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	<title>mexico @ nomads network &#187; Rosario Diaz Mendez</title>
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		<title>Una pioggia di ingiustizie per Rosario Díaz Méndez</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 15:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pkt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo del Grupo de Trabajo “No Estamos Todxs” Il 4 giugno 2013, il nostro amico prigioniero Rosario Díaz Méndez ha comunicato che una nuova sentenza di condanna ha sigillato la porta della sua cella per altri 20 anni, che si aggiungono ai 25 anni a cui era stato sentenziato nel gennaio 2013, rispettivamente con l&#8217;accusa &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/06/11/una-pioggia-di-ingiustizie-per-rosario-diaz-mendez/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"><!--
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<p>Articolo del <a href="http://noestamostodxs.noblogs.org/" target="_blank">Grupo de Trabajo “No Estamos Todxs”</a></p>
<p><img class="alignright" alt="" src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT8zuUQ9oMIovL1sl3GCBIEhw9wOoVDAJm7Ky8x74Km2XY98HlpAg" width="199" height="253" />Il 4 giugno 2013, il nostro amico prigioniero <b>Rosario Díaz Méndez</b> ha comunicato che una nuova sentenza di condanna ha sigillato la porta della sua cella per altri 20 anni, che si aggiungono ai 25 anni a cui era stato sentenziato nel gennaio 2013, rispettivamente con l&#8217;accusa di sequestro di persona e omicidio. <b>Quarantacinque anni di distanza dal</b><b>la sue foreste</b><b>, sua moglie, i suoi figli</b>. Otto sono già passati.</p>
<p>Si tratta di un vergognoso verdetto che non ci ha colto di sorpresa. L&#8217;atteggiamento dei giudici nei tribunali del Chiapas, come nel resto del Paese, rimane quello di coprire, ingiustizia dopo ingiustizia, i propri colleghi o funzionari che hanno sostenuto la fabbricazione di reati da parte dei ministeri pubblici e di polizia. Così funziona questa dannata macchina legale: un intreccio di interessi privati e corporativi che permette a tutto il sistema di mantenersi a galla; migliaia di mani che puliscono e coprono altre migliaia di mani che rubano, ricevono tangenti, accettano e firmano dichiarazioni ottenute sotto tortura o che chiudono i casi senza leggerli, in attesa di ordini dall&#8217;alto.<span id="more-18162"></span></p>
<p>Rosario nella sua denuncia ricorda perché si trova in prigione: per difendere il diritto di accesso all&#8217;acqua potabile nel suo villaggio, Huitiupan, ha avuto a che fare con l&#8217;allora sindaco Hernán López González del PRI , il quale lo minacciò che si sarebbe vendicato. Mesi dopo Rosario è stato accusato di un rapimento e un omicidio che si sono verificati nella regione; senza alcuna prova, il suo nome è stato correlato ai fascicoli già aperti, con la sola firma del Comandante di Polizia di Simojovel . I presunti testimoni che, secondo il Ministero Pubblico e il Comandante, confermavano la partecipazione di Rosario ai fatti hanno <b>NEGA</b><b>TO</b><b> la testimonianza</b>, dichiarandola falsa e confermando l&#8217;integrità morale e l&#8217;innocenza del Rosario, come egli stesso ricorda nella sua ultima denuncia pubblica. Stessa cosa succede con le vittime del sequestro e i sopravvissuti all&#8217;agguato cui è succeduto l&#8217;omicidio: nessuno di loro riconosce Rosario.</p>
<p>Tutti questi fatti sono stati portati ed illustrati nelle aule, ma la chiusura dei giudici dimostra che c&#8217;è qualcosa che li preoccupa di più della verità e la giustizia. Abbiamo la sensazione che essi sono intrappolati in una reciproco gioco di coperture, perché se confermassero l&#8217;innocenza di Rosario, sarebbero scoperte molti altri pezzi del domino infame che si sta giocando sulla vita del nostro compagno.</p>
<p>Ciò nonostante, la lotta continua. <b>Rosario, membro della Vo</b><b>z</b><b> </b><b>del</b><b> Amate</b> insieme ad Alberto Patishtán, dal carcere continua a denunciare le provocazioni, i ritardi, gli abusi e i “manini” per quanto riguarda il suo caso e quello degli altri compagni della SEXTA e del carcere in generale. Continua la lotta in tribunale perché la sentenza emessa nel gennaio 2013 dalla giudice Jaqueline Angel Juan per l&#8217;accusa di omicidio è stata invalidata grazie al ricorso in appello, presentato nell&#8217;ambito della nuova strategia di difesa legale; e ora che è di nuovo aperto il procedimento, si forniranno prove concrete e convincenti per ribaltare la fabbricazione del reato da parte del Ministero Pubblico di Simojovel. E in strada continueremo lottando per liberare i e le nostr@ prigionier@ e per costruire una giustizia dal basso, che ci ripulisca una volta per tutte da queste toghe classiste, razziste e vili.</p>
<p>Invitiamo le organizzazioni aderenti e, in generale, le persone oneste di cuore di rimanere attente e unirsi alle campagne e mobilitazioni che si sono lanciate per continuare ad esigere la liberazione immediata di Rosario Díaz Méndez e di tutt@ i e le prigionier@ politic@ del Paese.</p>
<p><b>GIÙ I MURI DELLE PRIGIONI!</b></p>
<p>Articolo del Grupo de Trabajo “No Estamos Todxs”, traduzione Nomads</p>
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		<title>20 anni a Rosario Diaz Mendez</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jun 2013 02:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>K</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://chiapasbg.wordpress.com/2013/06/07/condanna-20-anni/ La Jornada – Venerdì 7 giugno 2013 “Senza fondamento” condannato a 20 anni di prigione l’indigeno tzotzil della Voz del Amate HERMANN BELLINGHAUSEN Il detenuto tzotzil Rosario Díaz Méndez, membro della Voz del Amate e aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, già da 8 anni in prigione a San Cristóbal de las Casas, &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/06/08/20-anni-a-rosario-diaz-mendez/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://chiapasbg.wordpress.com/2013/06/07/condanna-20-anni/">http://chiapasbg.wordpress.com/2013/06/07/condanna-20-anni/</a></p>
<p align="center"><i>La Jornada – Venerdì 7 giugno 2013</i></p>
<p align="center"><b>“Senza fondamento” condannato a 20 anni di prigione l’indigeno tzotzil della Voz del Amate</b></p>
<p align="center"><i>HERMANN BELLINGHAUSEN</i></p>
<p>Il detenuto tzotzil Rosario Díaz Méndez, membro della Voz del Amate e aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, già da 8 anni in prigione a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, martedì è stato condannato a 20 anni con l’accusa di sequestro. Ingiustificatamente, secondo numerose prove che Jacqueline Ángel, giudice di prima istanza di Simojovel, non ha preso in considerazione.</p>
<p>“L’ingiustizia continua”, scrive Díaz Méndez dalla sua cella. La nuova condanna, con procedimento 333/2005, è “per il reato prefabbricato di sequestro, nonostante le vittime dichiarino di non conoscermi e chiedono la mia libertà, ed i miei testimoni a discarico nemmeno vengono citati”, perché “l’autorità è cieca e sorda”.<span id="more-18082"></span> Aggiunge che l’origine della sua persecuzione giudiziaria è per aver guidato circa 300 coloni di Huitiupán contro “la cancellazione dei contatori dell’acqua potabile nel mio villaggio guidato dalla giunta di Hernal González López”. Il funzionario nel 2005 “coinvolse” delle persone che lo accusarono di sequestro. Su Rosario pesa anche un’accusa di presunto omicidio, per il quale è già stato condannato a 25 anni e la cui sentenza d’appello è prevista nelle prossime settimane.</p>
<p>Díaz Méndez chiede al governatore Manuel Velasco Coello di “porre fine a questa ingiusta detenzione”, e lo esorta a “rispettare quanto ha dichiarato il 18 aprile”, quando “si è impegnato a liberarci” (i detenuti della Sesta).</p>
<p>Intanto, la Red contra la Represión ha chiesto l’assoluzione di Díaz Méndez per l’omicidio del quale è accusato (procedimento 47/2005) ed ha invitato ad organizzare manifestazioni di protesta nei diversi paesi in cui la Sesta gode di simpatizzanti che chiedono la sua scarcerazione.</p>
<p>Il 24 gennaio scorso, il tribunale di Simojovel ha emesso la condanna per omicidio “nonostante le prove evidenti della sua innocenza”, sostiene la Red. Il tribunale penale di Tuxtla Gutiérrez aveva ordinato la revisione del procedimento per l’esame di prove rilevanti a favore del detenuto. In aprile si aspettava che il suo caso arrivasse al tribunale di San Cristóbal, ma “è arrivato incompleto” ed è quindi ritornato a Simojovel. “Per la giudice Ángel non è importante che si continui a perpetrare questa ingiustizia, e fa pensare che sia un modo di boicottare il compagno per coprire funzionari del municipio implicati nell’elaborazione di prove false”.</p>
<p>La Rete ricorda che Díaz Méndez è stato accusato di aver partecipato ad un assalto  il 4 di aprile 2005 a Huitiupan, nel quale morì Maurilio Madrigal Rodríguez, commerciante di Tabasco che, insieme ad altre quattro persone, vendeva prodotti di plastica. “Il pubblico ministero di Simojovel ha omesso in maniera negligente e deliberata lo svolgimento delle procedure che avrebbero permesso di conoscere con maggior precisione i fatti ed i responsabili”. Tre mesi dopo, il PM simula il confronto tra due altre persone che sarebbero state presenti ai fatti. L’agenzia statale di investigazione il 6 giugno di quell’anno presentò una relazione dove si assicurava di aver interrogato questi testimone. Questi deboli elementi sono la base dell’accusa e delle decisioni giudiziarie.</p>
<p>Al momento dell’assalto, Díaz Méndez si trovaba a Playa del Carmen, Quintana Roo, a lavorare come muratore insieme ai figli. I quattro sopravvissuti all’assalto “non hanno mai ammesso di aver visto Rosario partecipare al delitto” e quando nel 2008 hanno avuto un confronto con lui, non lo hanno riconosciuto come uno degli aggressori”.</p>
<p>Il PM ha dovuto così basare la sua accusa su altri due presunti testimoni, Rogelio Gómez García e Juan Gómez Cortez, che avrebbero dichiarato di aver visto i fatti e identificato l’accusato. Ma entrambi vivevano lontano dal luogo dei fatti ed è poco probabile che fossero presenti. Il secondo era gravemente malato e sarebbe morto 12 giorni dopo la sua presunta dichiarazione. Il primo, in un confronto faccia a faccia realizzato nel 2012, ritrattò la dichiarazione nella quale accusava Díaz Méndez. “Ci troviamo di fronte ad una classica montatura giudiziaria per vendette politiche e favori personali dei quali Rosario è vittima e non carnefice”, conclude la Rete. <a href="http://www.jornada.unam.mx/2013/06/07/politica/015n1pol">http://www.jornada.unam.mx/2013/06/07/politica/015n1pol</a></p>
<p><i><a href="http://chiapasbg.wordpress.com/">(Traduzione “Maribel” – Bergamo)</a></i></p>
<p>Lettera scritta da Rosario Díaz Méndez in spagnolo :<a href=" http://noestamostodxs.noblogs.org/?p=1750"> http://noestamostodxs.noblogs.org/?p=1750</a></p>
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		<title>Rosario Díaz Méndez in carcere da 7 anni</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 15:18:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pkt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal sito del Comitato Chiapas Maribel Il tribunale di Simojovel può riparare all’ingiustizia di 7 anni Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 27 gennaio. Cresce la richiesta di assoluzione e liberazione di Rosario Díaz Méndez, aderente della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e membro della Voz del Amate, attualmente detenuto nella prigione &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2013/01/28/rosario-diaz-mendez-in-carcere-da-7-anni/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: left;" align="center">Dal sito del <a href="http://chiapasbg.wordpress.com/2013/01/28/rosario-diaz-mendez-in-carcere/" target="_blank">Comitato Chiapas Maribel</a></p>
</div>
<p align="center"><b>Il tribunale di Simojovel può riparare all’ingiustizia di 7 anni</b></p>
<p><i><img class="alignleft" alt="" src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTaYrR8FdqxRyRS51Vg3m6_IXcD79Cc_BBkNnoW121nStofIlXiuQ" width="199" height="253" />Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 27 gennaio</i>. Cresce la richiesta di assoluzione e liberazione di Rosario Díaz Méndez, aderente della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e membro della Voz del Amate, attualmente detenuto nella prigione statale del municipio di San Cristóbal. La soluzione del suo caso ha avuto molti ritardi. Ora esiste una nuova opportunità di rendergli giustizia dopo quasi otto anni di privazione della libertà.</p>
<p>Per questo, 37 collettivi ed organizzazioni di diversi paesi e vari stati della Repubblica hanno chiesto al tribunale di prima istanza di Simojovel de Allende ed al governo del Chiapas di emettere sentenza di assoluzione per Díaz Méndez riguardo al reato a lui imputato di omicidio.</p>
<p>Dal 10 gennaio, quando si è celebrata l’udienza nel tribunale di Simojovel, decorre un termine di 15 giorni perché venga emessa una nuova sentenza su Díaz Méndez, accusato di un omicidio che non ha mai commesso. Questo, in relazione ai fatti avvenuti il 4 aprile del 2005, quando cinque persone che in auto si dirigevano nel municipio di Huitiupán furono assaltate da quattro individui armati. L’autista morì ed il 23 agosto 2005 Díaz Méndez fu arrestato con l’accusa di aver partecipato all’omicidio. <span id="more-16372"></span></p>
<p>Le organizzazioni sostengono: È imprigionato con un’accusa basata su prove insufficienti o fabbricate dal Pubblico Ministero. Secondo le testimonianze raccolte dalle autorità di giustizia, non esiste alcuna prova che confermi la sua colpevolezza.</p>
<p>Come ha già fatto la difesa del detenuto tzotzil, le organizzazioni solidali citano le prove a carico e discarico. Rosario Díaz Méndez si è sempre dichiarato innocente, perché al momento dei fatti si trovava a Playa del Carmen, in Quintana Roo, a lavorare come muratore insieme a due dei suoi figli che sostengono questa versione. I quattro testimoni oculari, vittime dell’assalto, hanno dichiarato di aver visto quattro uomini armati, descrivendo con dettaglio l’evento. Questi testimoni in nessun momento dicono chi erano quegli assalitori, e nessuno di loro ha mai detto di aver visto Rosario partecipare al delitto. Quando nel 2008 c’è stato un confronto con i testimoni, questi non lo hanno riconosciuto come uno degli aggressori, riferisce l’ingiunzione ai giudici.</p>
<p>L’agente del Pubblico Ministero si è basato sulla testimonianza di una presunta testimone che nel 2005 ha dichiarato di avere visto i fatti e riconosciuto gli aggressori includendo Díaz Méndez. Tuttavia, il confronto avvenuto il 19 gennaio 2011 tra l’imputato e questo testimone a carico ha dimostrato che questa testimonianza era stata montata dalle autorità, perché il testimone non ha confermato la dichiarazione fatta al pubblico ministero, né riconosce la sua firma né le sue impronte sul documento. Quando la polizia lo catturò nel 2005, Díaz Méndez subì la tortura e multiple violazioni dei suoi diritti umani.</p>
<p>I collettivi e le organizzazioni ritengono evidente che non ci sono motivi per dichiararlo colpevole, perché non esistono prove sufficienti alla sua condanna. Dunque, il tribunale di Simojovel ha nelle sue mani la possibilità di mettere fine ad un’ingiustizia che dura da oltre 7 anni.</p>
<p><a href="http://www.jornada.unam.mx/2013/01/28/politica/018n1pol">http://www.jornada.unam.mx/2013/01/28/politica/018n1pol</a></p>
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		<title>Il caso del compagno Rosario Diaz Mendez</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Oct 2012 10:37:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rosario, membro dell’organizzazione “La voz del Amate”, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, è stato catturato il 23 di Agosto del 2005 dalla polizia nel municipio di Huitiupán, con l&#8217;accusa di secuestro di persona. In stato di dentenzione fu picchiato e torturato, gli fu posta una busta di plastica in testa per asfissiarlo e &#8230; <a class="read-excerpt" href="http://mexico.nomads.indivia.net/2012/10/14/il-caso-del-compagno-rosario-diaz-mendez/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="RosarioDiazMendez" src="http://www.autistici.org/nodosolidale/uploads/news/rosario_1.jpg" alt="" width="200" height="300" /></p>
<p>Rosario, membro dell’organizzazione “La voz del Amate”, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, è stato catturato il 23 di Agosto del 2005 dalla polizia nel municipio di Huitiupán, con l&#8217;accusa di secuestro di persona. In stato di dentenzione fu picchiato e torturato, gli fu posta una busta di plastica in testa per asfissiarlo e obbligarlo a firmare la sua confessione. In quei giorni la famiglia non ebbe sue notizie. Attualmente si trova nel CERSS N°5 di San Cristóbal de las Casas.</p>
<p><strong>DATI PERSONALI:</strong></p>
<p><strong>Nome:</strong> Rosario Díaz Méndez<br />
<strong>Data di nascita:</strong> 15 Maggio 1965<br />
<strong>Luogo di nascita:</strong> Colonia El Azufre, Municipio di Huitiupan<br />
<strong>Stato Civile:</strong> Sposato<br />
<strong>Lingua:</strong> Tzozil<br />
<strong>Dipendenti economici:</strong> sua moglie e cinque figli<br />
<strong>Organizzazione: </strong>Voz del Amate, aderente alla Sesta dichiarazione della Selva Lacandona<br />
<strong>Occupazione:</strong> agricoltore<br />
<strong>N° di pratica:</strong> 323/2005 e 047/2006<span id="more-14932"></span></p>
<p><strong>DETENZIONE</strong>: Quando lo arrestarono la polizia municipale non si identificò e non mostrò nessun ordine di arresto, e nemmeno gli comunicarono il motivo della detenzione, lo portarono all&#8217;Ufficio fiscale di Huitiupán e da lì alla procura di Tuxtla Gutierrez. Durante la sua detenzione fu torturato con tentativi di asfissamento, mettendogli una busta di plastica in testa e versandogli acqua gassata con peperoncino nel viso, nel tentativo di estorcergli una confessione. Dopo tutto questo fu trasportato alla struttura Quinta Pitiquitos di Chapa de Corzo dove lo lasciarono senza contatti fino al giorno 25, nel frattempo la sua famiglia tentava di conoscere il suo destino. Un mese dopo lo mandarono al CERSS N°14 EL Amate, Cintalapa.</p>
<p><strong>CONFESSIONE</strong>: Rosario firmó la sua confessione nella Procura di Tuxtla Gutierrez. Fu la polizia giudiziaria ad occuparsi di tutto. Durante la confessione a Rosario non fu permesso un avvocato difensore ne un traduttore che comprendesse la lingua e le tradizioni tzozil, non gli lessero la sua confessione e fu obbligato a firmarla. Lo accusano di <em>sequestro e omicidio</em>.</p>
<p><strong>PROCESSO</strong>: Rosario fu condannato a <em>45 anni di reclusione</em>, in appello la sentenza è stata confermata.<br />
Dopo lo sciopero della fame dell&#8217;autunno del 2011, il Governo ha accettato riaprire il processo, cui revisione è adesso in corso.</p>
<p><strong>CONDIZIONI DI RECLUSIONE: </strong>Rosario è stato trasferito daal CERSS N° 14 al CERSS N°5 di San Cristobal, soffre di tosse cronica e epilessia, patologie che si manifestarono in seguito alla sua detenzione e per la quale non riceve l&#8217;attenzione medica adeguata; inoltre, i pasti in carcere sono di pessima qualità.</p>
<p>Rosario riceve le visite dei suoi familiari di tanto in tanto a causa delle difficoltà economiche, alla quale riescono a sopperire in parte con gli introiti dell’artigianato alla quale lui stesso di dedica in carcere insieme agli altri compagni, prigionieri politici, della “Voz del Amate” e “Solidarios de la Voz del Amate”.</p>
<p>Da quando è in carcere, Rosario, ha partecipato a diversi scioperi della fame, uno dei quali di ben 39 giorni, come forma di denuncia per le ingiustizie patite da lui stesso e dai suoi compagni.</p>
<hr />
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