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	<title>mexico @ nomads network &#187; Articolo</title>
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		<title>(Español) Felicitades a las y los Zapatistas desde Düsseldorf / Alemania</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jan 2014 04:04:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in Deutsch e Español.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in <a href="http://mexico.nomads.indivia.net/de/category/articolo/feed/">Deutsch</a> e <a href="http://mexico.nomads.indivia.net/es/category/articolo/feed/">Español</a>.</p>
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		<title>Donna incarcerata per aver tentato di difendersi da uno stupro: YAKIRI LIBRE!</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2014 12:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>K</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al grido di ” la stessa giustizia che ci opprime nelle lotte, condanna Yakiri perché non ha accettato di farsi ammazzare” il 29 Dicembre una manifestazione ha colorato di viola e bianco le strade del centro di Città del Messico. Centinaia di persone di ogni età con striscioni e fiori in mano hanno chiesto la &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2014/01/02/donna-in-carcere-per-difendersi-di-violazione-yakiri-libre/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
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<p><img class="alignleft" alt="" src="http://www.lajornadadeoriente.com.mx/wp-content/uploads/2013/12/Yakiri-Rub%C3%AD-Rubio-Aupart-620x400-copy.jpg" width="307" height="212" />Al grido di ” la stessa giustizia che ci opprime nelle lotte, condanna Yakiri perché non ha accettato di farsi ammazzare” il 29 Dicembre una manifestazione ha colorato di viola e bianco le strade del centro di Città del Messico. Centinaia di persone di ogni età con striscioni e fiori in mano hanno chiesto la liberazione immediata di Yakiri Rubí Rubio Aupart.</p>
<p>Il caso giudiziario di Yaki è pieno di irregolarità, come racconta suo padre, José Luis Rubio .</p>
<p>Tutto è iniziato il 9 dicembre 2013. Yaki fu rapita, portata in un albergo, picchiata e violentata. Dopo quell&#8217;orrore il suo aguzzino tentò di ucciderla con un coltello, ma la giovane ventenne combatté con tutte le sue forze per difendersi perché, come dice nella lettera che ha scritto in occasione della manifestazione , “io amo la vita! E così come ho lottato per rimanere in vita ora voglio lottare per la mia libertà . ”<span id="more-19842"></span></p>
<p>Yaki si è difesa, ha lottato per sfuggire alla morte, e nella colluttazione il coltello si è conficcato nel collo del suo aguzzino, che è poi fuggito lasciandola libera. Libera, fino a quando Yaki ha incontrato scappando dall&#8217;albergo agenti della polizia che, anziché soccorrerla in quanto vittima di una violenza, non hanno affatto seguito la normale procedura di una denuncia per stupro. Anzi paradossalmente la hanno arrestata, senza farla visitare da un medico, senza curarsi delle ferite riportate , senza permetterle di chiamare la sua famiglia o un avvocato/ essa. Yaki è stata fortunata a sopravvivere, ma uno Stato femminicida non la perdona; lo stesso giudice incaricato dal suo caso è stato segnalato nel 2011 per molestie sessuali alla sua segretaria.</p>
<p>José Luis Rubio racconta che, da quando ha iniziato a difendere i diritti della figlia, sta ricevendo tanti messaggi da altre donne che hanno vissuto la stessa orribile sorte di Yaki, e che sono state messe a tacere spesso dalle loro stesse famiglie, per paura, senso di colpa, per il “che dirà la gente” . La testimonianza di una giovane durante la manifestazione lo conferma, cosi&#8217; come le cifre delle ultime statistiche rilasciate da <i>Inmujeres</i>: nello Stato del Messico, 7 donne su 10 subiscono una qualche forma di violenza sessuale o sessista, ma solo il 9,2 % denuncia il suo aggressore.</p>
<p>Quello di Yakiri Rubino è un caso unico che mette bene in evidenza la corruzione del potere e il diverso trattamento riservato dalla giustizia al genere femminile.<br />
Al momento sono attive diverse campagne di solidarietà con Yakiri .</p>
<p>Alla pagina web <a href="http://www.change.org/petitions/liberen-a-mujer-que-defendi%C3%B3-su-vida-durante-una-violaci%C3%B3n-justiciaparayaki" target="_blank">Change.org</a> è possibile firmare una petizione per chiedere l&#8217;immediata liberazione di Yaki.</p>
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		<title>Alberto Patishstan torna in visita al CERSS n 5</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Dec 2013 16:33:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ripreso e tradotto dal blog di Alberto Patishstan Alejandro è un indigeno Tsotsil originario di Mitontic, l&#8217;ultimo rimasto in carcere dell&#8217;organizzazione “Solidarios de La Voz del Amate”. Secondo Patishtan: “Alejandro è accusato di un delitto che non ha mai commesso, per questo lo sto appoggiando e continuerò reclamando la sua libertà”. Alberto Patishtan Gomez, ex &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/12/22/alberto-patishstan-torna-in-visita-al-cerss-n-5/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ripreso e tradotto dal <a href="http://albertopatishtan.blogspot.mx/2013/12/alberto-patishtan-regresa-al-cerss-no-5.html" target="_blank">blog di Alberto Patishstan</a></p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/h0TQ7p0cZow" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Alejandro è un indigeno Tsotsil originario di Mitontic, l&#8217;ultimo rimasto in carcere dell&#8217;organizzazione “<i>Solidarios de La Voz del Amate</i>”. Secondo Patishtan: “Alejandro è accusato di un delitto che non ha mai commesso, per questo lo sto appoggiando e continuerò reclamando la sua libertà”. Alberto Patishtan Gomez, ex prigioniero politico del El Bosques, Chiapas, ha visitato il suo compagno Alejandro Diaz Santis nel carcere CERSS número 5 (<i>Centro de Reinserción Social para Sentenciados</i>) di San Cristobal de Las Casas, Chiapas.</span></p>
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<p align="JUSTIFY">ll professor Patishtan, che di recente ha visitato il Presidente della Repubblica, racconta che “una delle rivendicazioni che ho sottoposto a Pena Nieto riguarda la libertà delle persone ingiustamente incarcerate; indigeni e non indigeni”</p>
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--></style>
<p align="JUSTIFY">“Siamo vicino ai nostri, a quelli che soffrono, a quelli che realmente hanno bisogno di noi. Alejandro non è solo” dice Patishtan.</p>
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<p align="JUSTIFY">Fronte alle molte critiche del movimento per avere incontrato Peña Nieto, Alberto ricorda: “Sono lo stesso di prima, sola che ora ho una maggiore libertà di spostamento, pero&#8217; sono sempre io” e inoltre “tutto quelllo che ho vissuto non si potrà mai dimenticare”</p>
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		<title>Liberati gli ultimi arrestati del #1SMX</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Sep 2013 23:28:21 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo di Regenaracion Radio Nella mattinata del 6 settembre sono stati liberati sotto cauzione, sei degli ultimi 7 arrestati del #1SMX. Si tratta di Gustavo Ruiz Lizárraga, Julián Humberto Luna Guzmán, Gonzalo Amozorrutia Nava, Pavel Alejandro Primo Noriega, Omar Beristaín Montiel e Gabriel Carrión Soto, che hanno dovuto pagare una cauzione compresa tra &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/09/07/liberati-gli-ultimi-arrestati-del-1smx/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" alt="" src="https://sphotos-a-mia.xx.fbcdn.net/hphotos-frc3/p480x480/1170701_428505313937471_974247722_n.jpg" width="250" height="150" /></p>
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<p>Da un articolo di <a href=" http://www.regeneracionradio.org/index.php/represion/presos-politicos/item/4028-seis-de-los-siete-detenidos-el-1smx-obtendran-su-libertad" target="_blank">Regenaracion Radio</a></p>
<p>Nella mattinata del 6 settembre sono stati liberati sotto cauzione, sei degli ultimi 7 arrestati del #1SMX.</p>
<p>Si tratta di Gustavo Ruiz Lizárraga, Julián Humberto Luna Guzmán, Gonzalo Amozorrutia Nava, Pavel Alejandro Primo Noriega, Omar Beristaín Montiel e Gabriel Carrión Soto, che hanno dovuto pagare una cauzione compresa tra i 126,000 e i 135,000 pesos messicani (tra i 7200 e i 7800 euro circa).</p>
<p>Jesse Alejandro Montaño ha dovuto invece aspettare la notte del 6 per essere liberato, anche lui sotto cauzione.</p>
<p>Si è raccolta questa grossa cifra grazie alla grande solidarietà che c&#8217;è stata attorno questo nuovo episodio di repressione perpetuato dalla Polizia del Governo del Distretto Federale (Città del Messico).</p>
<p>Circa un centinaio di persone hanno aspettato la loro uscita in un ambiente festivo, gridando slogan per la loro libertà. Accolti fra baci e abbracci, ai compagni si leggeva la felicità in volto per potere essere nuovamente per strada.<br />
La liberazione di tuttx (ricordiamo che gli arresti del primo settembre sono stati 16) è stata possibile grazie alla pressione politica, le mobilitazioni e l&#8217;attività incredibile di raccolta di fondi di tuttx quellx che sono statx solidalx per la libertà di tuttx i/le detenutx del #1SMX.</p>
<p>Ricordate che adesso abbiamo molti debiti da ripagare e vi invitiamo a continuare ad appoggiare economicamente al seguente conto:</p>
<p><b>Banamex, n</b><b>u</b><b>mero: 2877071. C</b><b>hiave</b><b>: 002180700628770710, a </b><b>nome di</b><b> José de Jesús Maldonado</b></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>(Español) Entrevista con Zafhada de Radio Caracol de Mazunte</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Aug 2013 19:00:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Escuchas el AUDIO de la entrevista En la Convergencia de Medios Libres de San Cristóbal de las Casas entrevistamos la Zaphada, compañera periodista del DF que vive en Mazunte hace unos años y que, juntxs con otrxs compas y personas del pueblo, está participando en el proyecto de Radio Caracol la Voz de Mazunte. “Radio &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/08/30/english-entrevista-con-zafhada-de-radio-caracol-de-mazunte/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
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<p><a href="http://www.arkiwi.org/path64/UGlyYXRhL01leGljby9SYWRpb0xpYnJlcw/html" target="_blank">Escuchas el AUDIO de la entrevista</a></p>
<p align="JUSTIFY"><img class="alignleft" alt="" src="data:image/jpeg;base64,/9j/4AAQSkZJRgABAQAAAQABAAD/2wCEAAkGBxQTEhUUEhQWFRUWGBoaGBcYGCEeHhoiIB8dHR4gHyMhHSggHCMlHx4hIjEhJSwrMC8uGyI2ODMtOCgtMC8BCgoKDg0OGxAQGywlICQtLCwsMTc1LCwwNDAsLDQrLCw0LDQsLiw0LCwsLCwsLCwsLCwsLCwsLCwsLCw0LCwsLP/AABEIAIAAgAMBIgACEQEDEQH/xAAcAAACAwEBAQEAAAAAAAAAAAAFBgMEBwIAAQj/xABEEAACAQIFAQcBBQQHBQkAAAABAgMEEQAFEiExQQYTIjJRYXGBByNCkaEUcpKxFjNSU2LB4TRjg7LxF0NzgoSTo8LS/8QAGQEAAwEBAQAAAAAAAAAAAAAAAgMEAQUA/8QAKxEAAgIBAwMCBQUBAAAAAAAAAQIAEQMSITEEQVETIiMyYZGxBVJxgaEU/9oADAMBAAIRAxEAPwDccex7Ec86opZyFUblmNgPknYY9PSS+IamoSNS7sqqu5ZjYD64UK/7SaXUY6VZa2QbaYFuo+XNkA+uFTNTmdU3e1LU1HGniUOTJ3Y6m2ylh/aPF9rXwLNQ2hBSY1Z725WMeDTGp4klvdv/AA4x4n+Tb64zzN+17zMVs0u2/wC0PZf/AGV8P8ZBx7L+zVBJ31TLmE9VoA72RAUUk8KukEsfRFPUbbjBHLezmXLOkLUfdyFWZRMAxkAtexDlSRfcc8YmYE/MY9Ao7RPrc5kUWkq0jA/AjKtvhYwxH8WBzZ5T28VVUN+6JG/55l/ljSayejVXSlipJJkcII/CtmJt4mt8/l82Mx5jTJTtMe5KRpqfRpbTYbjb32B64wKtcGGWPapjiZ9Btpqp4/lX/wDpUH+WC9L2hcj7utjfbyu25+kiAn41YbHzGdqY1RpKV9UesQAHUqng6tJDm25AUfOJ+0dRQ00sEE1LCzVEmk+AeBb2D7DjUQvT8XpjxRSaqZrbvUX8n7YPC2kgKTvemcJf/hEmNvob40Ts/wBuxILNaYL5mjBEi/vxHcfKk/GFPtRkOXU4j10AfvZBEO6YKwc8CxYC23N9sUR2LojUBIZaqkqEXWqMwJ0+q3uHF+QG+caBQtTAajtU2zL6+OZBJE4dCSLg9RyD6EehxaxjceWZpTt3tNVQTMbX1oYzIB0axKvt15F+mGik+0hY7LmNNNRnjWRrhJ9nXj4IGKEaxEspEfMexWoMwinQSQyLIh4ZGBH5jFi+DgxEq+3UlQSmWQiQbg1U11hHTwDzS/Sw98LGf00MXdzZtPJVapAg1i0MZIJuIxsBsRc3P64o5z2hdqajq46xEDyIGpwo7tUvZwdtf3e122HoBti79olUnc0xLx6GnBDSDVHYo4uQPMAGva/phDMxI8RyqoH1lnt1DKtG0lJL3Xcpr0xBQrpcHkC4sL2Kkc4q9pJ2pIqavpGbu2aPvoy7MssclrXDE2ccXHr9McdmcnrKfvKRdNVR93ZZZbx6dSm4W2osm9/a+xxXppqWliipams/bO4IKwU8d91N11kE6gp4uVHFwcZVQtyYOeidHzKkhF3hqYayGO9i4Bu6qPoth7YY80ro6qeiamkEhjn71io/q00sGDj8JJsuk73HG2AE3aL71pYKCGORiT3076pN+tlHh+NRxTqM/rXNnqtJP4YY1UnoLltX5m2AZ1J5jl6fJV1t9o39oOzCsiKiSvEZCzxpY6HY6lksWGpVOq63JOrYgXxN/QVGUmTWryUzQsAF0qX8TN4VUt4vX0xnLVUjm8tVUcr5pXLWN7HShVRvtzyR9aDU0IuXMz25sBck32uXbg6R189+m+6jxcWVA8TV8iaqhp0hencywoFuttDheGBuDuPwkXv+eFTtBkVVVQ1s0qVUMrsgSnCK4KpvELrdtiTcgjc9cKiw0ZewkmSxAuyA2sPESFa5swtYYI0VOwRWiqWA28tRJGRfa1mJVgByQdI4vjwbSZ7SG7xqziu/ap8qEiy051s8pZGUrIFAUXZbbtqtze+JMlrIVrK6ermDPTHukkcgER6bsoQWBN+o5wBhzutXYVku63CTKG2PpsCR73OO5s8Mo01VFS1PF3XwP+oN/wAxjPUXiNPS5aur/wBlzLMwlkzameRZYzLHKiwOhVY12KgE7OSLM1uDYdMHcuzqorZZxTGKKnhk7rW8Zk75/wAQtrUIo2338w5wJGY0U81LI1TNSyUxHdxzABOgYXNwbgBSQ3vg9kdE1IJY0iMkckryxOrKAA9jpcnix6rq2wRIraJ0kGjAyilF5o3bLKou8f3LD7xo7hj3Y2lTVexIHB4w0UPbaopwpr40mgYAispvEoHrInKj/ECRgX2XURvX1czBHMzrI17d3HH5AN9rqdfS9xgPQ5zUCCnjgGmpq6iWdEbyxws5YmTa4Ug7AW9uNzDGAVBl+HLGpqyp7qNDSVCB6gyeBY23vY28YYEkrwL8jbC/HndJShY6CA1TayqzTOTHGbXIQkEkAW2Ww3G++FDtt2rlqnKSG6rcCND4E+f7xv8AEdh0GCmTTLKEdeETTxbxtvJt6WCqPYYDJaLqMdgT1MgQQhmE00/+0zNIP7tfDH/CD4v/ADE44hFhpRQq+gFsTMuKGZ1XdpYGzNcA+gHLfT+ZGIAWyGp3dGPApauJWzCtO6xkArfUx4BtfT7m3XgY7go5WXYNGoBYMy3ZrDvFPToBueNY9cd9ncuWdg77RL6b3CkXJ9wHufzOH9coWOMDVsu7G+x8AVvexUfS+HPkXF7RzOM+Rs7am4izl2SRK6q6BrNd73Oq4a436Huz/EcE6alTSmoXYi7HYX9f+Ui3+P8AIfmWbxQkhpFJTyuDuSCNiB16/PsxAGy9sohpKj8Q2A4HVb334HPp7nAacjbwPaDD8tNEQDZSxAubAKL/ABwL367LHYWuTgTP2diY3RQlxsbdL2BNuCTsFAPHG2/yDPIpbKpBAAG1wb2YHcj1Ppg1RbtGB1UEm/qqgG9vQvb6nGW6TwCmKs+uBO6kAZC1zuL3/Dvu6n8uuOKWe9gxDcAN6/Pox5GHSrUbqfLxp4FjxcA3Zn53Nrfqm5tQhBYDVGfKfX35sCD1+MEjjIKMZiyNhNrxLJ3uDuOo5H5cY4onkpyWppGhvuU80Z+UO31FjiDLpSw0t5152tqB4YfPXFnT1GAtkNTraceZbqGKftXTytbMKWNJI9I/aAutBquFvcXTg2vcXHTFylhqKRpZ40bMXqWjWOpRwNKjYK4AIVQdyy89QtsK/wCz3dRe3eXiv6Ft0PvaQL/EcLuVZ3LST97AXiiZrHwkoTyQw4Okkjbe3GLcZ1icbqcXpPUf6ujy2nuJFWeQ+WIuZHc9Ba9gTxc2wu9n0tAGA0h2Z9I4W52A9rfywVr6eOKeFYkWMKj+UW/G5Fz9AMAJ64wUkZCE/dqAwIspI2uOThLkuukeZR0lIxduwhsG/rhTz2cSS6Ta19C+nhO9/S7foOuGHKq7vYw5QqLc3G9ubem+BnY+HvcwhGnfSxfT6G97g723sR74zCugsT2jf1DKGRQODHzKoQgWOMlSCNiPEptY3G+9tmRrA2up3wD7V9rWjUwxgDSVAkBtYgG9hvp/y43vhuqsvjjRmuwCAldzsPQHUDYegOMwoaNJqiZ5d4IFMjqTa9r6RwbamuSPp0uV4NOQlz2kDkgaRKOXdnZplEjFUitfvJNlA6WBNz13B6HbF6j7GxyWEddAzHYAKfjbxf5dcdVNGalY6mskP3t1ggiW7MBubLeyjjf4vbFp8gpXABWekmYgRPIbqzb7XBNjtYXI2G2Ky7ea/qJAHiAs97MVFCVMourcOtyu1jv6fBwQ7N9pCh0SElTte+9txYHpseelz64O9na1w7UdWAxUeEnqo24PQ7bkjYceql2kyxKebTHupUEethsSR01WuMYG1+x+ZtafcJoUjamuSLb+w4G+4IReAebCw3tvNMgdCvibWBZtK8/2l1nXb0sRhe7NVZeMajcBtxc9ODtc2HItx6rzhkRTbaPVydXDP+SsB9Sfk4jcaDKF3ETJG7onVZSrdF5tyD139DghrG9vnHs2pxrBUFeQb3Fr2FtuALje1txsOTSgq+7hD6S4A3AsDYdcMcagCJX0WTTqU8czqvj1RSC/4SQfQjcfrhh7MZbSTwqoi7qZVXvVRmVuNmNvMG5323wp5LmRnXxKRa6s1xY/54M5NQpJLFqBBNPe4JVhZI+CpuP9cEhOMEHtB6orkKuvgy9nOTTRMkzSd9FGLP4AHRLklttn5NyAvxgRl0IkghLAGyqRfcXAt9cRf04niJQ+KQbBJEDa77XDJpuCPVd784myiEpEIyblLC44IIDC30a30OCzqVW5nQMpyFe1SzT04XwrsN9hwL+mF7svPpq49WndSt2JWxG3K7qbi2rpthlFxhQr9UFR3kdwVbUGG1tXH636HAdOdWoeY39RSlVhwJqUJZw2gg9GYP3gG+wLyWQfugHCJFTq0eZohUtpjdLWsVXVfTpuCbni/XDzl9WKlBIuogctKVe37iL4QSfxED4OF7N6OWOZK6AqzBiCrNbvQPhVFh7X5wGFtJKnac9gSLnGa0y99TMQBC1PGodD6ENIFIF9RXcbX5tgfaMNIthBHaUOoZnUgC6SWbcMGst7C5PtbF+jrqRkdYJ0gRmu9NUxhkU8sVsQVNztY9LYgNXRxgh5Vl3uIqeILG5F7ar6mc39TYXG3XFANbbxdSbtFIxqKJ5FKyhGEgHKm256b3+L35wN7elC8Vt7hrtweBcWttc77knboBhp7NQtNK89SLk2EaNyg5Yg/wBo2ANugAwq9s5tdX3f9hG/eud7X9QAOpHOAxn4gHgQ2FLfmd9kU8JuLrZCbsoQ26kkm3HpfDo1IpJ1anHIYRlgNul73+RgB2YohGpYlFO25ZEb380erk9PTB17FtQlQnoGMign0EhawPwv54TmNvcNKqB8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width="128" height="128" />En la Convergencia de Medios Libres de San Cristóbal de las Casas entrevistamos la Zaphada, compañera periodista del DF que vive en Mazunte hace unos años y que, juntxs con otrxs compas y personas del pueblo, está participando en el proyecto de <i>R</i><i>adio </i><i>Caracol la</i><i> Voz de Mazunte.</i></p>
<p align="JUSTIFY">“Radio Caracol empieza hace un poco mas de un año y medio, básicamente por la necesitad de un pueblo de organizarse ante la violencia y la indiferencia” que se estaba dando en Mazunte.</p>
<p align="JUSTIFY"> El ciclo de violencia comenzó hace tres años con el asesinato de una mujer de la comunidad. Un año después otra mujer fue violada y casi la matan.<span id="more-19532"></span></p>
<p align="JUSTIFY"> Dada esta situación, ante el miedo en el pueblo, se organizaron unas asambleas y una de la propuesta que salió fue la de poner una radio comunitaria. Desde pronto se inicio con un noticiero y poco a poco se fueron sumando otros programas: de música, entrevistas en el pueblo, cuentos para niñxs, sobre derechos de la mujer, ecología, migración y cultura zapoteca.</p>
<p align="JUSTIFY"> “Aprendemos todos juntos y compartiendo con el pueblo que es lo mas bonito de todo”. La radio como medio independiente esta jugando un papel importante en la comunidad: hay que decir que en esta parte de la costa oaxaqueña no hay radios comunitarias sino solo el monopolio de algunas radios comerciales, como las de Puerto Angel y Huatulco.</p>
<p align="JUSTIFY"> Al principio de las trasmisiones, recibieron la visita de la Agencia Estatal de Información acompañados por agentes de Policía, probablemente mandados por parte de alguna radio comercial, sin llegar a tener problemas.</p>
<p align="JUSTIFY"> Además el pasado Mayo matan un italiano que estaba viviendo en Mazunte, Alex Bertolli, por cuestiones relacionadas con los carteles de drogas. Esto generó mucho temor y tensión en el pueblo y con la radio se empieza una campaña permanente por la paz.</p>
<p align="JUSTIFY"> Una semana después un criminal conocido que venia acompañado de otra persona encapuchada llegaron a extorsionarlos, amenazando que le iba a pasar lo mismo que al italiano. Emiliano, otro compa de la radio, fue listo en el dejar el micrófono abierto, así que las amenazas se escucharon por aire e incluso en streaming. Mucha gente estaba escuchando radio caracol por internet en este momento, para enterarse de lo que estaba pasando en aquellos días en Mazunte.</p>
<p align="JUSTIFY"> “Es muy triste pensar que esto pasa en una comunidad en la cual no solo uno decide vivir sino también decide luchar de una o otra manera para generar una mejor forma de vida y de convivencia”.</p>
<p align="JUSTIFY"> Otro problema se dio el 11 de junio, después de los encarcelamiento en el DF del 10, Zafhada pasó al aire unas entrevistas con Carlos Esteban Himenez y Uriel Sandoval donde hablan de la campaña mediática en su contra y del hecho de ser perseguidos políticos. Autoridades fueron a la radio y las amenazaron de bajarles la antena si no acababan de “meterse en política”.</p>
<p align="JUSTIFY"> Pero lxs compas allí siguen firme con su postura, informando a la comunidad de forma libre, independiente, horizontal y no comercial.</p>
<p align="RIGHT">Pkt, Nomads, LaPirata</p>
<p align="RIGHT">
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		<title>L&#8217;arresto della comandante Nestora Salgado mostra l&#8217;attacco alle polizie comunitarie di Guerrero</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Aug 2013 12:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pkt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guarda il video di Nestora durante un discorso ai cittadini di Buenavista Traduzione di un articolo de SubVersiones Non ho paura dei sicari o della delinquenza organizzata, io ho paura del governo, che il governo mi faccia sparire e se questo dovesse succedere, sarà ovviamente il governo quello che mi farà uccidere&#8230;sono loro che ci &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/08/27/larresto-della-comandante-nestora-salgado-mostra-lattacco-alle-polizie-comunitarie-di-guerrero/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=AZhRiyFa9XE&amp;feature=youtu.be" target="_blank">Guarda il video di Nestora durante un discorso ai cittadini di Buenavista</a></p>
<p>Traduzione di <a href="http://subversiones.org/archivos/11910?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+SubVersionesAAC+%28SubVersiones+AAC%29" target="_blank">un articolo de SubVersiones</a></p>
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<p align="RIGHT"><em><img class="alignleft" alt="" src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTrY5EwfxDjk4oDalW1qE6hFlKgliBMujA-qsb2NN1M_9Kn6n0PyA" width="274" height="183" />Non ho paura dei sicari o della delinquenza organizzata, io ho paura del governo, che il governo mi faccia sparire e se questo dovesse succedere, sarà </em><em>ovviamente</em><em> il governo quello che mi farà uccidere&#8230;sono loro che ci stanno attaccando</em><em>… </em><em>le autorità, l&#8217;esercito, la marina.</em></p>
<p align="RIGHT"><em>Mi sento perseguitata da parte loro e anche la nostra polizia</em><em>.</em></p>
<p align="RIGHT">Nestora Salgado</p>
<p align="JUSTIFY">26 agosto. Recentemente, in una intervista video realizzata con<a href="http://www.youtube.com/watch?v=j5HSP6ILglY&amp;feature=player_embedded#t=1" target="_blank"> Caminante TV</a>, Nestora Salgado García, coordinatrice regionale delle autorità comunitarie e comandante regionale della polizia comunitaria di Olinalá, denunciò la pressione, la persecuzione costante e le minacce di morte che hanno subito da parte delle autorità.</p>
<p align="JUSTIFY">La polizia comunitaria di Olinalá si formò all&#8217;inizio di quest&#8217;anno con l&#8217;intenzione di difendere la gente dal crimine organizzato, vista la inefficacia e disinteresse delle autorità governative ufficiali. Di seguito le parole di Nestora:<span id="more-19392"></span></p>
<blockquote><p>“Loro non avevano occhi né orecchie perché per loro non stava succedendo nulla. In quanto stanche che le autorità non intervenissero, abbiamo dovuto farlo per bisogno, paura, per la necessità di difendere la nostra gente e noi stessi. Altrimenti chi altro l&#8217;avrebbe fatto al nostro posto? Che dovevamo aspettare? Che ci uccidessero? Certo che no. Fu così che il popolo si sollevò in armi, come fu diffuso in quel momento”.</p></blockquote>
<blockquote><p>“Ogni quartiere propose i suoi poliziotti, non abbiamo imposto nessuno, tutti sono di Olinalá, […] abbiamo un gruppo operativo, uno investigativo e la gente che sta dalla nostra parte: così si è formata la Polizia Comunitaria”.</p></blockquote>
<blockquote><p>“Conformammo la Polizia Comunitaria per paura e per necessità di proteggerci”.</p></blockquote>
<p align="JUSTIFY">Olinalá si sollevò in armi il 27 ottobre 2012 per difendere la sua popolazione dai gruppi del crimine organizzato e fu solo più avanti che cominciarono ad avere la consulta e si integrarono alla <i>Coordinadora Regional de Autoridades Comunitarias</i> (CRAC): “Senza sapere che esistesse una polizia comunitaria, noi ci organizzammo come compagni e come amici”</p>
<p align="JUSTIFY">Però il lavoro della polizia comunitaria ha dato fastidio alle autorità, per il fatto di denunciare costantemente le distinte maniere con cui si favoriscono i grandi commercianti, affinché possano controllare la vendita di determinati prodotti, allo stesso modo delle alte tariffe elettriche della CFE (Commisione Federale Elettricità). Inoltre prima della nascita della polizia comunitaria, la popolazione stava denunciando inutilmente: l&#8217;impunità, la mancanza di indagini delle polizie municipali e del personale del comune, prove di estorsioni&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Appena qualche giorno prima dell&#8217;arresto di Nestora Salgado da parte di elementi della marina, il 21 agosto lei denunciò che un gruppo di militari era salito sul tetto di casa sua, mirando alla gente, a modo di intimidazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonostante il governatore Ángel Aguirre ha dichiarato in diversi spazi il rispetto al ruolo delle polizie comunitarie e soprattutto della validità della legge 701 che legittima il loro lavoro da mercoledì sono state arrestate 29 persone fra: coordinatori, autorità comunitarie e poliziotti comunitari di Guerrero.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo stesso Aguirre, lo scorso 14 novembre, nella città di Olinalá, assicurò che avrebbe appoggiato la formazione della Polizia Comunitaria, consegnando dopo qualche mese un mezzo, anche se dopo dimenticò gli altri appoggi che aveva promesso.</p>
<p align="JUSTIFY">Il governatore aveva insistito in diverse occasioni a riguardo: “quelli che escono dalla giurisdizione e quelli che portano armi che non possono essere utilizzate dai gruppi di polizia comunitaria, dovranno essere sanzionati”.</p>
<p align="JUSTIFY">Sta di fatto che gli arresti sono avvenuti nel territorio comunitario da parte dell&#8217;esercito e della marina, come una minaccia alla libera determinazione dei popoli della Montaña di Guerrero.</p>
<p align="JUSTIFY">Dopo giorni senza aver ricevuto notizie, si è saputo che Nestora Salgado era detenuta nel carcere di massima sicurezza el Rincón, di Tepic, nello stato di Nayarit; questo solo perché suo marito, che vive a Seattle, si è meso in contatto con l&#8217;ambasciata nordamericana in Messico, per informare che Nestora ha la cittadinanza statunitense.</p>
<p align="JUSTIFY">In questo modo si è saputo dove si trovava e il motivo della detenzione: l&#8217;accusa è di aver sequestrato e torturato il <i>síndico </i>Armando Patrón. La polizia comunitaria di Olinalá lo aveva arrestato un paio di settimane prima, avendolo sorpreso a portarsi via una vacca che non gli apparteneva, con il lasciapassare del ministero pubblico di Huamuxtitlán.</p>
<p align="JUSTIFY">La gente di Olinalá lo ha segnalato in più di un&#8217;occasione come la persona che copre i criminali che lavorano per il priísta Eusebio González Rodríguez, presentando varie prove al Comune senza che fossero prese in considerazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Ieri c&#8217;è stata una marcia a Olinalá, dove in centinaia reclamarono la libertà di Nestora Salgado, come anche dei poliziotti comunitari detenuti ad Ayutla e Tlatlauquitepec.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel comunicato della Polizia Comunitaria si enfatizza:</p>
<p align="JUSTIFY">“Sr. Governatore le ricordiamo che non siamo delinquenti, siamo cittadini comuni, persone che solo stanno cercando la tranquillità per la propria gente. La invitiamo ad investigare sulla modalità del corrotto e insaziabile Presidente Municipale Eusebio González Rodríguez e della sua famiglia, lì incontrerà i delinquenti e ben organizzati”.</p>
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		<title>Nuovo Trasferimento per i Presos Loxicha</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Aug 2013 10:42:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Traduzione di un articolo di SubVersiones Oaxaca, 21 Agosto 2013. In una conferenza stampa nella città di Oaxaca, i familiari dei prigionieri Loxicha informano che il 19 agosto hanno ricevute delle chiamate del Centro Federale di Riadattamento Sociale (CEFERESO) No.13, situato a Mengoli di Morelos, Miahuatlán, Oaxaca, e gli hanno riferito che i loro familiari &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/08/27/nuovo-trasferimento-per-i-presos-loxicha/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
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<p align="LEFT"><a href="http://subversiones.org/archivos/11630" target="_blank">Traduzione di un articolo di SubVersiones</a></p>
<p align="LEFT"><img class="alignright" alt="" src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTsgE-h7OxN36ATgz7qc2MRKWq5nBmzKemEU38eGBD1cKyUBtAQUA" width="318" height="159" />Oaxaca, 21 Agosto 2013. In una conferenza stampa nella città di Oaxaca, i familiari dei prigionieri Loxicha informano che il 19 agosto hanno ricevute delle chiamate del Centro Federale di Riadattamento Sociale (CEFERESO) No.13, situato a Mengoli di Morelos, Miahuatlán, Oaxaca, e gli hanno riferito che i loro familiari erano stati trasferiti nuovamente in questo centro di sterminio.</p>
<p>Con questa trasferimento si sommano 90 giorni di isolamento: i parenti affermano che i prigionieri continuano ad essere torturati fisicamente e psicologicamente e ritengono responsabili di questo a tre livelli di cattivo governo.<span id="more-19362"></span></p>
<p>Dopo la conferenza stampa, familiari e amici si dirigono verso il CEFERSO No.13, con un&#8217;altra brigata di supporto con cui esigere la libertà immediata e il trasferimento dei detenuti in una prigione nella città di Oaxaca.</p>
<p>Al momento la quarta brigata di appoggio è in corso e si spera che alcuni dei familiari possano entrare e ottenere informazioni circa le condizioni in cui i prigionieri sono detenuti.</p>
<p>Di seguito la parola di familiari e amici dei prigionieri politici e di coscienza della regione Loxicha che si è diffuso a partire da questa mattina.</p>
<p><b>Per il popolo di Oaxaca, in Messico e nel mondo:</b></p>
<p>Come familiari dei Prigionieri Politici e di Coscienza della regione Loxicha, denunciamo quanto segue:</p>
<p>Il 19 agosto, ancora una volta, abbiamo ricevuto le telefonate provenienti dall&#8217;area di lavoro sociale del Centro Federale di Riadattamento No 13, di Mengoli di Morelos, Miahuatlán, Oaxaca, per comunicarci che i prigionieri Loxicha sono stati trasferiti nuovamente in questo Centro di Sterminio chiamato CEFERESO No 13.</p>
<p><b>Che cosa vuol dire?</b></p>
<p>Che segue la sistematica violazione dei loro diritti umani per essere stati spostati per la terza volta in un arco di 73 giorni senza preavviso.</p>
<p>Che sono destinati a iniziare altri 30 giorni di isolamento e confinamento, sommati ai 30 iniziali del loro primo soggiorno nel CEFERESO n ° 13, più altri 30 giorni che gli sono toccati nel CEFERESO No. 6 di Huimanguillo, Tabasco.</p>
<p>Che sono trasferiti di nuovo: a pochi giorni da che ci avevano autorizzato la visita ci costringono a riavviare il processo, senza che gli importi quello che abbiamo già fatto.</p>
<p>La visita delle nostre famiglie in questo CEFERESO No. 13, non sono di persona ma attraverso uno schermo e un telefono: la chiamano <i>televisita</i>. Ci impediscono il contatto fisico.</p>
<p>Sottolineiamo che la persona che ci ha chiamato, ci ha detto &#8220;non vogliamo scandali, non portate gli striscioni&#8221;.</p>
<p>Per queste ragioni, oggi abbiamo realizzato <b>la</b><b> 4 ° Brigata di accompagnamento </b><b>ai familiari </b><b>dei </b><b>prigionieri</b><b> Loxicha, </b><b>al </b><b>CEFERESO No. 13 </b><b>di Mengoli de Morelos </b><b>Miahuatlán, Oaxaca.</b></p>
<p>E continuiamo ad esigere::</p>
<p>Basta al maltrattamento fisico e psicologico dei nostri prigionieri Loxicha e rispetto di tutti i loro diritti umani.</p>
<p>L&#8217;immediato trasferimento in una prigione statale che si trova nella città di Oaxaca, perché non sono criminali, né tanto meno terroristi.</p>
<p>Basta con l&#8217;isolamento ai nostri prigionieri Loxicha.</p>
<p>La libertà immediata e senza condizioni! YA</p>
<p>Facciamo responsabili i tre livelli del mal-governo per gli abusi e le torture a cui i detenuti Loxicha continuano ad essere soggetti.</p>
<p align="CENTER"><b><br />
</b><b>Familiari </b><b>dei </b><b>P</b><b>rigionieri </b><b>P</b><b>olitici </b><b>e di Coscienza</b><b> </b><b>d</b><b>e</b><b>lla</b><b> Regione Loxicha.</b></p>
<p align="LEFT">
Mercoledì 21 Agosto 2013, Oaxaca.</p>
<p align="LEFT">
]]></content:encoded>
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		<title>I leader paramilitari del massacro di Acteal, tornati liberi, seminano il terrore ne Los Altos del Chiapas</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Aug 2013 12:53:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[23 agosto 2013. Questa notte, nell’Ejido Puebla del Municipio di Chenalho nella zone de Los Altos del Chiapas e vicino alla comunitá di Acteal, ci sono state nuove manifestazione di violenza da parte di evangelici contro i cattolici tra cui si trovano basi di appoggio dell’EZLN, aderenti alla Società Civile Las Abejas e semplici simpatizzanti &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/08/25/i-leader-paramilitari-del-massacro-di-acteal-tornati-liberi-seminano-il-terrore-ne-los-altos-del-chiapas/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" alt="" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTCp-iq2Uq0gymSCxGcUo5tG1JdOntOUIfZaqmOimsIB363ToD3" width="259" height="194" />23 agosto 2013. Questa notte, nell’Ejido Puebla del Municipio di Chenalho nella zone de Los Altos del Chiapas e vicino alla comunitá di Acteal, ci sono state nuove manifestazione di violenza da parte di evangelici contro i cattolici tra cui si trovano basi di appoggio dell’EZLN, aderenti alla Società Civile Las Abejas e semplici simpatizzanti dell’EZLN.</p>
<p>Come già noto <a href="http://chiapasbg.wordpress.com/?s=Chenalh%C3%B3" target="_blank">grazie alle tempestive traduzioni di Annamaria di Maribel</a>, mercoledì di questa settimana, il parroco di Chenalho era stato sequestrato e, per tutta la giornata, sottoposto a torture. Gli ultimi avvenimenti, nella notte tra giovedi e venerdì.</p>
<p>Una ventina di famiglie cattoliche sono state fatte oggetto di sassate contro le loro case, urla, insulti e minacce di morte se insistevano a rimanere nell’ejido. Alcune famiglie terrorizzate sono uscite di casa precipitosamente, durante la notte, in cerca di un rifugio fuori dall’ejido.<span id="more-19422"></span> Due giovani si sono perduti nell’oscurità. Per tutta la giornata di venerdì erano dati per dispersi ma poi, in serata, sono stati ritrovati salvi a San Cristobal. Altre famiglie fuggite hanno trovato un rifugio di fortuna in attesa dell’arrivo di soccorsi. Una dozzina di famiglie sono rimaste nelle loro case ma in mattinata hanno lanciato un appello per essere aiutate a lasciare l’ejido. Alcuni di loro sono riusciti a raggiungere il Frayba a San Cristobal e dal Frayba, in tutta fretta, è stata organizzata una carovana di auto, furgoni, camionette per portar fuori dall’ejido le famiglie rimaste sotto la minaccia degli evangelici. Dieci mezzi, completamente vuoti e con a bordo il solo guidatore in modo che si potesse soccorrere il maggior numero di sfollati, sono partiti da San Cristobal verso le 13. Il viaggio verso l’Ejido Puebla è stato molto lungo passando per Tenejapa per aggirare il blocco stradale organizzato dai paramilitari. Una volta che la caravana è arrivata nei pressi dell’Ejido, alcuni carovanieri hanno preso contatto con alcune delle famiglie minacciate. Queste si sono immediatamente riunite per decidere se sfollare o rimanere nelle proprie case. Alla fine hanno deciso di resistere, costi quello che costi, nelle loro case, sfidando le minacce e le violenze continue per tentare di impedire che i paramilitari rubino tutte le loro povere cose e brucino le loro case.</p>
<p>La situazione nell’ejido Puebla Municipio di Chenalho è la diretta conseguenza della liberazione dei paramilitari responsabili del massacro di Acteal.</p>
<p><img class="alignright" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-eEOPMIm8zug/UgmDCN9-hWI/AAAAAAAAJy4/3k5thuoj_4U/s1600/acteal_ni+perdon+ni+olvido.jpg" width="191" height="316" />Nella notte del 22 dicembre del 1997, un gruppo di paramilitari armati e addestrati dall’esercito messicano che occupava il territorio chiapaneco per distruggere i municipi autonomi zapatisti, massacrarono 45 tra uomini, donne e bambini. Gli uccisi erano tutti aderenti alla Società Civile Las Abejas e si erano riuniti a pregare nella loro piccola hermita (chiesetta) per invocare la pace. I paramilitari li massacrarono per vendicarsi che la comunità di Acteal aveva ospitato e aiutato centinaia di sfollati zapatisti in fuga dalle violenze dell’esercito e degli stessi paramilitari. Dopo il massacro la reazione della società civile messicana e mondiale costrinse le autorità messicane ad arrestare i responsabili materiali. Molti confessarono e più di cento furono condannati e incarcerati; in realtà un numero di molto inferiore a quello che avevano partecipato veramente al massacro. Poco dopo la società civile ha cominciato a chiedere il castigo anche dei responsabili intellettuali: il governo federale, le alte cariche dell’esercito che armava, addestrava e coordinava i paramilitari, il governo locale. La risposta del governo è stata immediata: una campagna per la liberazione e “l’indennizzo” dei paramilitari massacratori. Poco a poco vennero liberati quasi tutti e il governo ha pure regalato loro terre e case. Insomma un premio per aver fatto il lavoro sporco che l’esercito non voleva fare. Due leader del gruppo paramilitare responsabile del massacro di Acteal erano proprio originari dell’Ejido Puebla. La loro liberazione e il loro ritorno all’Ejido ha coinciso con la ripresa delle violenze contro gli zapatisti e i filozapatisti.</p>
<p>Più di un mese fa gli evangelici paramilitari avevano accusato due famiglie zapatiste di aver avvelenato l’acqua. Li hanno picchiati, torturati e incarcerati. Oltre a loro hanno torturato e incarcerato un evangelico che si era permesso di difenderli visto che le accuse di avvelenamento erano palesemente false. Quando il personale del Centro dei Diritti Umani Fra Bartolomé de Las Casas (Frayba) ha chiesto di far analizzare l’acqua per accertarsi della fondatezza dell’avvelenamento, le autorità evengeliche si sono rifiutate e anzi li hanno malamente cacciati. Dopo alcuni giorni, durante i quali il governo locale ha mostrato simpatia e particolari riguardi verso gli evangelici, i tre sono stati liberati ma le violenze sono subito riprese.</p>
<p><img class="alignleft" alt="" src="http://chiapasbg.files.wordpress.com/2013/08/858dd-img_8253.jpg?w=320&amp;h=240" width="320" height="240" />Alcune famiglie, sotto violenza, sono state cacciate dalle loro case. Una casa vicino alla chiesetta cattolica è stata bruciata. Quando il Frayba ha organizzato una carovana per riportare gli sfollati alle loro case nell’Ejido, un folto gruppo di evangelici, diretti dai paramilitari, hanno respinto la carovana a sassate. La carovana era accompagnata, a distanza, dalla polizia ma questi hanno fatto finta di niente. Il giorno dopo altri poliziotti hanno fatto finta di tentare di “ristabilire l’ordine” avvicinandosi all’ejido per poi subito ritirarsi.</p>
<p>L’altro ieri il parroco di Chenalho, accompagnato da 3 funzionari del governo locale, si sono presentati alle autorità evangeliche dell’ejido per tentare di stabilire un accordo ma sono stati subito aggrediti e sequestrati. Il parroco è stato picchiato, rinchiuso per ore nella latrina. Poi è stato portato davanti alla folla legato e fatto oggetto di insulti, volgarità e minacce di essere denudato, cosparso di benzina e poi bruciato. Alla fine spaventato, umiliato e spossato per le torture è stato costretto a firmare un documento dove rinunciava alla ricostruzione di una chiesetta dentro l’ejido.</p>
<p>Ieri sera altre violenze dove, questa volta, le vittime erano abitanti di una comunità vicina, neppure appartenenti all’ejido.</p>
<p>E si arriva a quest’ultima notte di incubo vissuta dagli zapatisti e filozapatisti dell’Ejido Puebla e che ha fatto partire la richiesta di essere aiutati a sfollare. Richiesta che questa sera veniva ritirata da parte delle stesse vittime decise a resistere contro le prepotenze e le violenze dei filogovernativi.</p>
<p>Ma chi sono gli evangelici? Perché questo livello di violenza contro i cattolici? E’ davvero un conflitto a carattere religioso? Perché i paramilitari nella zona de Los Altos del Chiapas sono tutti evangelici?</p>
<p>Sulla diffusione degli evangelici nello stato del Chiapas e il loro conflitto contro i cattolici ci sono molte spiegazioni, quasi tutte abbastanza fondate. Una di queste è che la diffusione delle chiese evangeliche è stata particolarmente favorita, negli anni 70 e 80, dalle chiese evangeliche statunitensi nel quadro di una chiara politica di colonizzazione culturale del territorio. Dopo l’insurrezione zapatista del 1994, tonnellate di dollari sono arrivati in Chiapas, dagli Stati Uniti, destinati alle chiese evangeliche locali che predicano l’obbedienza alle autorità e considerano una bestemmia la ribellione alle autorità statali che sono considerate come un progetto divino. Un aspetto della loro teologia è quella che, in ultima istanza, è Dio che sceglie il politico che arriva a conquistare la poltrona del governo; ciò sia a livello federale, statale e locale. Nei suoi volantini, il gruppo evangelico paramilitare Ejercito de Dio &#8211; Alas de Aguila, oltre a insultare regolarmente il subcomandante insurgente Marcos, la figura del vescovo Samuel Ruiz e tutti gli zapatisti, giurano fedeltà cieca e riconoscienza al presidente della repubblica e al governatore del Chiapas di turno con un linguaggio che ricorda quello dei nostri squadristi in camicia nera nei riguardi del loro duce. Tra i cattolici invece è molto diffusa la teologia della liberazione. La propria fede viene vissuta come un impegno a organizzarsi e realizzare il “regno” della giustizia e del riscatto su questa terra, in questa vita, senza aspettare il giudizio universale.</p>
<p>Un altro aspetto interessante è quello che molti paramilitari non hanno terre: le hanno vendute quando, prima del 1994, la riforma della Costituzione Messicana consentiva di vendere le terre degli ejidos, permettendo di rompere il regime di proprietà collettiva istituita dalla rivoluzione messicana di Emiliano Zapata e Francisco Villa. Le violenze e le espulsioni dalle terre degli ejidos rimasti sono quindi anche un sistema per riappropriarsi della terra di chi la lavora per poi metterla ancora sul mercato del privato e delle multinazionali. Inoltre essere leader o pastore evangelico nel Los Altos del Chiapas corrisponde spesso ad esercitare un vero e proprio potere locale che si sostituisce anche a quello ufficiale che naturalmente risponde compiacente. Si danno concessioni a esercitare il commercio, si organizzano le feste locali, si controlla il trasporto pubblico. Una vera miniera d’oro per i leader evangelici e in perfetta sintonia con il sistema di sfruttamento capitalista.</p>
<p><img class="alignleft" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-v0x0vcdPuMI/UgxfB-EiZyI/AAAAAAAAkc0/CD_3794isNg/s1600/fuera+paramalitares+chiapas+02.jpg" width="270" height="170" />Tra gli zapatisti ci sono cattolici, evangelici e non credenti. Nessun conflitto religioso ha ragione di nascere tra i base di appoggio dell’EZLN dove proprietà e lavoro sono gestiti in modo collettivo e dove il popolo comanda e il governo obbedisce.</p>
<p>Il conflitto religioso è una delle strategie del governo per alimentare il razzismo nei confronti delle popolazioni indigene del Chiapas. Gli zapatisti ripetono spesso che i conflitti religiosi sono una invenzione del malgoverno per mettere poveri contro poveri, per manipolare poveri poco coscienti contro chi si ribella e soprattutto contro gli zapatisti che con dignità resistono al neoliberalismo, che con la loro autonomia stanno dimostrando che una alternativa al capitalismo è possibile.</p>
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		<title>Denuncia da Bachajón.</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Aug 2013 17:02:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: Comitato Chiapas Maribel, Articolo originale de La Jornada – Venerdì 2 agosto 2013 di Hermann Bellinghausen Negato l’appello agli ejidatarios che reclamano le terre di Bachajón Un giudice federale di Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, ha negato il ricorso in appello degli ejidatarios tzeltal di San Sebastián Bachajón che reclamano la restituzione delle terre occupate dal &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/08/03/denuncia-da-bachajon/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Fonte: <a href="http://chiapasbg.wordpress.com/2013/08/02/denuncia-da-bachajon/" target="_blank">Comitato Chiapas Maribel</a>, <a href="http://www.jornada.unam.mx/2013/08/02/politica/016n1pol" target="_blank">Articolo originale </a>de <i>La Jornada – Venerdì 2 agosto 2013 </i><i>di Hermann Bellinghausen</i><i><br />
</i></div>
<p align="center"><b>Negato l’appello agli ejidatarios che reclamano le terre di Bachajón</b></p>
<p align="center">
<p><img class="alignright" alt="" src="http://dorsetchiapassolidarity.files.wordpress.com/2013/05/bachajon-1.jpg" width="234" height="215" />Un giudice federale di Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, ha negato il ricorso in appello degli ejidatarios tzeltal di San Sebastián Bachajón che reclamano la restituzione delle terre occupate dal governo due anni fa, contro la volontà dei proprietari e abitanti dell’ejido.</p>
<p>Questo giovedì, Mariano Moreno Guzmán, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e rappresentante della comunità, aveva presentanto una richiesta di revisione contro la sentenza del 22 luglio, emessa dal giudice José del Carmen Constantino Avendaño, che aveva determinato l’archiviazione dell’appello 274/2011, ritenendo che gli espropri eseguiti dalle diverse autorità statali e federali il 2 febbraio 2011 erano stati autorizzati dall’assemblea generale degli ejidatarios, e pertanto non costituiscono ragione di querela da parte dell’ejido. <span id="more-19192"></span></p>
<p>Secondo l’avvocato degli ejidatarios, Ricardo Lagunes Gasca, la richiesta di revisione dovrà essere inviata nelle prossime settimane al Terzo Tribunale Collegiale di Tuxtla Gutiérrez, per il suo studio e risoluzione.</p>
<p>Si tratta della seconda sentenza emessa da questo giudice a danno del villaggio tzeltal di San Sebastián, dettata praticamente negli stessi termini della precedente, lo scorso 30 gennaio, revocata successivamente dal Terzo Tribunale Collegiale. (….)</p>
<p>Nonostante la notoria mancanza di imparzialità e indipendenza del giudice, gli ejidatarios avvertono che useranno ogni risorsa legale per proteggere il loro territorio.</p>
<p>L’avvocato degli indigeni sottolinea la contraddizione tra quanto espresso dal presidente della Suprema Corte di Giustizia della Nazione, Juan N. Silva Culli, sull’importanza dei diritti umani a partire dalla riforma costituzionale e gli impegni assunti con organismi internazionali, “e la pratica dei giudici federali nei luoghi più lontani e poveri, che si conformano agli interessi dei gruppi di potere politico ed economico, eludendo il diritto dei popoli alla protezione del loro territorio.</p>
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		<title>Panoramica sul Messico [Seconda Parte]</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2013 13:54:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi, Scarica, Diffondi il PDF  PACTO POR MÉXICO – RIFORME DEL PRI Il giorno successivo ai fatti del 1° dicembre, il “nuovo” governo celebra il Pacto por Mexico: una lunga serie di riforme articolate in 95 “impegni” assunti dal governo per i prossimi anni. Il Pacto viene sottoscritto da Enrique Peña Nieto, Jesús Zambrano Grijalva &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/08/01/panoramica-sul-messico-seconda-parte/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"><!--
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<p><b><a href="http://archive.org/details/ArticoloMessicoSecondaParte" target="_blank">Leggi, Scarica, Diffondi il PDF</a><br />
</b></p>
<p lang="es-ES" align="CENTER"> <span style="font-family: Arial,sans-serif;"><b>PACTO POR MÉXICO – RIFORME DEL PRI</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><a href="http://mexico.nomads.indivia.net/files/th.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-18822" alt="th" src="http://mexico.nomads.indivia.net/files/th.jpeg" width="218" height="246" /></a>Il giorno successivo ai fatti del 1° dicembre, il “nuovo” governo celebra il Pacto por Mexico: una lunga serie di riforme articolate in 95 “impegni” assunti dal governo per i prossimi anni. Il Pacto viene sottoscritto da Enrique Peña Nieto,<b> </b>Jesús Zambrano Grijalva (Presidente Nazionale del PRD),<b> </b>María Cristina Díaz Salazar (Presidentessa del Comitato Esecutivo del PRI),<b> </b>Gustavo Madero Muñoz (Presidente Nazionale del PAN),<b> </b>Miguel Ángel Osorio Chong (Segretario di Governo). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il Pacto, la cui complessità sarebbe difficile da riassumere, si occupa di questioni che vanno dalle concessioni minerarie ad imprese straniere, alla privatizzazione di Pemex (l&#8217;agenzia petrolifera statale), dalla produzione di energia elettrica (nuove forme di <i>green capitalism) </i>alla riforma del fisco (aumentare l&#8217;IVA su generi alimentari e medicinali dall&#8217; 8% al 20%), dalle crociate contro la fame alla sicurezza sociale (una delle modalità comuni di assistenzialismo alle zone più appartate o a maggioranza indigena), alla riforma nelle telecomunicazioni, dalla riforma del lavoro a quella educativa.<span id="more-18812"></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La cosa che fa riflettere è che il Pacto nasce da una serie di incontri segreti tra Jesus Ortega del PRD e il <i>priista </i>Josè Murat (governatore di Oaxaca prima dell&#8217;ascesa di Ulises Ruiz Ortiz, altro criminale famoso per la repressione del movimento di maestri di Oaxaca nel 2006) durante i quali si stabilisce che vista l&#8217;elezione fraudolenta è impensabile che Peña Nieto possa governare da solo e che sarebbe meglio scendere ad accordi tra le parti per lanciare una serie di riforme di largo respiro che modernizzino il paese. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il 2 dicembre 2012 il Pacto è firmato così dai maggiori tre partiti del Messico: PRI, PAN e PRD.</span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><b>RIFORMA EDUCATIVA – CCH </b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><a href="http://mexico.nomads.indivia.net/files/REFORMA-EDUCATIVAb.jpg"><img class=" wp-image-18832 alignleft" alt="REFORMA EDUCATIVAb" src="http://mexico.nomads.indivia.net/files/REFORMA-EDUCATIVAb.jpg" width="202" height="221" /></a>Tra le diverse riforme previste dal Pacto por Mexico una di quelle che sta provocando resistenze agguerrite e multiformi è la riforma educativa, che coincide sostanzialmente con la privatizzazione dell’educazione, l’esclusione delle fasce sociali meno abbienti, la precarizzazione estrema dei maestri e delle maestre. Senza chiamare in causa i diretti interessati (maestri, studenti e sindacati) la riforma, tutt’oggi ancora poco chiara, viene sponsorizzata dai mass media come imprescindibile per il futuro del paese. In realtà i cambiamenti previsti dalla riforma, più che essere ancorati alla situazione educativa, dipendono direttamente dai <i>diktat</i> dei grandi organismi economici internazionali come BM e Ocse, totalmente disinteressati alla realtà educativa messicana. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Secondo il corpo docente la riforma impoverisce l’offerta educativa penalizzando le discipline umanistiche, disconosce i diritti lavorativi, prescinde dalla rappresentanza sindacale, annulla la bilateralità dei rapporti lavorativi, cancella le conquiste dei lavoratori. Oltre ad infrangere diversi trattati internazionali firmati dal Messico sul tema del lavoro e dei diritti umani (come la Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale de Lavoro), la riforma viola l’articolo secondo della costituzione, che garantisce i diritti dei popoli indigeni che dovrebbero essere consultati in materia di politiche pubbliche.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Basandosi su parametri decontestualizzati e prevedendo prove di valutazione nazionale da applicare agli alunni senza tener conto delle differenze socio-culturali di questo enorme paese, la riforma emargina senza mezzi termini la componente indigena e contribuisce a dilatare il baratro dell’ineguaglianza sociale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Individualismo e competitività sono spinti all’estremo a discapito della collettività come valore e pratica. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Oltre al movimento di resistenza organizzato dai maestri, che si sta dando in particolare negli stati di Guerrero, Oaxaca, Michoacan, <b>l’esperienza degli studenti e delle studentesse dei CCH</b> (Colegios de Ciencias y Humanidades), ovvero dell’educazione media superiore gestita dalla UNAM (Universidad Autonoma Nacional de Mexico), spiega molto bene quello che sta succedendo nel paese in materia educativa e non solo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><a href="http://mexico.nomads.indivia.net/files/dalai.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-18842" alt="dalai" src="http://mexico.nomads.indivia.net/files/dalai-300x231.jpg" width="300" height="231" /></a>Fondati nel 1971, i CCH stanno venendo sottoposti a un’attualizzazione del programma di studi che minaccia radicalmente l’essenza del loro progetto originale, elaborato alla fine degli anni ’60 e mirato a sviluppare tra gli alunni e le alunne uno spirito critico e sensibile rispetto alle problematiche sociali. L’attualizzazione, articolata su 12 punti (ridotti a 8 in seguito alle proteste che ha generato), prevede una serie di trasformazioni volte di fatto ad adeguare il percorso formativo alle esigenze del mercato: dunque meno materie umaniste e scientifiche e più insegnamenti (inglese ed educazione fisica ad esempio) che come specchi per le allodole reiterano la retorica sviluppista neoliberista. In sostanza la virata proposta dall’attualizzazione – che rientra nel Piano di Sviluppo Istituzionale 2011-2015 proposto dal rettore dell’UNAM José Narro – agisce in linea con la più ampia riforma educativa e punta a formare le nuove generazioni implementando efficienza tecnica e adattamento a un mondo del lavoro sempre più precario e volatile. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Quando si è sparsa la voce che una riforma stava per abbattersi sul sistema educativo dei CCH, diversi collettivi studenteschi hanno deciso di indagare più a fondo, organizzando incontri e tavole rotonde per informare più gente possibile rispetto ai cambiamenti imminenti, una semplice proposta a detta delle autorità scolastiche, una decisione imposta dall’alto secondo i collettivi. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial,sans-serif;">Iniziammo a organizzare conferenze sul contenuto dei 12 punti” racconta Gary, studente del CCH Naucalpan, “e iniziarono anche le rappresaglie; nel CCH Naucalpan c’è un gruppo chiamato Brigada Academica, maestri pagati per vigilare gli studenti che quando c’è un’assemblea fanno di tutto per sabotarla, per cercare di distrarre l’attenzione dall’attività politica che si sta facendo. Quando si preparava un incontro tagliavano la luce e l’acqua, per dire che bisognava sospendere le lezioni e le altre attività…mandavano <i>porros</i> (gruppi organizzati di picchiatori vincolati a partiti politici o autorità accademiche pagati per sabotare le attività del movimento studentesco) e gruppi che arrivavano solamente per insultare”. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Davanti alla determinazione delle attività di informazione dal basso e al propagarsi dell’interesse tra la comunità studentesca, la reazione delle autorità accademiche non si è fermata alle minacce e ai sabotaggi delle assemblee. “Tutto è iniziato la sera del 1° febbraio, quando uno degli impiegati del CCH si è messo a insultare e spintonare un mio compagno, non voleva farlo rientrare a scuola, diceva che era ubriaco mentre era solamente uscito per andare a comprare una cosa alla cartoleria”, spiega Jessica, anche lei del CCH Naucalpan, “a fine lezione, mentre stavamo uscendo da scuola con altri compagni, lo stesso impiegato ha ricominciato ad insultarci, a dirci maledette zecche e un’infinità di altre offese, nel frattempo è arrivato un gruppo di impiegati e di maestri della Brigada Academica che pure hanno iniziato ad aggredirci e a picchiarci”. “Ce ne siamo andati a casa tutti malmenati, chi più chi meno”, continua Jessica “e quando qualche giorno dopo torniamo a scuola ci viene impedito di entrare e ci informano che siamo stati espulsi temporaneamente”. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Di fronte alla legittima richiesta di spiegazioni da parte degli alunni le autorità accademiche rispondono con rinnovata repressione. Non solo intervengono membri del FEN, il gruppo dei <i>porros</i> del CCH, che lanciano petardi contro gli studenti aggredendoli, ma alla polizia viene permesso di entrare negli edifici scolastici per arrestare diversi attivisti e attiviste dei collettivi, tra cui vari degli espulsi. “Un poliziotto ci ha chiaramente detto che ci tenevano d’occhio e che eravamo già segnalati”, dice Jessica, “io ad un certo punto sono stata additata da un gruppo di professori e impiegati che hanno iniziato a rincorrermi per il CCH, dicendo che tra gli arrestati ne mancava una, fino a che un gruppo di compagni è riuscito a intervenire per non farmi arrestare”. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">In reazione alle espulsioni e agli arresti arbitrari, il 6 febbraio scorso viene organizzata una manifestazione che si conclude con l’occupazione della direzione generale del CCH. Grazie alle proteste l’applicazione della riforma è stata posticipata di un paio di mesi e i collettivi studenteschi sono riusciti a portare le iniziative di informazione in più scuole e facoltà. In questo modo i 12 punti previsti sono diventati 8, ma il nucleo dell’attualizzazione del piano di studi non è stato intaccato. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">È una riforma che fa i conti senza l’oste, che ad esempio contempla privilegiare l’educazione fisica, e quindi la cura del corpo, quando mancano le infrastrutture dove praticarla e le uniche cose commestibili a basso prezzo sono patatine e caramelle. <a href="http://mexico.nomads.indivia.net/files/CCH.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-18852" alt="CCH" src="http://mexico.nomads.indivia.net/files/CCH-300x224.jpeg" width="300" height="224" /></a>Eppure nei CCH esistono diversi tipi di problematiche notevolmente più urgenti, dai professori che ti ricattano minacciandoti di abbassarti i voti se non compri il loro libro, a materiali basici, come il badge, che stanno diventando a pagamento e quindi proibitivi per tantissimi alunni. “Come studenti abbiamo diritto a materiale di diverso tipo e a programmi di sostegno economico per cui ora devi pagare!”, spiega Gary, “I soldi che dovrebbero essere spesi per avere più maestri e più programmi gratuiti li stanno sperperando in videocamere, filo spinato e squadre di vigilanza, misure di sicurezza che dovrebbero proteggere le scuole ma che vengono usate per il controllo degli attivisti. Durante l’occupazione della direzione generale abbiamo trovato foto di chi fa parte di collettivi mentre se ne torna a casa, intercettazioni di e-mail… la persecuzione è veramente forte”. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Nel frattempo il caso delle espulsioni viene portato davanti al tribunale universitario, dove si presentano come testimoni persone non presenti al momento dei fatti e agli accusati viene negata la possibilità di avvalersi di un perito che esamini i video del circuito interno del CCH. Il discutibile processo condotto dal tribunale – dove le autorità universitarie sono al tempo stesso accusatrici e giudici – viene affiancato da una campagna mediatica diffamatoria nei confronti degli studenti. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial,sans-serif;">I media, che sono pagati dalle autorità accademiche, hanno iniziato a dire che siamo terroristi e spacciatori” dice Gary, che insieme agli altri fa parte del gruppo degli espulsi, “che non siamo attivisti ma che vendiamo droga nel CCH. Senza avere nessuna prova ci tacciano di terroristi, ci si nega il diritto di replica, i nostri comunicati non vengono presi in considerazione”. </span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><b>L’OCCUPAZIONE DEL RETTORATO DELL’UNAM </b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><a href="http://mexico.nomads.indivia.net/files/tomaRectoria.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18862" alt="tomaRectoria" src="http://mexico.nomads.indivia.net/files/tomaRectoria-300x157.jpg" width="300" height="157" /></a>Stanchi delle misure repressive e delle illusorie promesse di dialogo delle istituzioni accademiche, il 19 aprile scorso un gruppo di studenti medi e di persone solidarie con gli abusi commessi nel CCH Naucalpan, sono confluiti in marcia verso l’UNAM per esigere un momento di confronto con il rettore José Narro, indicato dalla direttrice del CCH come l’unico in grado di intervenire nella questione degli espulsi e della riforma. Data non solo l’assenza di Narro, ma la chiusura quasi ermetica del rettorato, i manifestanti hanno deciso di occupare il primo piano dell’edificio direzionale per aspettare le autorità accademiche nel luogo dove presto o tardi sarebbero dovute apparire. “Arrivati al rettorato abbiamo formato una delegazione di sette persone che sarebbe dovuta andare a negoziare con Narro”, ricorda Gary, “arriviamo e troviamo tutto chiuso con vetri blindati, una recinzione metallica! Che contraddizione, no? Si dicono disponibili al dialogo, ma chiudono il rettorato e non accettano la nostra commissione di negoziazione!”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">L’occupazione del rettorato è stata fatta sulla base di rivendicazioni ben precise: il reinserimento degli e delle espulse e l’annullamento di una riforma imposta dall’alto senza considerare minimamente la posizione della comunità studentesca e accademica. Nonostante durante i giorni dell’occupazione orde di giornalisti sciamassero attorno agli edifici del rettorato, i comunicati e i video diffusi dai compagni e dalle compagne occupanti per spiegare la propria azione sono stati sistematicamente ignorati. Ancora una volta i mass media hanno deviato l’attenzione dalla gravità della situazione – minorenni demonizzati e condannati per le proprie posizioni politiche; approvazione silenziosa di una riforma che mira a frantumare il futuro delle nuove generazioni – adattando alla comunità studentesca la vecchia retorica manichea buoni/cattivi. D’altra parte la strategia dei media non sembra dispiacere alle autorità accademiche. “La loro intenzione è di far fuori l’attivismo”, spiega ancora Gary, “hanno un parametro del “buon attivista” e se sei contro di loro non sei un attivista, l’unico che ammettono è l’attivista che se ne sta buono nel suo spazio a non far nulla, quello che vogliono è mettere a tacere le menti coscienti”. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il linciaggio mediatico, condito da toni ora apocalittici ora ridicolizzanti, ha operato da subito per offuscare i reali motivi dell’occupazione e presto gli e le occupanti sono stati dati in pasto all’opinione pubblica come vandali, violenti. Un gruppo di facinorosi – temibili “incappucciati” – intenzionati a distruggere la preziosa massima casa di studi, patrimonio del paese. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><b><a href="http://mexico.nomads.indivia.net/files/encapuchados.png"><img class="alignright size-medium wp-image-18872" alt="encapuchados" src="http://mexico.nomads.indivia.net/files/encapuchados-300x200.png" width="300" height="200" /></a>Con l’occupazione del rettorato, il collegamento dei media con i fatti accaduti il primo di dicembre è stato istantaneo. </b>Si è così scatenata una sequela di ricostruzioni più o meno grottesche sempre nell’intento di identificare il fantomatico gruppo di “vandalo-attivisti”, capro espiatorio perfetto su cui far ricadere la spada di Damocle della mala-giustizia dello stato. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il giornale reazionario </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><i>La razon</i></span><sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><i><a href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a></i></span></sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, ad esempio, ha pubblicato un pezzo in cui una decina di giovani vengono identificati con nome e cognome e definiti “professionisti della protesta che spesso ricorrono alla violenza”. L’articolo, dal taglio nettamente poliziesco, è corredato da una quarantina di foto – selezionate tra agenzie fotografiche e </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><i>social network</i></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> – dei cosiddetti “incappucciati” maldestramente comparate e presentate come prove che ne indicherebbero il coinvolgimento tanto nell’occupazione del rettorato quanto nei disordini del 1° dicembre. Vero e proprio foto-segnalamento sbirresco quello de </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><i>La razon</i></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">.</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Una strategia di bassa lega ma allarmante, usata per dare credibilità a una serietà informativa meschina come i poteri che serve. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Altro esempio di una stampa sempre più venduta e manovrabile che sembra non avere un minimo di dignità, è stato l’infiltramento di un giornalista di Televisa che, durante i giorni dell’occupazione, ha cercato di confondersi tra gli occupanti incappucciandosi e rilasciando dichiarazioni mendaci agli altri media per poi essere scoperto e cacciato da studenti e studentesse giustamente inferocite. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Con l’aria che tira a livello di dis-informazione, non sorprende che l’unica vetrina rotta del rettorato sia immediatamente diventata il vessillo di una criminalizzazione subdola e cinica che ha cavalcato, e fomentato, l’ondata di antipatia generata tra la comunità universitaria subito dopo l’occupazione. Fastidio e rifiuto a cui diversi collettivi hanno risposto organizzando assemblee di facoltà per condividere con le e gli universitari le motivazioni della legittimità del gesto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">In risposta alla mobilitazione studentesca, il rettore José Narro ha sporto denuncia davanti alla Procura della Repubblica, atto che, oltre alle ripercussioni penali nei confronti degli occupanti, ha comportato per vari giorni l’eventualità di uno sgombero ad opera della polizia federale, misura estrema e preoccupante che avrebbe effettivamente leso l’autonomia dell’UNAM come già accaduto in occasione dello storico sciopero generale del 1999-2000, quando furono arrestati 432 studenti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Al rispetto non fa male ricordare che lo sgombero sarebbe stato diretto dall’attuale incaricato nazionale della pubblica sicurezza, Manuel Mondragon y Kalb, soggetto che rientra appieno nel ventaglio dei personaggi nefasti che ad oggi guidano il paese. Mondragon infatti, oltre ad aver curato la gestione delle forze di polizia durante le proteste del primo di dicembre, è stato, guarda caso, tra i pianificatori della carneficina di Atenco nel maggio 2006. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Fortunatamente la minaccia dello sgombero non si è materializzata e il 1°maggio il gruppo di occupanti ha deciso di terminare l’occupazione, senza però smettere di esigere un momento di confronto con Narro per dibattere le proprie richieste. La trattativa con le autorità dell’UNAM è tutt’ora in corso e non sembra arrivare a un comune accordo, dato che l’università intende fissare le date del dialogo durante le vacanze estive, ovvero quando l’università è praticamente deserta e minima sarebbe la partecipazione e il coinvolgimento della comunità studentesca. </span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><b>LA PROTESTA DEI MAESTRI DI GUERRERO: una miccia pronta ad esplodere</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><a href="http://mexico.nomads.indivia.net/files/libroRevolucion.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-18882" alt="libroRevolucion" src="http://mexico.nomads.indivia.net/files/libroRevolucion.jpeg" width="279" height="181" /></a>La riforma educativa non danneggia soltanto gli studenti ma minaccia anche tutto il corpo docente con la dissoluzione dei sindacati, con la precarizzazione dei maestri, l&#8217;abbassamento dei salari, con l&#8217;introduzione di prove atte a valutare il loro grado di formazione (prove uguali in tutta la Federazione, senza distinzione tra scuole che si trovano nei villaggi o le città), tra le varie cose. Tale riforma affossa i diritti dei lavoratori, diritti raggiunti dopo decine di anni di lotte.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La protesta dei maestri non tarda a farsi sentire e si articola in tutto il Paese, principalmente negli stati di Guerrero, Oaxaca, Chiapas, Michoacan e Distretto Federale, con la mobilitazione di migliaia di persone.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Ma è nello stato di Guerrero dove la protesta si accende: ai maestri si aggiungono ben presto la società civile, gli studenti della Scuola Normale Rurale di Ayotzinapa (che esigono giustizia per gli assassinii del 12 dicembre 2011 di Gabriel Echeverría de Jesús e Jorge Alexis Herrera Pino) e la Polizia Comunitaria, gruppo di autodifesa gestito dalle assemblee di decine di comunità rurali.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span style="font-family: Arial,sans-serif;">Maestri e sindacati si mobilitano per diverse settimane e mandano migliaia di petizioni contro la riforma, minacciando uno sciopero nazionale e presentando un piano di riforma alternativo. Il governatore dello stato Ángel Aguirre Rivero (primo governatore del PRD nella storia dello stato, che però viene dalle fila del PRI) si siede ad un tavolo di trattative, promettendo ai delegati di rivedere i termini della riforma educativa, per quanto riguarda questa entità statale. Promesse di accordi che, neanche a dirlo, vengono ignorati.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Nonostante si sventoli una postura aperta al dialogo, la vera faccia del potere non tarda a farsi riconoscere, supportata dall&#8217;immancabile appoggio dei mezzi di comunicazione che preparano il terreno alla repressione.</span> <span style="font-family: Arial,sans-serif;">La situazione diventa particolarmente tesa ad inizio aprile, quando il ministro dell&#8217;educazione Chuayffet minaccia di licenziare tutti quegli insegnanti che decidono di non tornare a lavorare. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il 5 di aprile i maestri, accompagnati da varie organizzazioni, bloccano l&#8217;autostrada del Sol, che collega Città del Messico ad Acapulco, famoso porto turistico della costa pacifica. Bloccare questa autostrada è anche un atto simbolico, in quanto si tratta di un ramo stradale molto caro, che ben pochi possono permettersi. Il blocco si prolunga per diverse ore fino a quando viene mandata la Polizia Federale a sgomberare i manifestanti. Vengono fatti numerosi arresti e tanti sono i feriti, ed il giorno successivo EPN si presenta pubblicamente con dichiarazioni che non lasciano spazio al dialogo: “La legge non si negozia”, “L&#8217;uso della forza pubblica è l&#8217;ultima risorsa attribuita alla stato, un obbligo per far rispettare i diritti di tutta la cittadinanza”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><a href="http://mexico.nomads.indivia.net/files/MPG.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-18892" alt="MPG" src="http://mexico.nomads.indivia.net/files/MPG-150x150.jpeg" width="179" height="179" /></a>Il 10 aprile si riversano circa un centinaio di migliaia di persone nelle strade della capitale dello stato, Chilpancingo, così come in altre città. É il giorno in cui si costituisce il <b>Movimento Popolare di Guerrero (MPG)</b> un movimento <i>sui generis</i>, che comprende organizzazioni sociali, indigene e <i>campesinas</i>, sindacati indipendenti, collettivi, singoli cittadini, studenti delle normali rurali, organizzazioni dei diritti umani e per la prima volta poliziotti comunitari. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Va ricordato che Guerrero è uno degli stati più poveri del paese, con una grande percentuale di indigeni che vivono in villaggi appartati, totalmente abbandonati a loro stessi da decenni, salvo quando non ci sono in ballo interessi specifici (privatizzazione dell&#8217;acqua, installazione di una miniera). Uno stato che patisce la povertà, la fame, l&#8217;emarginazione, l&#8217;ingiustizia, la violenza di militari e gruppi del crimine organizzato e che negli ultimi anni ha visto fiorire molti processi di autorganizzazione, soprattutto nella regione Montaña, con progetti di valorizzazione della lingua materna, con la lotta per la difesa del territorio, per i servizi basici, per la sicurezza. Una lunga traiettoria di resistenza e repressione che dura da decenni ed in cui i maestri hanno sempre giocato un ruolo fondamentale (basti pensare a Genaro Vázquez Rojas o a Lucio Cabañas, due maestri diventati guerriglieri, celeberrimi nella regione). </span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span style="font-family: Arial,sans-serif;">Solo per citare alcuni momenti di questa lunga storia si pensi alla repressione del movimento dei <i>copreros </i>negli anni &#8217;60<i>, </i>la <i>guerra sucia</i> del decennio 1964/74, la lotta per l&#8217;autonomia universitaria, la resistenza dei maestri che risale dagli anni &#8217;70 fino ad oggi. E poi i massacri, i <i>desaparecidos, </i>gli assassinii di contadini ecologisti, la lotta contro la centrale idroelettrica de La Parota e le imprese minerarie. Una storia di rivolte e sollevamenti di un popolo degno, che resiste da decenni contro la repressione governamentale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span style="font-family: Arial,sans-serif;"><b>Per concludere</b> prendiamo atto che il presente messicano è costituito da un fermento straordinario di forze che spingono dal basso e si organizzano, esigendo giustizia, uguaglianza di diritti, rispetto per le proprie tradizioni e, in definitiva, libertà ed autonomia. </span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span style="font-family: Arial,sans-serif;">I prossimi sei anni saranno sicuramente difficili per i movimenti sociali e il Paese in generale che dovranno continuare a fare i conti con le nuove strategie di occultamento e criminalizzazione mediatiche, la cosiddetta guerra di bassa intensità e militarizzazione del territorio, la retorica dello sviluppo in senso privatistico e capitalista, tutte sfumature dello stesso autoritarismo e della conseguente repressione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Ma i e le messicane costituiscono un popolo degno e guerriero, che continua a mantenere la testa alta, nonostante 500 anni di conquista e dominazione spietate, che hanno tentato di assimilare e spesso cancellare la cultura dei nativi; ma questa rimane viva e presente in tutti gli angoli del paese, dalla selva al deserto, dalla costa alla montagna, dal piccolo villaggio alla megalopoli del Distretto Federale, ed alza la voce contro chi è in alto e mal-governa.</span></p>
<p align="CENTER"> <span style="font-family: Arial,sans-serif;"><b>La Lucha Sigue!</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Contatti</b></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">: </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="mailto:nomads@indivia.net"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">nomads@indivia.net</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="mailto:lapirata@inventati.org"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">lapirata@inventati.org</span></span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Siti</b>: <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://mexico.nomads.indivia.net/">http://mexico.nomads.indivia.net/</a></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.autistici.org/nodosolidale/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">http://www.autistici.org/nodosolidale/</span></span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://czl.noblogs.org/page/2/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">http://czl.noblogs.org/page/2/</span></span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://lapirata.indivia.net/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">http://lapirata.indivia.net/</span></span></a></span></span></p>
<p lang="es-ES" align="LEFT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Info Messico: </b><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://desinformemonos.org/">http://desinformemonos.org/</a></span></span></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.proyectoambulante.org/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">http://www.proyectoambulante.org/</span></span></a></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://atencofpdt.blogspot.mx/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">http://atencofpdt.blogspot.mx/</span></span></a></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">http://enlacezapatista.ezln.org.mx/</span></span></a></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.regeneracionradio.org/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">http://www.regeneracionradio.org/</span></span></a></span></span></p>
<p lang="es-ES" align="JUSTIFY"><strong>NoTE</strong></p>
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<p><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a> http://www.razon.com.mx/spip.php?article172209</p>
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