterminio; ce lo hanno confermato dall&#8217;applicazione della legge, del modo di lavorare del Congresso e dei partiti e i politici che stanno a Los Pinos, che adesso sono del PRI”, spiega. Per questo “l&#8217;unico cammino che ci resta come indio è difendere i nostri territori, la autonomia e la libera determinazione da quelli in alto, che vogliono privatizzare e rubarci le terre”</p>
<p align="JUSTIFY">La lotta del popolo wirrárika “continua” contro Peña Nieto, segnala De la Cruz. “Dobbiamo essere molto forti perché sarà un sessennio molto duro ma restiamo coscienti di quello che facciamo: rivendicare i nostri diritti e i nostri luoghi sacri”.</p>
<p align="JUSTIFY">“Dobbiamo coscientizzarci e consolidare alleanze fra popoli per non permettere queste situazioni e cercare la strategia per continuare a resistere come popoli del Congresso Nazionale Indigeno”, appunta Santos de la Cruz; “dobbiamo essere molto intelligenti nel porre le nostre questioni sull&#8217;agenda nazionale o semplicemente continuare a camminare come lo abbiamo sempre fatto, attraverso l&#8217;esercizio dell&#8217;autonomia e della libera determinazione”. Il wixárika spera che la società messicana “possa seguire l&#8217;esempio dei popoli nativi, dove si vive una democrazia reale; questo non succede nella Nazione e questo deve preoccupare tutti””.</p>
</div>
<p align="RIGHT"> Traduzione: LaPIRATA</p>
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		<title>[Messico] Reportage audio sulle radio comunitarie dello stato di Guerrero</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 13:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Entrevistas con Radios Comunitarias de Guerrero En el marco de una gira de talleres con la Red de Radios Comunitarias y Medios Libres de Guerrero, realizada por compañer@s de Nomads/PIRATA (Italia) publicamos las entrevistas a l@s compañer@s de Radio Voces Nuestras, Radio Palabra Verdadera, Vaza Radio, Radio Unisur, Radio Voz de la Costa Chica y &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/11/26/messico-reportage-audio-sulle-radio-comunitarie-dello-stato-di-guerrero/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
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<div>
<h3><strong>Entrevistas con Radios Comunitarias de Guerrero</strong></h3>
<p><strong></strong> <img class="alignleft" src="http://www.distintaslatitudes.net/wp-content/uploads/2011/11/MapaGuerrero1.jpeg" alt="" width="300" height="228" /></p>
<p>En el marco de una gira de talleres con la Red de Radios Comunitarias y Medios Libres de Guerrero, realizada por compañer@s de Nomads/PIRATA (Italia) publicamos las entrevistas a l@s compañer@s de Radio Voces Nuestras, Radio Palabra Verdadera, Vaza Radio, Radio Unisur, Radio Voz de la Costa Chica y Radio Voz de los Pueblos. Seguirá la entrevista de Radio Nomndaa.</p>
<p>Las entrevistas se tomaron en las 2 regiones de Montaña y Costa Chica del Estado de Guerrero, unas de las mas pobres y problematicas del Estado.</p>
<p><strong>RADIO NOMNDAA</strong></p>
<p><iframe src="http://archive.org/embed/EntrevistaARadioNomndaa" frameborder="0" width="500" height="30"></iframe></p>
<p>http://archive.org/details/EntrevistaARadioNomndaa</p>
<p>A mitad de Junio la Pirata visita Xochistlahuaca, municipio de la Costa Chica de Guerrero, donde vive uno de los pueblos nativos de esta region, los amuzgo. Desde 2002 en este pueblo existe Radio Nomndaa, la Palabra del Agua, una radio comunitaria e indipendiente. Unos de sus locutores y fondadores nos cuentan su historia y proyecto en este entrevista audio.<span id="more-12422"></span></p>
<p><strong>RADIO VOCES NUESTRAS de AYOTZINAPA</strong></p>
<p><iframe src="http://archive.org/embed/EntrevistaAlComiteDeRadioVocesNuestrasDeAyotzinapa&amp;playlist=1" frameborder="0" width="680" height="90"></iframe><br />
<a href="http://archive.org/details/EntrevistaAlComiteDeRadioVocesNuestrasDeAyotzinapa" target="_blank">http://archive.org/details/EntrevistaAlComiteDeRadioVocesNuestrasDeAyotzinapa</a></p>
<p>Aquí va una entrevista realizada en mayo 2012 al Comite&#8217; de Radio Voces Nuestras de la Escuela Normal Rural de Ayotzinapa. Hay una version integral de la entrevista y otra ya editada con musica, lista para ser trasmitida. Durata: 46,57 min</p>
<p><strong>RADIO PALABRAS VERDADERA de CHILAPA</strong></p>
<p><iframe src="http://archive.org/embed/EntrevistaALaRadioPalabraVerdadera" frameborder="0" width="680" height="90"></iframe><a href="http://archive.org/details/EntrevistaALaRadioPalabraVerdadera" target="_blank">http://archive.org/details/EntrevistaALaRadioPalabraVerdadera</a></p>
<p>Esta es una entrevista realizada en Mayo 2012 a los integrantes de la radio comunitaria Palabra Verdadera di Chilapa, municipio de la Montaña de Guerrero. Hay 2 versiones: una completa y otra con musica, lista para trasmitir. Durata: 49,30 min</p>
<p><strong>VAZA RADIO de TLAPA DE COMONFORT</strong></p>
<p><iframe src="http://archive.org/embed/EntrevistaVazaRadio" frameborder="0" width="680" height="90"></iframe><a href="http://archive.org/details/EntrevistaVazaRadio" target="_blank">http://archive.org/details/EntrevistaVazaRadio</a></p>
<p>Entrevista a Vaza Radio, junio de 2012, radio comunitaria de Tlapa, municipio de la Montaña de Guerrero hay una version con pura voz (integra) y otra con música lista para transmitirse. Durata: 48,54 min</p>
<p><strong>RADIO UNISUR de CUAJINICUILAPA</strong></p>
<p><iframe src="http://archive.org/embed/EntrevistaARadioUnisur" frameborder="0" width="680" height="90"></iframe><a href="http://archive.org/details/EntrevistaARadioUnisur" target="_blank">http://archive.org/details/EntrevistaARadioUnisur</a></p>
<p>A mitad de Junio 2012, entrevistamos el ing. Bulmaro, coordinador de la Unidad Academica UNISUR de Cuajinicuilapa y dos de los locutores de Radio Unisur. Durata: 37:20 min</p>
<p><strong>RADIO VOZ DE LA COSTA CHICA de SAN LUIS ACATLAN</strong></p>
<p><iframe src="http://archive.org/embed/EntrevistaALaRadioVozDeLaCostaChicaDeSanLuisAcatlan" frameborder="0" width="680" height="90"></iframe><a href="http://archive.org/details/EntrevistaALaRadioVozDeLaCostaChicaDeSanLuisAcatlan" target="_blank">http://archive.org/details/EntrevistaALaRadioVozDeLaCostaChicaDeSanLuisAcatlan</a></p>
<p>A mitad de Junio 2012, la PIRATA visita la Casa de Justicia de San Luis Acatlan, sede de la CRAC (Coordinadora Regional de Autoridades Comunitaria) Policia Comunitaria. En la dicha Casa se encontra tambien la cabina de Radio Voz de la Costa Chica, 98,3FM. Entrevistamos el coordinador de la radio el prof.Delfino, una ex-locutora y ahora colaboradora de la CRAC y tres de los chicos que transmiten diariamente. Durata: 46,30 min</p>
<p><strong>RADIO VOZ DE LOS PUEBLOS de ESPINO BLANCO</strong></p>
<p><iframe src="http://archive.org/embed/EntrevistaARadioVozDeLosPueblos" frameborder="0" width="680" height="90"></iframe><a href="http://archive.org/details/EntrevistaARadioVozDeLosPueblos" target="_blank">http://archive.org/details/EntrevistaARadioVozDeLosPueblos</a></p>
<p>Entrevista a uno de los coordinatores y locutores de la Radio Voz de los Pueblos, ubicada en la Casa de Justicia de la CRAC de Espino Blanco, municipio de Malinaltepec, en la Montaña Alta de Guerrero. Junio 2012 Durata: 15:19 min</p>
<p><strong>PD. Hay otro enlace a una servidora indipendente: <a href="http://www.arkiwi.org/path64/UGlyYXRhL2F1ZGlvUmFkaW9HdWVycmVybw/html" target="_blank">http://www.arkiwi.org/path64/UGlyYXRhL2F1ZGlvUmFkaW9HdWVycmVybw/html</a></strong></p>
<p>¿Que es la Red de Radios Comunitarias de Guerrero? <a href="http://desinformemonos.org/2012/04/nace-radios-comunitarias-y-medios-libres-guerrero-13-de-abril-2012/" target="_blank">http://desinformemonos.org/2012/04/nace-radios-comunitarias-y-medios-libres-guerrero-13-de-abril-2012/</a> &#8220;[...] La Red de Radios Comunitarias y Medios Libres de Guerrero se agrupa bajo los siguientes principios: Respeto y fomento de la autonomía de cada radio y cada pueblo, apoyo mutuo, solidaridad, luchamos contra el capitalismo, somos y nos mantendremos independientes de los partidos políticos y de quienes se ostentan como gobierno, estamos en contradel proselitismo religioso, trabajamos por la autogestión, somos una Red sin representantes, tomamos las decisiones por consenso y en asamblea, luchamos contra la enajenación en defensa de nuestra identidad y por el ejercicio de nuestros derechos colectivos.&#8221;</p>
</div>
</div>
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		<title>[Mex-Articolo] L’autonomia di fronte ai cicli del capitale di Raul Zibechi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 06:20:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se durante i primi mesi dello scorso decennio i movimenti anti-sistema hanno occupato il centro dello scenario politico latinoamericano, questo luogo privilegiato è ora corrisposto agli stati, amministrati da forze di segno diverso da quelle che sono state protagoniste della riforma neoliberista. Per quanto i governi emersi da questo formidabile ciclo di lotta, che ha &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/07/12/mex-articolo-lautonomia-di-fronte-ai-cicli-del-capitale-di-raul-zibechi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nomads.indivia.net/2012/07/12/mex-articolo-lautonomia-di-fronte-ai-cicli-del-capitale-di-raul-zibechi/siqueiros-2/" rel="attachment wp-att-12612"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12612" src="http://nomads.indivia.net/wp-content/uploads/siqueiros1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Se durante i primi mesi dello scorso decennio i movimenti anti-sistema hanno occupato il centro dello scenario politico latinoamericano, questo luogo privilegiato è ora corrisposto agli stati, amministrati da forze di segno diverso da quelle che sono state protagoniste della riforma neoliberista. Per quanto i governi emersi da questo formidabile ciclo di lotta, che ha delegittimato il Consenso di Washington, siano affini ai movimenti, quest’ultimi non possono delegare i loro obiettivi emancipatori agli stati-nazione.<span id="more-12592"></span>Essi hanno necessariamente una logica diversa, come appena dimostrato nella recente crisi boliviana, causata dal “gasolinazo” decretato dal presidente Evo Morales. L’azione collettiva si attiva normalmente in periodi di crisi economica e di crisi di governabilità. Ossia quando il mercato non è piú in grado di garantire la sopravvivenza della popolazione e quando lo Stato non ha la sufficiente legittimità per garantire l’ordine interno. Detto in maniera diversa: dalle fessure che ogni tanto le sorde resistenze dal basso riescono ad aprire nel modello di dominazione, si attivano grandi movimenti che a volte minacciano l’ordine egemonico, tessendo organizzazioni multiple. Poi,una volta passato il picco della crisi, l’economia recupera il suo dinamismo, si formano nuovi governi con maggiore legittimità, l’attivismo sociale diminuisce, i movimenti appassiscono e in basso a sinistra s’installa la demoralizzazione e la confusione. Questo processo abituale è stato definito come ciclo di lotte. Uno dei problemi dovuti dalla produzione ciclica dell’azione sociale (flusso/riflusso), è dovuto alla perdita di potenziale organizzato e alla dissipazione della coscienza acquistata nei periodi di riflusso. Quando poi si rilancia l’azione, buona parte dell’energia serve per ricostruire l’organizzazione sociale e politica. Una delle maggiori sfide dei movimenti e dei militanti anti-sistema, si distingue da sempre per la sua capacità di rendersi autonoma dai cicli di lotta, ossia dai cicli del capitale.</p>
<p>In periodi precedenti, i rivoluzionari hanno provato a superare questi alti e bassi, che distruggono buona parte della forza sociale e politica costruita nell’apogeo della mobilitazione, attraverso i partiti politici permanenti. Essi pretendevano incarnare l’apprendistato di ogni ciclo per poi trasferirlo al seguente. La storia dimostra che ci sono tre problemi: il primo è che quello che si è imparato durante un ciclo è poco utile per il seguente. Il secondo è che gli apparati partitici si burocratizzano e cominciano ad avere interessi propri, convertendosi in un ostacolo, una volta rilanciata la lotta. Il terzo è che continua a esserci una separazione tra i quadri organizzati e la base sociale. E ogni volta che l’economia e la governabilità recuperano la forza per attirare produttori, consumatori e gestori statali, la base sociale viene trascinata verso l’integrazione al sistema. Gli attuali movimenti anti-sistemici in America Latina, soprattutto gli indigeni, i contadini e, in maniera crescente, quelli urbani, hanno caratteristiche differenti da quelle del vecchio movimento operaio. Quella principale è la costruzione di un’altra economia, ossia delle iniziative capaci di produrre una parte dei valori d’uso che necessitano le persone. Mi riferisco alle fabbriche recuperate, ai laboratori di produzione di alimenti e di altri beni, materiali e simbolici, vincolati alla salute, all’educazione, alla cultura, all’ozio e a un’infinità d’iniziative collettive di base. Questi spazi di produzione e di riproduzione della vita quotidiana sono riusciti a diventare una centralità nella vita degli oppressi, come mai è successo prima nella storia del capitalismo dipendente urbano. Queste mille iniziative, nate nell’ultimo ciclo di lotte, e che sono poi decadute senza peró scomparire, sono inserite nei territori della povertà, negli spazi che resistono all’esproprio. A mio modo di vedere esse incarnano una delle possibilità di superare la distruzione della forza organizzata che, in periodi precedenti, corrispondeva alla socialdemocrazia e che oggi corrisponde a quello che si puó definire “progressismo”. Ci sono due condizioni necessarie: la formazione e l’economia. La prima è già un patrimonio comune della maggior parte dei movimenti di nuovo tipo, che possiedono spazi permanenti di formazione autonoma, non solo dei suoi membri ma di settori piú ampi. Senza formazione/educazione sarà impossibile stabilizzare una forza politica con una relativamente ampia base sociale, che non sia culturalmente vinta dal consumismo e dalla politica del sistema. La seconda premessa è la costruzione di qualcosa che potremmo denominare un&#8217;economia in resistenza, che al momento è una realtà embrionale e complessa. Può e deve collocarsi negli spazi produttivi già esistenti, ma deve andare più lontano per conquistare settori più ampii di quelli direttamenti coinvolti nella produzione. Bisogna costruirla in maniera differente all&#8217;economia capitalista, ossia non con l&#8217;idea di accumulare ma con quella di assicurare il flusso dei valori d&#8217;uso che devono essere a disposizione di tutti e tutte. In qualche modo quest&#8217;economia dovrebbe essere ispirata alla celebre frase per cui &#8220;da ognuno secondo le proprie possibilità, a ciascuno seccondo i propri bisogni&#8221;. Questa è giusto un&#8217;indicazione, un&#8217;ispirazione, coscienti che questi spazi sono ambiti dallo Stato e dal Mercato e devono essere difesi, innalzando muri culturali più che politici, simbolici più che materiali. La costruzione dell&#8217;autonomia di quelli dal basso non puó dipendere dai cicli del capitale, poiché sarebbe come negare il proprio carattere autonomo. Oggi sappiamo che l’autonomia, nella sua capacità di spingersi più in là di un’attitudine reattiva, è la principale condizione per non far diluire il periodo di crisi attuale in una nuova e monumentale frustrazione. Sappiamo pure che la sua costruzione non deve ipotecarsi in strutture gerarchiche o stato centriche e che non sarà l’organizzazione a risolvere la sfida dell’autonomia. Saranno probabilmente la combinazione d’autoeducazione sistematica e la produzione non mercantile, quelle che ci permetteranno d’affrontare, in condizioni migliori, l’inevitabile recupero del Capitale.</p>
<p>La jornada, 14/01/11 Traduzione di Afroditea</p>
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		<title>[Mexico] Viaggio tra le radio comunitarie di Guerrero</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jul 2012 21:56:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pkt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì, 5 Luglio, 2012 Sulla Red de Radios y Medios Libres de Guerrero Vi scrivo un breve report e butto giù qualche impressione personale sul viaggio fatto per le radio comunitarie di Guerrero, tra Maggio e Giugno 2012.     La prima radio che ho visitato è stata Radio Voces Nuestras della Scuola Normal Rurale di &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/07/05/mexico-viaggio-tra-le-radio-comunitarie-di-guerrero/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6>Giovedì, 5 Luglio, 2012</h6>
<p><img class="alignleft" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e1/Mapa_guerrero.gif" alt="" width="270" height="204" /></p>
<h6><strong>Sulla Red de Radios y Medios Libres de Guerrero</strong></h6>
<h6>Vi scrivo un breve report e butto giù qualche impressione personale sul viaggio fatto per le radio comunitarie di Guerrero, tra Maggio e Giugno 2012.</h6>
<h6></h6>
<h6>    La prima radio che ho visitato è stata <strong>Radio Voces Nuestras</strong> della Scuola Normal Rurale di Ayotzinapa. Questa radio è tra le più giovani, in quanto è nata questo Febbraio 2012; l&#8217;impulso definitivo alla sua nascita è stata l&#8217;uccisione di Alexis e Jorge, il 12 dicembre 2011, durante una protesta. A gestire la radio un Comitato di studenti, che permettono trasmissioni dalle 7.00 del mattino fino alle 22.00. Hanno un attrezzatura minima ma quanto basta per poter trasmettere nel vicino municipio di Tixtla e qualche comunità nelle vicinanze. Tra le cose da dire c&#8217; è che la Scuola di Ayotzi ha una lunga tradizione di resistenza, sicuramente inquadrabile nel socialismo latino di ascendenza marxista-leninista, che sicuramente condiziona la postura degli studenti e della radio. Ma vale sicuramente la pena di pensare eventuali taller sulla questione informativa e tecnica.</h6>
<h6></h6>
<h6>    La seconda è stata la <strong>Radio Palabras Verdaderas, Uan Milauk Tlajtolli</strong> in lingua tlapaneca, che nasce anch&#8217;essa all&#8217;interno di struttura scolastiche, in questo caso una Scuola Preparatoria. Uno dei fondatori, che è stato tra i miei referenti, è il maestro Hugo, insegnante di discipline umanistiche, che tiene viva questa radio con la partecipazione di un paio di ex-studenti, alcuni alunni della scuola, individui e diverse associazioni civili della città. É attiva dal 20 Novembre 2007 e trasmette in tutto il municipio di Chilapa e molte comunità dei dintorni; ci sono diversi programmi che girano attorno 4 temi principali: politico, educativo, salute, terra e libertà. Le trasmissioni ci sono dalle 7.30 alle 22.00, anche in periodo di vacanze.<span id="more-12492"></span></h6>
<h6></h6>
<h6>     A Tlapa (mia casa base) si trova invece <strong>Vaza Radio</strong>, una esperienza quantomeno bizzarra. Si ubica nella parte alta della città, in Loma Bonita, una delle colonie che si espandono in altezza per le vallate circostanti. È gestita da una famiglia, precisamente padre, fratello e figlioletto di 9 anni e si trova in una casa privata. È una radio rocker, così si definiscono, e nasce dall&#8217;iniziativa di alcune persone di un collettivo locale che spingeva questo genere, organizzando eventi e soprattutto attraverso una trasmissione nella radio ufficiale della città, Voz della Montagna; ma quando la censura del direttore della radio ha cominciato a pressionare il gruppo di amici, molti si sono tirati fuori definitivamente, mentre altri hanno lanciato Vaza Radio. La radio è chiaramente pirata e per difficoltà logistiche e di sicurezza a trasmettere sono solo i suddetti 3 e quindi la radio manca di programmazione, contenuti e approfondimenti; ma va detto che sicuramente offre una ampia e democratica programmazione musicale, anche non-commerciale.</h6>
<h6><strong>PS</strong>. a questa radio ho lasciato un telefono che può fungere da registratore, che mi aveva donato Raccatta RAE, un&#8217;associazione bolognese che recupera tecnologie rotte o obsolete. In realtà non è stata una grande donazione, visto che lo stesso giorno abbiamo scoperto che non registrava più di un minuto, ma a qualcosina serve: foto, video e mini-recording&#8230;al massimo lo rivendono.</h6>
<h6></h6>
<h6>     <strong>Radio Nomndaa</strong> è la prima delle radio che ho visitato in un secondo shoot del viaggio, nella regione Costa Chica, a sud di Acapulco: una terra splendida che esplode di verde, montagne, fiumi, spiagge desolate e una varietà di flora e fauna impressionante. La radio si trova a Xochistlahuaca, municipio amuzgo nell&#8217;estremo sud dello stato, a poche decine di Km da Oaxaca. La gente di questo posto si è sollevata nel 2001 contro il caciquismo locale e dal Novembre 2002 si è dichiarato municipio autonomo ed è gestito dal FCIX (Fronte Civico Indigeno Xochis), mentre il “governo ufficiale” e riconosciuto del PRI si trova nella casa privata dei Rocha, una delle famiglie più potenti della zona. Come conseguenza di questi fatti nasce nel 2004 Radio Nomndaa, una magnifica esperienza comunitaria, dove la maggior parte delle trasmissioni sono in lingua nativa, l&#8217;amuzgo, e di conseguenza si può intendere che assolve un&#8217;enorme importanza a livello locale: da voce ad un popolo che altrimenti sarebbe muto ed inascoltato. Nel 2008 un operativo poliziale ha tentato di smantellare le strutture della radio, ma in quest&#8217;occasione ci fu una spontanea reazione e resistenza popolare, soprattutto da parte delle donne (sono loro quelle che maggiormente ascoltano la radio), che ha impedito il sequestro delle attrezzature (anche se CPU e trasmissore sono stati danneggiati) ed il normale proseguimento delle trasmissioni.</h6>
<h6>PS. Penso che sia una delle radio meglio gestite che ho conosciuto e vale sicuramente la pena accompagnare questa esperienza a cui possiamo insegnare ed offrire competenze ma da cui abbiamo sicuramente mille cose da imparare.</h6>
<h6></h6>
<h6>     La quinta radio visitata è stata <strong>Radio Unisur</strong>, che nasce nell&#8217;ominima Università de los Pueblos del Sur di Cuajinicuilapa. Nasce nell&#8217;Ottobre 2010, nell&#8217;ambito del terzo anniversario della scuola. Le attrezzature e l&#8217;antenna sono arrivati da alcuni collettivi del DF che hanno reso possibile le trasmissioni. Purtroppo essendo periodo di vacanze, non ho incontrato molta gente e sopratutto mancavano i 3 ragazzi che sono l&#8217;anima di questa radio. I miei contatti sono stati quindi con un paio di collaboratori/locutori e con il Coordinatore dell&#8217;unità accademica, tale Ing.Bulmaro, che porta avanti le rivendicazioni del pueblo afro-mestizo della Costa Chica. Parlando mi dice che tale etnia è sempre stata esclusa a livello giuridico e di riconoscimento legale: né considerata come indigena (con quei pochi diritti che hanno), né messicana, insomma in un limbo. Fino a qui ci siamo; il problema che l&#8217;Ing. Bulmaro lo fa dai posti della politica ufficiale della Stato, è diputato statale da 2 mandati e quest&#8217;anno ci riprova. Quindi mi ha lasciato un po&#8217; l&#8217;amaro in bocca e la delusione di trovarmi sì in una radio comunitaria ma con dei vizi di forma&#8230;per esempio i giorni che sono stato, si è dato spazio alla campagna elettorale, permettendo ai candidati municipali dei 4 partiti in corsa per le elezioni municipali, di presentare le proprie proposte alla radio. Inoltra passano spot commerciali e questo l&#8217;hanno giustificato con il fatto che alla radio ed alla scuola mancano soldi per poter andare avanti.</h6>
<h6></h6>
<h6>Le ultime tre radio delle 8 che integrano la Red de Radio y Medios Libres de G.ro , sono quelle della Polizia Comunitaria, a San Luis Acatlan, Espino Blanco, Chilixtlahuaca, nella regione della montagna alta. Io ho visitato le prime 2 che si trovano entrambe all&#8217;interno di 2 delle 3 Case di Giustizia della Crac mentre l&#8217;altra radio era quasi irraggiungibile a causa delle forti piogge.</h6>
<h6></h6>
<h6>     A San Luis Acatlan mi sono fermato 4 giorni e ho avuto modo di capire più o meno come funziona l&#8217;organizzazione della polizia comunitaria; ma non mi andava di approfondire molto il tema e mi sono concentrato maggiormente sulla radio. Questa era fuori uso da almeno un mese ed i giorni che sono stato lì, c&#8217;era Juan, un compagno di Puebla che sta appoggiando le varie radio di Guerrero e che costruisce antenne, trasmissori e quant&#8217;altro tra la Sierra Miteca de Oaxaca e Guerrero. Nella radio partecipano diversi ragazzi della città, giovani che hanno trovato un&#8217;alternativa alla noia ed una maniera per contribuire concretamente al miglioramento della comunità. Trasmettono anche diverse donne che fanno programmazione sulla salute e tematiche di genere ed inoltre la radio serve da detonante alle tante denunce che arrivano alla Casa di Giustizia, cosi come per la comunicazione tra persone lontane (la <strong>radio Voz de la Costa Chica</strong> trasmette anche in streaming e tanti si collegano dagli stati del nord e dagli Stati Uniti). Il coordinatore della Radio è il maestro Delfino, nipote di Genaro Rojas Vazquez. Gli ho fatto un&#8217;intervista e cenando, mi ha raccontato diversi aneddoti sul famigerato zio. Alla radio ho lasciato i 1100 pesos che mi restavano della cassa Nomads per appoggiare le spese di riparazione di antenna e trasmissore che si stavano sostenendo mentre ero lì presente. L&#8217; ultimo giorno che ero li, il 27 Giugno, la radio è tornata finalmente in funzione.</h6>
<h6></h6>
<h6>    Infine <strong>Radio Voz de los Pueblos</strong>, che si trova in un curvone della strada che collega Tlapa a San Luis Acatlan, di fianco la Casa di Giustizia della Crac. Mi ci sono fermato qualche ora perchè non c&#8217;erano le condizioni migliori, né il tempo per fermarmi di più.</h6>
<h6>Si trova nella parte più alta della montagna, in cima, nel mezzo della nebbia (paesaggio impressionante) ed è per questo motivo che, pur avendo un trasmissore di soli 120watt, riescono a raggiungere municipi lontanissimi e informare comunità isolate e marginate rispetto la circolazione dell&#8217;informazione. Sono solo 5 a gestire questa radio, anche se va detto che è uno quello che coordina e ha la maggior responsabilità, Adelaido.</h6>
<h6>Questa è la radio che, a mio parere, ha maggiori problemi. Innanzitutto di comunicazione, perchè non hanno telefoni, né connessione internet ed i 2 PC sono pieni di virus e non è possibile nemmeno usare memorie USB. Poi manca un registratore e questo gli pesa, visto che spesso vanno nelle comunità ma non hanno modo di riportare e registrare le testimonianze e denuncie della gente. Sarebbero sicuramente utili talleres di formazione sull&#8217;editing e sul modo di dare informazione, cercando di coinvolgere più persone possibili.</h6>
<h6></h6>
<h6></h6>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>[MESSICO] INTERVISTA Al COMITE&#8217; DI AYOTZINAPA DELLA RADIO VOCES NUESTRAS, VOZ DE TODOS &#8211; GUERRERO</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jun 2012 09:15:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MAGGIO 2012 LA PIRATA &#8211; Piattaforma Internazionalista per la Resistenza e l&#8217;Autogestione Tessendo Autonomie RADIO VOCES NUESTRAS, VOZ DE TODOS, 94.1 FM La radio comunitaria Voces Nuestras Voz de Todos si trova nella Scuola Normale Rurale Isidro Burgos1 di Ayotzinapa, appena fuori il municipio di Tixtla, ubicato nella montagna di Guerrero, a circa 20 Km &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/06/18/messico-intervista-al-comite-di-ayotzinapa-della-radio-voces-nuestras-voz-de-todos-guerrero/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.autistici.org/nodosolidale/uploads/materiali/ayotzinapa_radio.jpg" align="left" width="200" height="300"><em>MAGGIO 2012</em></p>
<p><strong>LA PIRATA &#8211; Piattaforma Internazionalista per la Resistenza e l&#8217;Autogestione Tessendo Autonomie</strong></p>
<p><strong>RADIO VOCES NUESTRAS, VOZ DE TODOS, 94.1 FM</strong></p>
<p>La radio comunitaria Voces Nuestras Voz de Todos si trova nella Scuola Normale Rurale Isidro Burgos1 di Ayotzinapa, appena fuori il municipio di Tixtla, ubicato nella montagna di Guerrero, a circa 20 Km dalla capitale dello Stato, Chilpancingo.<br />
La radio nasce il 3 Febbraio 2012 come iniziativa degli studenti, anche se &#8211; ci tengono a precisare &#8211; la sua inaugurazione avrebbe dovuto coincidere con l&#8217;anniversario della morte di Genaro Vazquez Rojas2, il due dello stesso mese,  ma alcuni problemi tecnici l&#8217;hanno posticipata di un giorno.</p>
<p>L &#8216;idea di creare una radio comunitaria dentro la scuola era già in cantiere da diverso tempo, anche se non aveva mai preso forma. Purtroppo la spinta definitiva è nata da un evento tragico: il 12 Dicembre 2011, durante una protesta in cui si stava bloccando l&#8217;autostrada Chilpancingo-Acapulco per esigere un incontro con il governatore dello Stato Ángel Aguirre Rivero e avanzare le loro richieste educative, hanno perso la vita due ragazzi, Gabriel Echeverría de Jesús, di 20 anni e  Jorge Alexis Herrera, di 21, a causa di colpi d&#8217;arma da fuoco, sparati dalla polizia giunta a reprimere la protesta. </p>
<p>I media ufficiali hanno provato in tutti i modi a coprire questo avvenimento ed infangare la verità, prima dicendo che gli studenti erano armati, poi accusandoli di aver incendiato una stazione di benzina, fino a dichiarare che i colpi che avevano ucciso i due ragazzi provenivano dalla loro stessa fila. Fortunatamente la verità è venuta fuori anche se la giustizia non ha completato il suo corso: diversi funzionari e poliziotti sono stati allontanati o trasferiti ma nessuno è finito in carcere o ha subito un processo, tantomeno i mandanti.</p>
<p>Il 28 Marzo 2012 la Commisione di Diritti Umani ha reso pubblico un rapporto nel quale si riconosce la legittimità della protesta del 12 Dicembre; inoltre considera pienamente accreditata l&#8217;esistenza di gravi violazioni dei diritti umani da parte della Polizia Federale e Statale per quanto riguarda: la criminalizzazione della protesta sociale, l&#8217;uso irrazionale della forza e delle armi da fuoco, l&#8217;assassinio di Jorge e Alexis, la tortura a uno studente per fargli estorcere una falsa testimonianza, le lesioni da arma da fuoco provocate ad altri tre studenti, il trattamento crudele e gli arresti arbitrari attuati contro studenti e persone che non c&#8217;entravano nulla con quello che stava accadendo ed infine l&#8217;inadeguato soccorso a le vittime.</p>
<p>Cosicchè la radio è nata a poco più di due mesi di distanza da questi tragici avvenimenti, anche per smentire le menzogne dei media ufficiali e per permettere agli studenti di raccontare la loro versione dei fatti e testimoniare la terribile repressione subita lo scorso dicembre. </p>
<p><strong>“Non è difficile fare radio”</strong></p>
<p>Radio Vocez Nuestras prende vita in una stanzetta di 2,5m x 5m e l&#8217;attrezzatura è minima: due computer fissi, collegamento internet, telefoni (fisso e cellulare), due microfoni, un mixer, un trasmissore da 150 watt ed un&#8217;antenna auto-costruita. I ragazzi dicono che “non è difficile montare una radio, non sono necessarie attrezzature professionali, né una spesa eccessiva per poter trasmettere”.</p>
<p>Al momento la radio è gestita dal Comitato di Stampa e Propaganda, un gruppo di appena sei ragazzi di questa scuola al maschile, che trasmettono dalle 6.00 del mattino alle 21.00, tutta la settimana. Chiaramente attorno a questo gruppo gravitano altre persone che appoggiano nella manutenzione, la programmazione e con la presenza fisica.</p>
<p>É  la prima radio indipendente che nasce all&#8217;interno di una Scuola Normal Rural3  e risulta importante tantopiù in un municipio come Tixtla, dove non esiste una tradizione di resistenza, organizzazione o autonomia. In tal senso gioca un ruolo importante sia nel seno della scuola ma anche della comunità in generale, una voce diversa e controcorrente che informi, educhi e soprattutto metta nelle mani della stessa comunità l&#8217;informazione. Un mezzo d&#8217;informazione libero, autonomo e comunitario dove partecipino gli stessi studenti e i cittadini al servizio della comunità, sia in contesto urbano che rurale.</p>
<p><strong>Programmazione e copertura </strong></p>
<p>Al momento i ragazzi  ammettono che organizzarsi non è facile, nè immediato e i mezzi a disposizione e la poca esperienza fanno sì che la programmazione sia ancora in costruzione. Per adesso hanno un notiziario ogni mattina, un programma per bambini, radionovelle, programmi storici (dove si racconta da un altro punto di vista la storia dell&#8217;America latina) e tanta musica. Si stanno preparando trasmissioni sulla salute, educazione, ecologia  e i diritti umani.</p>
<p>Purtroppo la copertura della radio non è molto ampia e, a parte la città di Tixtla, il segnale non arriva a molte comunità: da una parte è un problema geografico, in quanto la valle di Tixtla è circondata da montagne che non facilitano la trasmissione delle onde elettromagnetiche e dall&#8217;altro riguarda difficoltà tecniche, come la potenza dell&#8217;attuale trasmissore e l&#8217;altezza della torre dell&#8217;antenna. </p>
<p>Nonostante ciò gli ascoltatori sono abbastanza: questo si nota dalle tante chiamate, messaggi e mail che arrivano e dal fatto che molti comitati cittadini intervengono direttamente nella radio per fare proposte, promuovere corsi di formazione e presentare progetti.</p>
<p><strong>La Red de Radio y Medios Libres de Guerrero</strong></p>
<p>La Rete di Radio e Media Liberi di Guerrero nasce nell&#8217; Aprile 2012, in seguito ad una riunione tenutasi nella Casa de Justicia della Crac (Coordinadora Regional de Autoridades Comunitarias) &#8211; Polizia Comunitaria in San Luis Acatlan, il 30 e 31 di Marzo. A questa riunione hanno partecipato le 8 radio4 indipendenti e comunitarie delle regioni Costa Chica e Montaña.</p>
<p>L&#8217;obbiettivo di questa Rete è formare un fronte comune contro la distruzione del territorio5, che si sta perpetuando nello Stato di Guerrero, da parte di imprese straniere: stiamo parlando di miniere, sfruttamento sfrenato delle risorse naturali, contaminazione e distruzione di montagne e fiumi, spostamento forzato di interi villaggi. In cambio queste imprese lasciano terre desertiche e avvelenate, dove non crescono più alberi, fagioli, mais, zucca né tutti gli alimenti base dell&#8217;alimentazione locale; al contrario crescono e si raccolgono tumori, malattie della pelle e morte. Tutto questo in nome dell&#8217;arricchimento di pochi a scapito del medio ambiente e delle comunità.</p>
<p>Altro aspetto è la necessità di far sentire la propria voce, la voce dal basso delle comunità e dei popoli che vivono questa terra, che non è tenuta in considerazione dai media ufficiali che, anzi, li abbandonano nel più assoluto silenzio.</p>
<p>Infine la rete nasce anche come forma di difesa delle stesse radio, che essendo illegali e soprattutto scomode, rischiano gli attacchi della Segreteria di Comunicazione.</p>
<p>“La relazione con le altre radio è buona &#8211; dicono i ragazzi di Ayozinapa &#8211; produciamo un notiziario regionale in cui ogni radio partecipa con un proprio audio che informa su quello che succede nella propria regione o municipio, e che viene poi trasmesso in tutte le radio”.</p>
<p>“La rete serve per stare uniti, scambiare informazioni&#8230; questo processo nasce dalla necessità di combattere gli attacchi alle radio indipendenti &#8211; citano Vaza Radio e Radio Nomndaa &#8211; per far fronte ai giganti dell&#8217;informazione e per essere presenti sulla questione delle miniere canadesi che stanno distruggendo il territorio, con il tacito assenso delle autorità statali e federali.” </p>
<p>Tutte le informazioni prodotte da ogni singola radio e dalla Rete si pongono in tal modo, come un&#8217;ulteriore forma di resistenza al saccheggio delle terre, alle espropriazioni, all&#8217;inquinamento, allo sfruttamento selvaggio di risorse come l&#8217;acqua, i boschi, il sottosuolo, che rischiano di estinguersi in pochi decenni. Una voce che si alza dal basso, dalla periferia dell&#8217;impero contro un neoliberalismo sconclusionato, che al suo passaggio lascia solo danni irrecuperabili e distruzione.</p>
<p><strong>Che serve? Cosa manca?</strong></p>
<p>“La radio è appena nata e mancano molte cose: esperienza, questione tecnica, programmazione,  strumenti per migliorare la qualità ma soprattutto la partecipazione della gente&#8230; che si facciano workshop”.</p>
<p>La radio è stata inaugurata da studenti che non hanno particolari competenze tecniche, né conoscenze approfondite sul come far funzionare una radio, sia nell&#8217;aspetto meramente tecnico ma soprattutto nei contenuti. In tal senso è sottointeso che qualsiasi tipo di apporto è il benvenuto: talleres, trasmissioni, spots e quant&#8217; altro.</p>
<p>Per il prossimo futuro i ragazzi si augurano un segnale più ampio e quindi una torre più alta per l&#8217;antenna ed un trasmissore più potente. Sperano anche di ricominciare a trasmettere in streaming (all&#8217;inizio si poteva ascoltarli in internet ma un problema al server che li ospitava, da un paio di mesi non lo permette), di avere una programmazione più fitta, con maggiori informazioni su quello che succede nella regione, nello Stato di Guerrero e in Messico in generale; trasmissioni in lingua nahua6, approfondimenti sulla questione delle minerie e della difesa del territorio in generale, programmi educativi. Ma soprattutto la partecipazione attiva delle persone della comunità, che sentano la radio come il proprio mezzo di comunicazione, per far conoscere i fatti e la verità per quello che sono e per costruire un vivere comunitario alternativo, fuori dalla prospettiva capitalista.</p>
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		<title>[Mexico]Frammenti di un articolo del Processo del 3 Giugno 2012 di Gloria Leticia Diaz</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2012 19:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pkt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ LE VITTIME VISIBILI ED INVISIBILI DEL SESTENNIO Secondo le stime di Letizia Ramirez de Alba, che elaborò l&#8217;Indice di Vittime Visibili ed Invisibili (IVVI) di delitti gravi, divulgato da qualche mese dall&#8217; organizzazione civile Mexico Evalua, i dati indicano una realtà durissima: 88.361 omicidi dolosi in Messico durante il governo di Felipe Calderon e la &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/06/15/mexicoframmenti-di-un-articolo-del-processo-del-3-giugno-2012-di-gloria-leticia-diaz/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY"> <strong>LE VITTIME VISIBILI ED INVISIBILI DEL SESTENNIO</strong></h2>
<p align="JUSTIFY"><em>Secondo le stime di Letizia Ramirez de Alba, che elaborò l&#8217;Indice di Vittime Visibili ed Invisibili (IVVI) di delitti gravi, divulgato da qualche mese dall&#8217; organizzazione civile Mexico Evalua, i dati indicano una realtà durissima: 88.361 omicidi dolosi in Messico durante il governo di Felipe Calderon e la sua guerra al narcotraffico; cifre nelle quali non si enumerano le “vittimi invisibili”&#8230;</em> <img class="aligncenter" src="http://3.bp.blogspot.com/-ZHXaV-id8f8/TyCjWq3rTYI/AAAAAAAAAC0/wi4Q006PehY/s320/nomas.jpg" alt="" width="311" height="320" /></p>
<p align="JUSTIFY">A pochi mesi dalla sua uscita da Los Pinos (residenza presidenziale), le cifre delle vittime della guerra attuata da Felipe Hinojosa Calderon al narcotraffico, sono in costante crescita, così come le l&#8217;impatto su ampi settori della popolazione, innanzitutto le famiglie delle vittime; i fatti dimostrano il fallimento della sua politica di sicurezza nazionale.</p>
<p align="JUSTIFY">In base alle denunce registrate dall&#8217;Agenzia del Ministero Pubblico federale ed inviate alla SNSP (Sistema Nazionale di Sicurezza Pubblica), fra il Dicembre 2006 ed il Marzo 2012, 120.692 persone sono state vittime di tre delitti: <strong>sequestro, estorsione e omicidio doloso. </strong>Quest&#8217;ultimo è il delitto più frequente, si parla di 88361 casi nel suddetto periodo.</p>
<p align="JUSTIFY">Partendo dalle cifre del Istituto Nazionale di Statistica e Geografia (INEGI), se consideriamo tre o quattro persone care per ogni vittima la cifra sale approssimativamente a 366.480.</p>
<p align="JUSTIFY">“Se ci atteniamo alle cifre ufficiali, possiamo parlare di un fallimento nella politica di sicurezza pubblica dell&#8217;attuale amministrazione”, commenta Leticia Ramirez Alba, responsabile dell&#8217; Indice di Vittime Visibile ed Invisibili (IVVI) dei delitti gravi, pubblicato da Mexico Evalua, nell&#8217;agosto 2011.<span id="more-12362"></span></p>
<p align="JUSTIFY">Ramirez de Alba, coordinatrice del programma di sicurezza nazionale di Mexico Evalua, Centro di Analisi di Politiche Pubbliche, spiega che la pubblicazione del IVVI è utile per rendersi conto della portata della violenza in ambito nazionale e le conseguenze indirette sulle vittime invisibili- familiari ed amici- per i quali non esiste nessuna politica pubblica di sostegno”.</p>
<p align="JUSTIFY">Dice che basandosi sull&#8217;IVVI nasce la consapevolezza che quando muore qualcuno, le persone che lo circondano sono colpite in diversi modi: economicamente, psicologicamente ed emozionalmente.</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo i dati del SNSP, considerati per l&#8217;elaborazione del IVVI , <strong>tra il Dicembre 2006 ed il Marzo attuale, l&#8217;Agenzia del Ministero Pubblico federale ha registrato 88.361 omicidi dolosi.</strong> Ciò significa che secondo la metodologia usata Mexico Evalua più di 257.000 sono le persone che si convertono in vittime invisibili di questo conflitto. Sommando entrambe le cifre ci troviamo ad un numero di <strong>346.000 visibili ed invisibili di omicidio, nel periodo dell&#8217;amministrazione calderonista.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Rifacendosi a cifre dell&#8217;INEGI, l&#8217;organizzazione civile registra 78.202 omicidi tra il 2006 e il 2010. di questi morti, nove su dieci sono maschi, la maggior parte spostati o in età riproduttiva. Partendo da questo dato si può stimare che <strong>“24.000 mogli si convertono in vedove e 45.000 bambini restano senza padre”.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda i sequestri, da quando Calderon è salito al potere al prime trimestre del 2012 si registrano <strong>5478 persone sequestrate </strong>e così almeno 16.000 persone colpite indirettamente. La somma tra vittime visibili ed invisibili è 21.500.</p>
<p align="JUSTIFY">Nello stesso periodo <strong>le estorsioni registrate dall&#8217;Agenzia del Ministero Pubblico federale sono 26.853</strong>; se sommiamo le vittime invisibili arriviamo a 78.000 persone.</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo il IVVI le principali conseguenze sulle vittime sono: trasferimento forzato, danni psicologici, disintegrazione del tessuto familiare, diminuzione delle entrate e quindi danni sulle possibilità di sviluppo, vulnerabilità economica e finanziaria, peggioramento delle possibilità (salute, educazione, protezione sociale)&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Tornando ai sequestri, le cifre ufficiali indicano che nel periodo che va dal 1997 al 2000 si registrarono 62 denuncie al mese; dal 2000 al 2006 la media si abbassa a 36 (42% in meno) però nel sestennio di Calderon la cifra monta ad 83 (un incremento del 131%).</p>
<p align="JUSTIFY">Per le estorsioni con Zedillo, si registrarono 136 denunce al mese, con Fox 185, con Calderon 420.</p>
<p align="JUSTIFY">I dati dimostrano, secondo Ramirez de Alba, che Calderon e il suo gabinetto non considerano il costo di questa guerra al narcotraffico&#8230;a peggiorare le cose c&#8217;è l&#8217;evidenza che non hanno fatto nulla per correggere la strategia, nonostante il fallimento di questa politica poliziesco-militare.</p>
<p align="JUSTIFY">“Se prima la violenza si localizzava solo in alcune regioni, adesso si è allargata a tutto il Paese&#8230;può essere che le cifre non siano affidabili ma è certo che stati come Tamauilipas e Nuevo Leon non erano tanto violenti quanto lo sono adesso” commenta Ramirez de Alba. “Ho la sensazione che ne Los Pinos considerarono il primo operativo militare attuato nello stato di Michoacan come un successo riproponibile in tutto il Paese, senza considerare che in ogni stato,regione, municipio la criminalità ha caratteristiche differenti, cosicché le forme di colpirli dovrebbero essere diverse a seconda dei casi”.</p>
<p align="JUSTIFY">In un investigazione di Mexico Evalua del 2011, chiamata “La Spesa nella Sicurezza. Osservazione dell&#8217;Auditoria Superior de la Federacion (ASF) sulla Gestione ed Utilizzo dei Ricorsi Economici”, l&#8217;autore Josè Tapia sostiene che <strong>nel 2010 le spese per la sicurezza ammontano a 197.000 milioni di pesos messicani (più di 11,5 miliardi di euro); soldi destinati a: Segreteria di governo, Difesa Nazionale, Marina, Sicurezza Pubblica, Procuraduria Generale della Repubblica, Segreteria Esecutiva del SNSP, così come finanziamenti al Fondo de Aportaciones en Seguridad Pubblica, al Fondo per il Miglioramento Municipale e fondi metropolitani.</strong></p>
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		<title>[Messico] 19 giugno, appello e azioni per la libertà di Alberto Patishtan</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jun 2012 07:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giornata contro la prigionia politica e per la libertà di Alberto Patishtan Rumori metallici di porte che si chiudono. Passi e sguardi che inciampano su sbarre e torrette armate. Teste rasate per potare idee e personalità. Ore marcate al ritmo del niente. Giusto un pezzetto di cielo&#8230; In tutto il mondo così sono le carceri. &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/06/14/messico-19-giugno-appello-e-azioni-per-la-liberta-di-alberto-patishtan/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://photo.contaminati.net/var/resizes/Reporter-Libertario/Messico/presos/Cartel_Alex_campa_a_Alberto_Patishtan_2011.jpg?m=1339660325"><br />
<strong>Giornata contro la prigionia politica e per la libertà di Alberto Patishtan</strong></p>
<p>Rumori metallici di porte che si chiudono.</p>
<p>Passi e sguardi che inciampano su sbarre e torrette armate.</p>
<p>Teste rasate per potare idee e personalità.</p>
<p>Ore marcate al ritmo del niente.</p>
<p>Giusto un pezzetto di cielo&#8230;</p>
<p>In tutto il mondo così sono le carceri. Nella città, come nelle campagne, i potenti e i ricchi attaccano chi è sfruttato e non allineato. Ci derubano, ci schiavizzano, ci discriminano e alla fine ci arrestano, quando non ci assassinano.</p>
<p>Cercano così di zittirci, dividerci, intimorirci, però non ci riusciranno perché possiamo continuare a lottare anche  dentro il carcere.</p>
<p>Come sempre l&#8217;ha fatto Alberto Patishtan Gomez.</p>
<p>Era il 19 giugno del 2000 quando arrestarono Alberto, maestro tzotzil, accusandolo di un delitto che non aveva commesso e che venne fabbricato per punirlo per aver osato stare al lato della gente e contro il sindaco del suo paese, El Bosque, in Chiapas.</p>
<p>Un&#8217;ingiustizia che si perpetua da 12 anni. Oggi il compagno Alberto è detenuto in un carcere federale di massima sicurezza, a Guasave (Sinaloa), a più di 2000 Km dalla sua famiglia, i suoi compagni, la sua terra. Lo si punisce con ferocia e rancore perché Alberto ha fatto di ogni carcere una trincea, con un lavoro di politicizzazione dei prigionieri e lottando con e per loro contro le brutalità del sistema di (in)giustizia dello stato messicano.</p>
<p>Come aderenti alla Sesta Dichiarazione dell&#8217;EZLN convochiamo nuovamente una mobilitazione per la libertà di Alberto Patishtan, simbolo della lotta contro la prigione, e per gli altri prigionier* politic* della Otra Campaña e del Messico, secondo gli accordi presi durante il &#8220;Forum contro la prigionia politica e per la lbertà di Alberto Patishtan&#8221; il 12 e 13 Maggio 2012 (Chiapas), organizzato dalla Rete contro la Repressione e per la Solidarietà.</p>
<p>Invitiamo quindi le organizzazioni, gruppi, collettivi e individui del Messico e del mondo a mobilitarsi secondo le proprie possibilità, il giorno 19 Giugno 2012 per esigere la libertà dei compagn* arrestat* con lo slogan:</p>
<p>Contro la repressione e l&#8217;oblio: la libertà&#8230; dal basso e a sinistra!</p>
<p>Quel giorno, dalle 11.00, avrà luogo nella comunità di Alberto, una manifestazione organizzata dal &#8220;Movimiento del pueblo de El Bosque por la libertad de Alberto Patishtan&#8221;. Invitiamo a segnalare qualsiasi azione, meeting, manifestazione, striscione, volantinaggio, conferenza, trasmissione, incontro informativo, concerto alla mail: foro.presxs@gmail.com</p>
<p><strong>Abbattiamo i muri delle prigioni!<br />
Prigionier* politic* LIBERTÀ!</strong></p>
<p><em>I/le partecipanti al &#8220;Forum contro la prigionia politica e per la lbertà di Alberto Patishtan&#8221;</em></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.autistici.org/nodosolidale/news_det.php?l=it&amp;id=2187" target="_blank">Nodo Solidale</a></p>
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		<item>
		<title>[Mex-Articolo]Giornate Anticapitaliste a Cheran, 24, 25, 26, 27 di Maggio</title>
		<link>http://mexico.nomads.indivia.net/2012/06/09/mex-articologiornate-anticapitaliste-a-cheran-24-25-26-27-di-maggio/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 Jun 2012 22:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pkt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Incontro Nazionale delle Resistenze Autonome Anticapitaliste a Cheran, Michoacan. Cronaca dell&#8217;incontro Il sollevamento della comunità di Cheran K´eri, Michoacan, il 15 Aprile del 2011 e il processo di auto-governo in corso è fonte di ispirazione per molte persone, una forte resistenza da difendere e un&#8217;esperienza da cui apprendere. Per questo durante i giorni 24, 25, &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/06/09/mex-articologiornate-anticapitaliste-a-cheran-24-25-26-27-di-maggio/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><img class="aligncenter" src="http://www.megafono.lunasexta.org/sites/default/files/field/image/Encuentro%20Nacional%20de%20resistencias%20anticapitalistas%20en%20Cheran%20Keri.jpg" alt="" width="312" height="403" /></div>
<div align="center"><em><strong>L&#8217;Incontro Nazionale delle Resistenze Autonome Anticapitaliste </strong></em></div>
<div style="text-align: center" align="center"><em><strong>a Cheran, Michoacan.</strong></em></div>
<div style="text-align: center" align="center"></div>
<div style="text-align: left" align="center"><strong>Cronaca dell&#8217;incontro</strong></div>
<p><strong></strong>Il sollevamento della comunità di Cheran K´eri, Michoacan, il 15 Aprile del 2011 e il processo di auto-governo in corso è fonte di ispirazione per molte persone, una forte resistenza da difendere e un&#8217;esperienza da cui apprendere. Per questo durante i giorni 24, 25, 26 e 27 maggio del 2012, circa 500 persone di 15 città del Messico e 11 paesi del mondo hanno costruito un accampamento nella periferia di questo paese <em>purhépecha </em>come partecipanti all&#8217;<em>Encuentro Nacional de Resistencias Autónomas Anticapitalistas</em>. L&#8217;idea era di sostenere la comunità di Cheran e condividere esperienze di costruzione dell&#8217;autonomia, possibilità di auto-organizzazione e modi di vivere in armonia con la natura.</p>
<p>Nelle vie del paese si sono sentiti, durante le tre manifestazioni svoltesi, gli slogan: “Cheran, fratello, il popolo ti da una mano!” “Cheran, amico, il popolo sta con te!”</p>
<p>Durante l&#8217;inaugurazione, il Consiglio Maggiore di Cheran ha dato il benvenuto alla gente riunita nella piazza principale e il <em>tatá </em>Jose Merced ha sottolineato che questa non è stata la prima volta che Cheran insorge. Già durante la rivoluzione messicana, Cheran si ribellò con le armi. “Ora nel nuovo governo popolare di Cheran, i K&#8217;eri sono i consiglieri di governo nominati dal popolo, facendo da parte i partiti politici e i dirigenti che hanno cercato solo di conquistare il potere. Ma questo a Cheran non succerà più! Vi riceviamo col cuore aperto, senza distinzione di età. Perché la gioventù la portiamo nel cuore&#8230; siamo giovani nel cuore e nell&#8217;anima; sempre giovani… siamo guerrieri e guerriere eterni”.</p>
<p>Nell&#8217;atto dell&#8217;inaugurazione la compagna Eduarda di Radio Ñomndaa ha letto un documento sull&#8217;autonomia parlando di Cheran come esempio di lotta, di dignità e resistenza. È stata letta anche una dichiarazione della <em>Red de Resistencias Autónomas Anticapitalistas</em>, che definisce quattro punti di resistenza: bloccare il capitale; mettere fine alla guerra contro il popolo del Messico; difendere la Madre Terra e costruire autonomie. Sono stati letti messaggi di appoggio di Occupy Oakland e degli indignati di Barcellona. E stato richiesto un minuto di silenzio in onore dei dieci contadini assassinati per la loro lotta in difesa dei boschi e della comunità e si è realizzata una cerimonia tradizionale nella quale quattro ragazze hanno presentato la bella bandiera della nazione purhépecha con il simbolo del grande fuoco nel centro e la scritta “Juchari Uinapikua”, cioè “Nostra forza”.</p>
<p>Lo stesso pomeriggio nella piazza centrale si è tenuta la prima conferenza con la partecipazione della Brigada Callejera, FPFVI-UNOPI (Frente Popular Francisco Villa Independiente – Union Nacional de Oganizaciones Populares de la Izquierda Independiente) e Radio Ñomndaa, collettivi con anni di esperienze in percorsi di resistenza, autonomia e auto-organizzazione: il primo cominciò con la organizzazione delle lavoratrici sessuali nella zona della Merced nel Distretto Federale e ora conta collettivi in 28 stati della Repubblica, il secondo lavorando nella lotta per la casa e nella creazione di spazi culturali e educativi nei quartieri del Distrito Federal, e il terzo nella formazione del municipio autonomo di Suljaa&#8217; nella Costa Chica di Guerrero e la creazione di una radio in lingua Amuzgo, Radio Ñomndaa, La Parola dell&#8217;Acqua sotto una pesante repressione dei mafiosi locali e governi di tutti i colori.</p>
<p>Nei giorni seguenti si sono realizzate cerimonie del fuoco, laboratori, tavoli di discussione, assemblee, proiezioni video e programmi culturali con musiche e danze tradizionali di Cheran integrate da rap, reggae dub e ska.</p>
<p>Il 26 di Maggio, nel pomeriggio, si è tenuta una conferenza con la partecipazione di Ignacio del Valle di San Salvador Atenco, che ha ricordato le parole del capo della Polizia Federale: “Fatevi da parte perché adesso facciamo piazza pulita”. Però, dice Ignacio, “Noi decidemmo di non farci spazzar via. La nostra memoria non dimentica l&#8217;aggressione&#8230; però bisogna camminare uniti e non arrendersi mai”. Si sono ascoltate le parole dei giovani di Radio Fogata e della Ronda comunitaria, come quella degli integranti del Consiglio Maggiore di Cheran che hanno raccontato che la comunità era rimasta divisa, a causa dell&#8217;indolenza e dell&#8217;egoismo, tra sei partiti che permisero la distruzione del bosco, dell&#8217;acqua e la vita comunitaria fino a che un gruppo di donne coraggiose e di giovani misero fine agli abusi. Sottolineando che ora non ci sono leader a Cheran, in questo posto dove “difendere un albero è difendere la vita”.</p>
<p>Il pubblico è esploso in un applausi quando è salita sul palco la compagna Angelina, che ha ricordato che prima del 15 Aprile del 2011, la gente non poteva andare di notte per strada. “Dovemmo agire per i nostri figli”. Dopo aver cacciato i saccheggiatori, passammo molte notti al freddo nelle <em>fogatas </em>(bivacchi/picchetti) in difesa della comunità. Prima avevamo molta paura però oggi sono contenta perché procediamo bene e siamo più liberi”. Ha continuato Alicia, parte della Comissione di Dialogo, che ha parlato della maniera in cui un pugno di donne ruppe la disperazione e l&#8217;umiliazione e divenne la punta di lancia della difesa dei boschi e della comunità.</p>
<p>Durante il foro l&#8217;antropologo Gilberto Lopez y Rivas ha ricordato la penetrazione della polizia militare degli Stati Uniti in Messico e della sua strategia imperiale. Ha detto che a Cheran si può comprendere come l&#8217;autonomia è un punto autentico della lotta contro il narcotraffico però che l&#8217;autonomia non sempre e di per se è positiva. Bisogna darle contenuto. E la chiave è l&#8217;auto-trasformazione dei soggetti in attori politici.</p>
<p>L&#8217;incontro è terminato domenica 27 maggio con un altra animata manifestazione (la terza) partita dall&#8217;accampamento, alla quale un gruppo di <em>comuneros</em> (contadini) si è unito ballando allegramente in file che serpeggiavano nelle strade al suono dell&#8217;orchestra di Cheran.</p>
<p>Alla chiusura dell&#8217;incontro, i partecipanti si sono dichiarati a favore della libertà dei prigionieri politici Alberto Patishtán Gómez y Francisco Sántiz López, hanno chiesto giustizia per il Municipio Autónomo de San Juan Copala e condannando lo sgombero dello squat Altepetl nel Distretto Federale. Hanno ribadito l&#8217;appoggio a Cheran e approvato una proposta della <em>Red de Resistencias Autónomas Anticapitalista</em>s per una giornata nazionale di solidarietà con il popolo di Cheran.</p>
<p><strong>Interviste sull&#8217;insurrezione di Cheran</p>
<p></strong><em>Guille, donna di Cheran</p>
<p></em>“Quel giorno era molto presto. Ancora molti non si erano alzati. Fui una delle prime a presentarsi alla chiamata.Ero preoccupata dal rumore di tanti fuochi d&#8217;artificio nell&#8217;area dove iniziò il conflitto. Qui abbiamo l&#8217;abitudine che quando qualcosa di grave succede nella comunità, si avvisa con l&#8217;utilizzo di petardi. Quando la gente li sente, automaticamente conta quanti petardi stanno esplodendo. Se ne sentiamo più di tre, usciamo in strada, domandiamo che sta succedendo, perché ne stanno esplodendo tanti. In quei giorni ci furono un infinità di questi botti e poi cominciarono a suonare le campane. Questo significava che qualcosa di importante stava accadendo. Voleva dire &#8216;Allerta, Cheran, ci sono problemi&#8217;.”</p>
<p>&#8220;Io lavoro in un asilo nido e prima di quel giorno, ero sempre molto presa dal mio lavoro. Quasi non andavo alle riunioni. Quando quelli stavano disboscando, minacciavano la gente. Si arrivò a sequestri e estorsioni. Dopo le 7 del pomeriggio non potevamo uscire. Dovevamo stare rinchiusi perché era l&#8217;ora in cui arrivavano e se vedevano persone le minacciavano. Cominciavano a scendere con la legna alle 3, le 4 le 5 della mattina.”</p>
<p>“Ci furono riunioni per discutere cosa fare contro il taglio massiccio dei boschi e cominciava ad avvenire sempre più frequentemente, fino quando il 10 Febbraio 2011 scomparvero tre compagni che formavano il Commissariato dei Beni comunali. Nelle riunioni c&#8217;era molta divisione tra le proposte della gente e nessunoa si azzardava a metter un limite per la paura che avevamo. Però quel venerdì 15 Aprile fu un giorno diverso.”</p>
<p>“Quando arrivai mi resi conto che sfortunatamente un compagno era stato ferito e si richiedeva l&#8217;appoggio delle donne. Andai per le strade avvisando di chiudere le strade per non far passare più camion. La mia intenzione era che arrivassero più persone possibili in appoggio alle donne. Da quel giorno mi unii a loro”.</p>
<p>“Per spiegare un po&#8217;… ogni venerdì tutte le donne salivano presto per pulire le strade del paese, verso le 6 del mattino. Quel giorno fu il gruppo di donne, che stava pulendo l&#8217;area intorno alla chiesa Il Calvario, a cominciare. Dovevano essere una ventina. Fu triste vedere come scendevano i camion carichi di legname. Quel giorno ne stavano scendendo vari alle 6 del mattino. E loro decisero con pietre e fuochi d&#8217;artificio di fermarli. Nessuno disse &#8216;Sarà oggi&#8217;, &#8216;Sarà tal giorno&#8217; &#8216;Sarà a tale ora&#8217;. Nessuno. In quel momento si iniziò. Fu spontaneo.”</p>
<p>“Al sentire i fuochi d&#8217;artificio e le campane, quasi immediatamente si aggiunse un gruppo di giovani e posteriormente i vicini. Si bruciarono sette camion e si bloccarono 5 persone mentre gli altri riuscirono a scappare con l&#8217;appoggio della stessa polizia locale. Da quel momento disconoscemmo le autorità locali e la polizia. La maggior parte non era neanche di qui. E difatti erano in relazione col crimine organizzato. Gli altri rimasero detenuti per 7 giorni”.</p>
<p>“Dopodiché cominciammo a riunirci tutti i giorni alle 6 del pomeriggio, inizialmente nel Calvario e poi nei punti di riunione dei quattro quartieri, e le riunioni generali nel centro. Fu molto duro perché mai eravamo passati per un momento così. Molta gente tardò a uscire di casa perché si era ammalata a causa dello spavento, per la paura avuta in quei momenti.”</p>
<p>“È quasi impossibile raccontare quello che sentii. Sentii un&#8217;impotenza pensando che non potevamo fermarli, visto che loro erano armati e noi non avevamo nulla, però nello stesso tempo, quella stessa impotenza mi dava il coraggio di continuare. Perché loro avevano le armi ma noi non saremmo rimasti a braccia incrociate. Non sapevamo cosa sarebbe successo, ma fortunatamente credo che fino a ora abbiamo fermato in parte la grande quantità di alberi abbattuti e soprattutto possiamo dire che siamo un po&#8217; più liberi”.</p>
<p>“Le barricate si organizzarono lo stesso giorno. Anche le <em>fogatas</em> (bivacchi/picchetti) per la notte erano già pronte. Come? Non lo sappiamo. Fu qualcosa come un istinto di tutti. “Io sto qui all&#8217;angolo e proteggerò la mia zona”. Nessuno ci disse: “Voi fate le <em>fogatas</em>. Voi fate le barricate”. Non ci furono leader e la ronda si organizzò dopo. Eravamo senza armi, con i turni che si organizzavano all&#8217;interno delle <em>fogatas</em>. Donne, uomini, giovani, bambini, tutti partecipavano alle <em>fogatas</em>.”</p>
<p>“Credo che l&#8217;autonomia iniziammo a conseguirla dal momento in cui decidemmo di affrontare quelle persone, i tagliaboschi criminali. Perché non vogliamo presidente municipale e tutto il resto? Perché sappiamo che sono parte del problema. Se lo accettassimo, staremmo accettando nuovamente che i nostri boschi vengano distrutti anche più di ora. I politici vanno mano per mano con i narcos.”</p>
<p>“Dopo quelle giornate siamo differenti. E il lottare, combattere per essere differenti ha costato vite. Però, anche in onore a tutte le persone che hanno dato la vita per questa lotta, continueremo per ottenere il più possibile in difesa della natura, che è la nostra vita. Mi sento tranquilla. Mi identifico con tutto quello che sta succedendo perché l&#8217;ho vissuto dal principio. Non ho figli, però vedo i miei nipoti e voglio che vivano in libertà”.</p>
<p>“Ad oggi siamo ancora nell&#8217;incertezza perché non abbiamo ancora ottenuto ciò che volevamo. Non abbiamo ottenuto che il nostro territorio sia lasciato in pace. Perché anche se non stanno prendendo da qui, lo stanno facendo in altre zone, non nella stessa quantità. Non è ancor il momento di tirare un sospiro di sollievo. Vogliamo che lascino i nostri boschi integri.”</p>
<p>“Ci sono squadre di uomini che salgono giornalmente ai boschi per controllare, riforestare, riabilitare e pulire. È molto pericoloso. Infatti ci sono compagni che hanno perso la vita nell&#8217;intento di riscattare i boschi.”</p>
<p>“Ci sono persone che si sono pentite, sopratutto quelle a cui interessa la conquista del potere e il sistema dei partiti. Quelli che cercavano il potere nel Municipio sono rimasti tagliati fuori e fino a un certo punto sono stati sconfitti. Hanno provato nuovamente a distruggerci, però speriamo che non ci riusciranno. Siamo ancora forti e uniti. Siamo la maggioranza. In questo movimento ci sono persone che mai si sono integrate coi partiti politici. Credo che siamo sulla buona strada. Non abbiamo ottenuto tutto però abbiamo più sicurezza. E siamo liberi.”</p>
<p>“Mi piacerebbe che tutti quelli che leggessero questo articolo comprendessero che il movimento non è mosso da interessi personali né di un piccolo gruppo di persone. Il beneficio sarà per tutti. Il pianeta lo amiamo tutti. Il pianeta ci dà la vita. Ci dà l&#8217;acqua. E sono anche vite che dobbiamo rispettare.”</p>
<p><em>La Ronda Comunitaria</p>
<p></em>“Quando stavano tagliando il bosco del monte qui vicino, attraversavano tutto il paese e dovevamo farci da parte perché erano armati. Era il nostro timore. Avevamo chiesto al governo di mettere fine al disboscamento però, come sempre, non fanno nulla per il popolo. Null&#8217;altro che promesse. Fino a d&#8217;ora non abbiamo ottenuto soluzioni dal governo, solo dal popolo stesso.”</p>
<p>“Quando si sollevò questo movimento, furono le donne a cominciare. Circa alle 4 del mattino cominciarono a bloccare i camion e cominciarono a sparare petardi. E lì cominciarono a unirsi le persone vicino alla chiesa del terzo quartiere che si chiama El Calvario. Lì fu dove cominciò tutto. Accoresero parecchie persone. Bloccammo le strade con le pietre. E non ci si poteva più entrare al paese. Ponemmo le barricate e le <em>fogatas</em> e la gente ci portava da mangiare di notte. Al principio non si era costituita la Ronda. Ci ribellammo senza armi e solo successivamente ci armammo.”</p>
<p>“Alcune persone proposero di organizzare la ronda e invitarono i giovani a unirsi. Mi invitarono e sono parte della Ronda da due mesi dopo che iniziò il movimento. Perché? Perché volevo stare col popolo e difenderlo. Assicurare che questi delinquenti non entrino qui. Per questo ci siamo organizzati”.</p>
<p>“Siamo volontari. Nessuno dice: tu vai. Dal principio ci siamo armati tutti. Personalmente mi piace questa lotta. È contro quelli che stavano disboscando il monte. Siamo quattro quartieri e ognuno ha a carico il suo quartiere. Prima era molto stancante stare qui giorno e notte ma poi ci siamo organizzati meglio. Ora noi cominciamo alle 10 del mattino e usciamo alle 10 di notte quando arrivano gli altri e possiamo riposare un po&#8217;.”</p>
<p>“Non abbiamo capi. Qui siamo tutti uniti. Qualsiasi persona della Ronda può rispondere alle domande che gli volete rivolgere. Tutti sanno che cosa è successo e continua a succedere. Siamo qui in forma volontaria. Ci sono dei coordinatori ora, però le decisioni si prendono insieme”.</p>
<p>“Abbiamo ottenuto alcune cose. Non stanno tagliando i boschi su questo lato del monte anche se continuano a scendere con il legno di questa montagna, da un Rancho che si chiama Cerezos. Però, da quando su questo versante li abbiamo fermati, la situazione si è calmata. Non hanno potuto più sequestrare o fare “desaparecido” a nessuno a Cheran. La gente è più tranquilla di notte perché sa che stiamo controllando le entrate. Abbiamo stabilito il nostro governo. Non vogliamo saperne nulla di partiti perché dividono la comunità. In cambio qui tutte le persone stanno lavorando insieme.”</p>
<p>“Ci sono delle persone contrarie al movimento. La maggior parte di queste si dedica al legname, a tagliare alberi, pero è un&#8217;ottava parte del paese. La maggior parte è d&#8217;accordo con noi. La situazione rimane tesa. In aprile assassinarono due compagni che stavano lavorando e in questi giorni abbiamo incontrato il corpo di un&#8217;altra persona. Ancora non sappiamo esattamente cosa è successo. Magari vogliono entrare. Per questo perquisiamo tutte le macchine che passano. Da qui non entrano. Ringraziamo tutta la gente che ci ha appoggiato.”</p>
<p><em>Da Radio Fogata, Angel y Mauri parlano del progetto: intervista realizzata con la collaborazione di Alejandra di La Voz de Villa Radio</p>
<p></em>Mauri: “Il nome della radio ha a che vedere con l&#8217;organizzazione della comunità intorno alle<em> fogatas</em> quando cominciò il movimento il 15 Aprile del 2011. La chiamammo Radio Fogata per le <em>fogatas</em> della nostra comunità e per di più il fuoco per i puerepechas è un simbolo e un&#8217;arma di organizzazione. La radio cominciò come laboratorio per i giovani… la maggior parte ha dai 15 ai 20 anni. Trattiamo problemi di migrazione, ambientali, sulle donne. Participano anche altri gruppi della comunità come i bambini. Li abbiamo invitati molte volte. A loro interessa molto ciò che riguarda la conservazione delle risorse naturali&#8230;”</p>
<p>Angel: “Uno dei motivi per cui si decise di mettere una radio è per informare o comunicare alla gente. Quando c&#8217;erano le riunioni o gli eventi o qualche problema, non si riusciva a comunicarlo a tutta la comunità. A parte, c&#8217;era qui a Cheran una radio però è del governo e questa radio non permetteva l&#8217;informazione reale su quello che stava succedendo”.</p>
<p>Mauri: “Sì, di fatto una volta occupammo questa radio. Tutta la comunità si lanciò contro la radio perché non permetteva comunicare quanto stava succedendo nella comunità. Quindi dopo aver fatto alcuni corsi, si formò questa radio con persone che non si occupavano di radio ma che, in qualche modo, volevano appoggiare la nostra comunità.”</p>
<p>Angel: “Solo io studiavo al liceo. In quel momento non c&#8217;era scuola, non c&#8217;era nulla da fare, e decisi di collaborare visto che solo me la passavo in casa e così non arriviamo a nulla giusto? E così fu che un giorno uscii di casa e mi resi conto che c&#8217;era il workshop sulla radio e mi dissi: andiamo a vedere che succede.”</p>
<p>Mauri: “Non avevo nessuna esperienza in tecniche di comunicazione. Anch&#8217;io sentii del workshop e mi incuriosii. Mai avrei creduto di far parte di una radio e di trasmettere programmi sull&#8217;ambiente! In questo sì avevo esperienza, nelle questioni ambientali. Prima studiavo a Morelia alla Facoltà di Biologia. Quindi mi interessa molto la natura. E stando dentro alla radio e vedendo i tanti problemi che avevamo nella comunità al rispetto, decisi di fare un programma con una compagna e informare tutti i ragazzi, la gente, i bambini, che dovevamo cambiare il nostro modo di agire contro la natura, e al contrario dovevamo proteggere tutte le risorse naturali per stare bene, con noi stessi e con l&#8217;ambiente”.</p>
<p>Angel: “La soddisfazione principale nel fare questo è che cambi come persona. Smetti di pensare che tutti sono felici e buoni. Cambi idea sui partiti, su come si organizza la gente, di quello che succede nel mondo. Hai più interesse su quello che succede nel mondo”.</p>
<p>Mauri: “Apprendi tanto, no? Da tutta la gente che ci fa visita, da tutti i collettivi che vengono dal paese e da fuori… ci redimano conto che non siamo gli unici che hanno problemi in Messico… Ci sono tante esperienze e da queste apprendi molto e ti senti molto soddisfatto perché sai che attraverso la radio la gente ti ascolta, puoi cambiare il modo di pensare delle persone.”</p>
<p>Angel: “Un messaggio per gli altri giovani? Che aprano gli occhi. Che non si lascino ingannare”.</p>
<p>Mauri: “Sì. Che non si facciano prendere in giro da quello che dicono i mezzi di comunicazione e che si motivino, si animino a prendere il microfono, a prendere una videocamera, a prendere tutto quello che si utilizza nella comunicazione per far conoscere la verità e non solo una parte&#8230; Noi giovani siamo quelli che possono cambiare la società, possiamo esigere molte cose perché siamo quelli che saranno qui dopo e che subiranno le conseguenze di tutte le cattive azioni… Ci sono stati molti cambiamenti qui nella comunità. Mi sento più sicuro perché prima gli stessi poliziotti erano corrotti. Non c&#8217;era sicurezza, non c&#8217;era fiducia&#8230; Però molta gente la pensava diversamente e già con questo movimento si è organizzata tutta la comunità e tutti ci siamo protetti tra di noi… e ora mi sento più sicuro e felice di far parte di Radio Fogata e di potermi esprimere”.</p>
<p>Angel: “Prima del 15 Aprile, c&#8217;era molto da dire, molte sensazioni, però per la paura e per tutte le altre cose – sparizioni forzate, sparatorie – nessuno voleva ribellarsi per dire basta, blocchiamoli. Questo è mio. Non dovete mettervi qui voi. Non avete nulla a che vedere con la comunità… Sì c&#8217;era molta voglia di fare qualcosa però la paura ci teneva paralizzati fino al giorno in cui ci fu l&#8217;opportunità di ribellarsi e cacciare queste persone che stavano rubando la nostra legna, i nostri alberi.”</p>
<p>Mauri: “Il problema per il quale decidemmo sollevarci esisteva già da tempo. Uno, due, tre anni prima del 15 Aprile. Per paura di quello che potevano farci, non si faceva nulla, fino al 15 Aprile. Il 14 fu quando cominciarono a organizzarsi tutti e il 15 decisero di ricevere tutta questa gente con pali, pietre, bottiglie piene di ghiaia e benzina, con un pezzo di stoffa. Fu quando scendevano dal monte coi camion perché lavoravano di notte. Passavano tutti i camion, non erano 2 o 3, ma 20 o 25 pieni di legname. La comunità si organizzò quando decise di riceverli in quel modo. Fu duro perché io non dimentico e non dimenticherò mai le signore che gridavano, i bambini che piangevano, le campane della chiesa che suonavano e non smettevano. Avevo paura, avevo voglia di andare a vedere tutta questa gente che danneggiava i nostri boschi e prenderli a fucilate, pietrate, perché era una rabbia molto forte quella che sentivamo contro questa gente. Riuscirono a catturarne alcuni. E fu così che cominciò tutto, fu come cominciò il movimento qui nella comunità per avere un po&#8217; più di organizzazione e costruire un governo proprio, autonomo”.</p>
<p>Angel: “Quel giorno mi sentivo molto spaventata perché lì dove c&#8217;è la mia scuola c&#8217;è l&#8217;uscita&#8230; e mi toccò vedere un isolato pieno di camion a doppio rimorchio e tutti erano carichi di persone, con un camion con gente sopra che cercava di andare e tutti gli studenti là attorno. Un disastro. I maestri molto preoccupati. Con la voglia di correre e la voglia di fare qualcosa però lì t&#8217;invade questa paura tipo &#8216;ora che faccio?&#8217;”.</p>
<p>Mauri: “La gente era stanca. E se il governo non voleva fare nulla contro di loro, la comunità decise che noi dovevamo fare qualcosa per fermarli. E così si fece. Non con una strategia né nulla. Solo fu rabbia allo stato puro. Quella gente sempre girava armata, e questo spaventava le persone, se uno provava a guardarli, gli sparavano. Fino a quel giorno, quando si nascosero tra gli arbusti, negli angoli. Infatti ci fu un contadino a cui spararono in un occhio e rimase invalido su una sedie a rotelle, però fu molto coraggioso e per aver fatto qualcosa per la sua comunità deve sentirsi molto contento e soddisfatto”.</p>
<p>Mauri: “(il processo di organizzazione della comunità) fu lungo. Quel giorno, sinceramente, ci si voleva organizzare alla meglio e riunirsi in un posto per far arrivare tutti però era tanta la paura. Era un paese fantasma, e andò avanti così per mesi, circa tre mesi in cui nessuno poteva girare in strada. Neanche i cani giravano… Uscendo di notte per proteggere la comunità c&#8217;erano commissioni di una trentina di persone che vivevano in un isolato. Di loro, una decina uscivano di notte mentre gli altri riposavano. Ci si organizzò e poco a poco la comunità si riprese. Le barricate continuano però le <em>fogatas</em> già sono state tolte e tutto è tornato alla normalità. Ora abbiamo la ronda comunitaria e penso che l&#8217;organizzazione sia migliorata notevolmente.”</p>
<p>Angel: “(Cominciammo a parlare dell&#8217;autonomia) quando ci rendemmo conto che il governo non avrebbe fatto nulla, e questo a causa dei partiti… Bè, non volevamo continuare così. Eravamo stanchi di tante menzogne, tante parole e nessuna azione. Questo fu una delle principali ragioni per le quali si decise di recuperare l&#8217;assemblea tradizionale. Con questa forma di organizzazione si scelsero le persone non per la loro popolarità ma per la loro forma di essere, i valori, le conoscenze acquisite a scuola o attraverso esperienze di vita… c&#8217;è più fiducia e credo che faranno meglio dei partiti politici”.</p>
<p>Mauri: “I partiti politici non fanno le cose per bene. È meglio avere un&#8217;organizzazione come quella creata qui e da lì scegliere un governo proprio dove non esistano partiti. Non fanno nulla per la comunità, solo per loro stessi.”</p>
<p>Angel: “Il laboratorio sulla radio si tenne tre mesi dopo, già quando tutto era più tranquillo. Doveva esserci un concerto e uno dei partecipanti si animò e disse: &#8216;Vi trovo un trasmittore e facciamo una trasmissione a filo diffusione. Possiamo fare un evento e raccontare tutto quello che è successo da quel giorno fino a come stiamo oggi&#8217;. E alcune persone del suo collettivo ci hanno aiutato a fare la nostra prima trasmissione radio e a darci la spinta a fare una radio nostra”.</p>
<p>Mauri: “La compagna di Radio Vecinidad ci appoggiò molto. Ci prestò il suo registratore, ci consigliò di andare per le <em>fogatas</em> a intervistare le persone per avere materiale da trasmettere. E cominciammo con il suo registratore facendo domande alla gente sulla rivolta e sul dissenso nei confronti del governo, l&#8217;insicurezza, la protezione istituzioneale nei confronti delle bande criminali. Infatti su Youtube ci sono video di questi gruppi. Se mettete “Capacuaro” compaiono video dove queste persone filmano il taglio dei pini. E escono sul notiziario, si burlano della nostra comunità e fanno commenti sul governo. Non importa che la gente si organizzi e ponga un freno alla distruzione dei boschi. Il governo li protegge…”.</p>
<p>Angel: “Grazie per la visita e che tutti si animino a fare qualcosa per l&#8217;ambiente, per la società, che non si cada più nella rete dei partiti politici e dell&#8217;egoismo.”</p>
<p>Mauri: “Non sono favole quelle di cui parliamo. Sono le cose che succedono qui. Invitiamo le persone a organizzarsi e a lottare contro le ingiustizie”.</p>
<p>(Articolo di: Carolina, tradotto da: PIRATA)</p>
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		<title>[Mexico] 19 de Junio. Jornada contra la prisión política y por la libertad de Alberto Patishtán.</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jun 2012 22:08:26 +0000</pubDate>
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<p><img class="alignnone" src="http://1.bp.blogspot.com/-LPmKqEF2ats/T759zMIjDRI/AAAAAAAAAXE/bHNddVvDEXc/s1600/playera_patishtan.jpg" alt="" width="271" height="377" /></p>
<p><strong>JORNADA CONTRA LA PRISION POLITICA Y POR LA LIBERTAD DE ALBERTO PATISHTAN</strong></p>
<address>Ruidos metálicos de puertas cerradas.                                                                         Pasos y miradas que tropiezan con rejas y torres armadas.<br />
Cabezas rapadas para podar ideas y personalidades.<br />
Horas marcadas al ritmo del vacío.<br />
Apenas un pedacito de cielo…</p>
<p>En todo el mundo así son las cárceles. En la ciudad, en el campo, los poderosos y los ricos atacan a quienes somos explotad@s e inconformes. Nos roban, nos esclavizan, nos discriminan y finalmente nos encarcelan, cuando no nos asesinan.<br />
Buscan así callarnos, desarticularnos, amedrentarnos pero no pueden lograrlo, porque hasta dentro las cárceles podemos seguir luchando.<br />
Como siempre lo ha hecho Alberto Patishtán Gómez.<br />
Era el 19 de junio del año 2000 cuando se llevaron preso Alberto, maestro tzotzil, acusandolo de un delito que nunca cometió y que se le fabricó para punir su osadía por estar a lado del pueblo y en contra del presidente municipal de su pueblo, El Bosque, en Chiapas.<br />
Una injusticia que se sigue perpetuando desde hace 12 años. Hoy el compañero Alberto está encerrado en un penal de máxima seguridad federal, Guasave (Sinaloa), a más de 2000 km de su familia, sus compañeros, su tierra. Se le castiga con saña y rencor porque Alberto ha hecho de cada prisión una trinchera, concientizando a los presos y luchando con y por ellos contra las brutalidades del sistema de (in)justicia del Estado Mexicano.<br />
Como adherentes a la Sexta convocamos nuevamente a la movilización por la libertad de Alberto Patishtán, símbolo de la lucha en prisión, y por los demás pres@s polític@s de La Otra Campaña y del país, según los acuerdos tomados en el “Foro contra la prisión política y por la libertad de Alberto Patishtán” el 12 y 13 de mayo de 2012 (Chiapas), organizado por la Red contra la Represión y por la Solidaridad.<br />
Invitamos, entonces, a las organizaciones, grupos, colectivos e individu@s en México y en el mundo a movilizarse en la medida de sus posibilidades el día martes 19 de junio 2012 para exigir la libertad de l@s luchadores/as sociales bajo la consigna:<br />
“Contra la represión y el olvido: la libertad… abajo y a la izquierda”<br />
Comunicamos que este día, desde las 11 a.m., habrá lugar un acto político en la comunidad de Alberto, organizada por el “Movimiento del Pueblo de El Bosque por la libertad de Alberto Patisthán”.</p></address>
<p>También les invitamos a señalar su acción, pancarta, mitin, marcha, volanteo, conferencia, mesa informativa, concierto al correo: foro.presxs@gmail.com</p>
<div align="center"><strong>¡Abajo los muros de las prisiones!<br />
¡Pres@s polític@s LIBERTAD!</strong></div>
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		<title>[Messico] Fallece Don Juan Chávez, pilar del movimiento indígena nacional</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jun 2012 09:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Originario de la comunidad purhépecha de Nurío, incorruptible y firme, por más que gobiernos y organizaciones quisieron hacerlo suyo, don Juan fue leal a sus convicciones y a los principios de la lucha zapatista desde 1994 y hasta el último de sus días. Gloria Muñoz Ramírez Morelia, Michoacán. Don Juan Chávez Alonso, incansable luchador indígena, &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/06/06/messico-fallece-don-juan-chavez-pilar-del-movimiento-indigena-nacional/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Originario de la comunidad purhépecha de Nurío, incorruptible y firme, por más que gobiernos y organizaciones quisieron hacerlo suyo, don Juan fue leal a sus convicciones y a los principios de la lucha zapatista desde 1994 y hasta el último de sus días.</em><br />
<em><strong>Gloria Muñoz Ramírez</strong></em></p>
<p><strong>Morelia, Michoacán.</strong> Don Juan Chávez Alonso, incansable luchador indígena, falleció el sábado 2 de junio, este domingo fue velado en su casa de Nurío, su pueblo natal, y el lunes 4 se le rendirá un homenaje en la jefatura de la tenencia de la tierra, con la presencia de comuneros de la región de la meseta purhépecha y representantes indígenas de diversas partes del país.</p>
<p>Zapatista desde 1994 y hasta el último día de su vida, luchador comunitario, referente indiscutible del movimiento indígena nacional, recuperador de tierras y de la memoria histórica, promotor de la educación indígena, trabajador migrante en Estados Unidos en varias ocasiones, campesino, músico y compositor, poeta sin escritura, un hombre de la tierra, don Juan Chávez Alonso falleció a causa de un accidente ocurrido en su casa mientras construía una troje.</p>
<p>Originario de la comunidad de Nurío, puerta de la meseta purhépecha, incorruptible y firme, por más que gobiernos y organizaciones quisieron hacerlo suyo, don Juan fue leal a sus convicciones y a los principios de la lucha zapatista desde que en 1994 acudió a la Convención Nacional Democrática (CND), convocada por el Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN).</p>
<p>Después de la CND, participó en el diálogo de San Andrés Sacamch’én de los Pobres, en la primera mesa de diálogo entre el EZLN y el gobierno federal, referente a los derechos y la cultura indígena, de abril de 1995 a febrero de 1996. Durante este periodo don Juan se proyectó con toda su autoridad moral y se ganó de inmediato el respeto de todo el equipo de asesores, tanto de los representantes indígenas del resto del país, como de intelectuales y del resto de los acompañantes en un proceso inédito en el mundo. Posteriormente, fue clave en la fundación del Congreso Nacional Indígena (CNI), en octubre de 1996, al lado de la comandanta Ramona-</p>
<p>Con el desconocimiento de los acuerdos por parte de toda la clase política, don Juan acompañó todas las iniciativas encaminadas a la exigencia de su cumplimiento, tales como la marcha de los mil 111 zapatistas a la ciudad de México, la Consulta Nacional por los Derechos de los Pueblos Indios, la Marcha del Color de la Tierra y, finalmente, la puesta en práctica de la autonomía “sin permiso de nadie”, con la que los zapatistas organizan su territorio en cinco Caracoles, dentro de una iniciativa que tuvo eco en Nurío, el pueblo de don Juan, comunidad emblemática del movimiento indígena desde que fue sede del Tercer CNI, en el que participaron la Comandancia General del EZLN y representantes de más de 40 pueblos indios del país.</p>
<p>En 2001, durante la Marcha del Color de la Tierra, fue don Juan uno de los principales oradores al lado de la Comandancia General del EZLN, en el Congreso de la Unión.</p>
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